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Un articolo a caso


La ragazza del dipinto, di Ellen Umansky

 
Ellen Umansky, La ragazza del dipinto
Ellen Umansky, La ragazza del dipinto
Ellen Umansky, La ragazza del dipinto

 
Scheda del libro
 

Autore: Ellen Umansky (traduzione di Adriana Cicalese)
 
Titolo: La ragazza del dipinto
 
Casa editrice: Newton Compton
 
Anno: 2017
 
ISBN: 978-88-227-0211-1
 
Pagine: 350
 
Formato: cartaceo; eBook
 
Genere: ,
 
Il nostro voto
 
 
 
 
 
3.5/5


Voto degli utenti
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Aspetti positivi


La lettura a più livelli del testo rende il romanzo molto ben costruito.

Aspetti negativi


Diversi salti temporali possono far perdere il filo del discorso.


In sintesi

«La ragazza del dipinto» di Ellen Umansky: un romanzo a più livelli sull’arte, la perdita, la sopravvivenza e la famiglia.

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pubblicatogiovedì, 23 marzo 2017 da

 
La nostra recensione
 
 
Ellen Umansky, La ragazza del dipinto

Ellen Umansky, La ragazza del dipinto

Ne La ragazza del dipinto, esordio letterario di Ellen Umansky pubblicato in Italia da Newton Compton, troviamo riuniti in maniera originale alcuni temi che, presi singolarmente, sono presenti anche in diverse opere letterarie. Si parla del Kindertrasport («nome dato a un’azione che si svolse nei nove mesi precedenti allo scoppio della seconda guerra mondiale: il Regno Unito accolse quasi 10 000 bambini prevalentemente ebrei, provenienti dalla Germania nazista e dai territori occupati di Austria, Cecoslovacchia e Danzica, sistemandoli presso famiglie affidatarie, ostelli e fattorie», spiega Wikipedia), del recupero delle opere d’arte saccheggiate dai nazisti, dei legami familiari, della gestione delle perdite e dell’elaborazione del lutto.

La ragazza del dipinto si concentra sulle storie di due donne: Rose Zimmer (fuggita da Vienna senza i genitori negli anni Quaranta verso la Gran Bretagna) e Lizzie Goldstein (avvocato che torna a casa nella Los Angeles dei giorni nostri per il funerale del padre). Si snoda attraverso il legame che si crea fra loro dopo anni, per un caso fortuito. Entrambe le donne si percepiscono come fantasmi deambulanti, dopo aver vissuto un evento traumatico quale è quello della perdita dei genitori.

Tra Lizzie e Rose nasce un’amicizia insolita grazie a un particolare dipinto. Le loro famiglie, infatti, hanno posseduto lo stesso quadro del pittore espressionista Chaïm Soutine (1893-1943). Si tratta de Il fattorino (Soutine ne ha dipinti diversi e nel libro si fa riferimento a uno immaginario, come spiega l’autrice: «Il ritratto descritto in questo libro è un amalgama dei fattorini di Soutine). Il quadro in questione è stato rubato a entrambe le famiglie in circostanze traumatiche. Apparteneva alla famiglia di Rose, fu trafugato dai nazisti e poi messo in vendita, quindi acquistato dalla famiglia di Lizzie e, ancora una volta, rubato.

L’assenza dell’opera d’arte riveste un grande significato per le due donne, che, tra l’altro, provano a immaginare dove si trovi ora. Tuttavia, questo romanzo non è un giallo artistico, diciamo così, anche se ci sono elementi riconducibili a questo genere. È, invece, una graduale rivelazione dei caratteri e di alcuni significativi eventi della storia personale delle due donne. Di Rose viene messa in evidenza la forza interiore, partendo da lontano, dalla Vienna del 1936. Di Lizzie, invece, che si muove nella contemporaneità, ci viene presentato il rapporto con la sorella, con la sua religione e con un nuovo amore.

La ragazza del dipinto affronta temi importanti, quale il senso di colpa dei sopravvissuti, e si muove verso un orizzonte di speranza. Benché ben scritto, però, ci sono alcuni elementi che appesantiscono la lettura. Tanti dettagli inseriti uno dietro l’altro e salti nel tempo come se ci si lasciasse andare a un flusso di coscienza; nomi, luoghi, situazioni che poi saranno chiari nel corso della lettura ma che all’inizio un po’ disorientano. Tra l’altro, almeno per lo scrivente, le scene in cui Ellen Umansky parla dell’infanzia di Rose, della separazione dai genitori, del quadro ricordano molto quelle del film Woman in gold in cui si narra, guarda caso, di un quadro trafugato dai nazisti e di una ragazza che, con suo marito, va lontano dai suoi genitori per poter vivere.

Infine, non condivido la scelta dell’editore italiano di tradurre il titolo del libro (in originale: The Fortunate Ones) con La ragazza del dipinto (e la conseguente copertina che, in originale, presenta una cornice vuota, molto più adatta). Dopo La ragazza del treno è l’ennesimo libro che ha «la ragazza» nel titolo e, così facendo, si rischia di appiattire una storia che, invece, merita di essere letta.




Roberto Russo

 
Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.








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