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Un articolo a caso


La reliquia di Costantinopoli, di Paolo Malaguti

 

 
Scheda del libro
 

Autore: Paolo Malaguti
 
Titolo: La reliquia di Costantinopoli
 
Casa editrice: Neri Pozza
 
Anno: 2015
 
ISBN: 978-8854-51088-3
 
Pagine: 592
 
Formato: cartaceo; eBook
 
Genere: ,
 
Il nostro voto
 
 
 
 
 
4/5


Voto degli utenti
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Aspetti positivi


L'accuratezza delle descrizioni e la capacità di creare attesa nel lettore

Aspetti negativi


Il dialetto veneto, pur comprensibile, può creare problemi a lettori non veneti


In sintesi

La reliquia di Costantinopoli è il titolo di un romanzo di Paolo Malaguti (Neri Pozza) che affronta il tema della ricerca delle reliquie nel Medioevo.

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pubblicatomartedì, 10 maggio 2016 da

 
La nostra recensione
 
 
Paolo Malaguti, La reliquia di Costantinopoli

Paolo Malaguti, La reliquia di Costantinopoli

«Parlavo e piangevo nell’amarezza sconfinata del mio cuore affranto. A un tratto della casa vicina mi giunge una voce, come di fanciullo o fanciulla, non so, che diceva cantando e ripetendo più volte: “Prendi e leggi, prendi e leggi”». Mi è tornato in mente questo brano delle Confessioni di sant’Agostino (la traduzione citata è di Carlo Carena per Città Nuova), nel leggere il romanzo La reliquia di Costantinopoli di Paolo Malaguti, in libreria per i tipi di Neri Pozza. Una reminiscenza per contrapposizione, perché mentre nel brano agostiniano l’invito è a prende e a leggere, in quello di Malaguti il maestro consegna all’allievo un libro (e abbiamo il “Prendi”), ma poi gli ordina di non leggerlo mai, per nessun motivo. Molti anni dopo questo lascito, l’allievo, ormai anziano, si troverà nella situazione di leggere quel testo, di cui è tornato in possesso in un modo del tutto impensabile, e da qui parte la storia principale del romanzo La reliquia di Costantinopoli.

Il libro narra della presa di Costantinopoli e della caduta dell’Impero romano d’Oriente, attraverso gli occhi di Gregorio Eparco e del suo amico ebreo-veneziano Malachia impegnati a salvare le reliquie della cristianità. La città di Costantinopoli – bellissima e decadente, sempre viva ma sull’orlo del precipizio – fa da sfondo alla narrazione delle gesta dei due uomini che, nella ricerca di queste reliquie, sono mossi da sentimenti diversi. I due uomini alla fine troveranno solo cinque reliquie: la coppa dell’ultima cena, la lancia che ha trafitto il costato di Gesù in croce, la corona di spine, la parte superiore della croce e i chiodi per fissare il Cristo sulla croce stessa. Ma che fine hanno fatto queste reliquie ora, dopo tanti anni? Dove sono?

Accanto alla bellezza delle descrizioni e allo svolgimento della storia, la peculiarità del romanzo di Paolo Malaguti è nell’uso di un dialetto veneziano del tutto particolare (nota l’autore: «Il veneziano parlato nel romanzo non è certo frutto di una ricostruzione filologica delle oralità lagunari di metà Quattrocento: i principi ispiratori cui spero di aver tenuto fede sono stati la fluidità narrativa e l’accessibilità per un pubblico non veneto») che testimonia come i dialetti abbiano sempre più posto nella letteratura italiana, dopo un periodo in cui era visto come qualcosa da dimenticare.








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Roberto Russo

 
Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.


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