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Un articolo a caso


La vita degli uomini infami, di Michel Foucault

 
Michel Foucault, La vita degli uomini infami
Michel Foucault, La vita degli uomini infami
Michel Foucault, La vita degli uomini infami

 
Scheda del libro
 

Autore: Michel Foucault (traduzione di Graziella Zattoni Nesi)
 
Titolo: La vita degli uomini infami
 
Casa editrice: Il Mulino
 
Anno: 2009
 
ISBN: 9788815133267
 
Pagine: 85
 
Formato: cartaceo
 
Genere: , ,
 
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In sintesi

«La vita degli uomini infami» è un progetto di Michel Foucault volto a portare alla luce i documenti di internamento degli «uomini infami».

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pubblicatovenerdì, 15 luglio 2016 da

 
La nostra recensione
 
 
Michel Foucault, La vita degli uomini infami

Michel Foucault, La vita degli uomini infami

«Vite che sono come se non fossero mai esistite, che sopravvivono solo per il fatto di essersi scontrate con il potere determinato ad annientarle o cancellarle […]»1)M. Foucault, La vita degli uomini infami, Il Mulino, Bologna 2009, p. 29.. Questo è la lineare e forzata genealogia del potere che scorge Michel Foucault all’interno di quei testi del sei-settecento che sono stati registrati come denunce verso quei personaggi oscuri ai quali sono stati conferiti «una sorta di spaventevole e miserabile grandezza»2)Ivi, p. 21..

Un saggio che coordina testimonianze dei ribelli della storia, di coloro i quali non sono stati conformi alla legge, ma al di sopra di essa in modo bestiale e sovrano3)J. Derrida, La bestia e il sovrano (2001-2001). Seminario Vol. I, Jaca Book, Milano 2009. al medesimo tempo.

Vite infamate, sporcate, ma perciò rese parte di una storia che corrobora la nascita di un potere. Precisamente del potere scritto, redatto, registrato e scolpito nella documentalità4)M. Ferraris, Documentalità. Perché è necessario lasciar tracce, Laterza, Roma-Bari 2014..

«Tutte queste vite destinate a passare al di sotto di qualunque discorso e a sparire senza mai essere state dette, non hanno potuto lasciare tracce – brevi, incisive, spesso enigmatiche – se non nel punto del loro istantaneo contatto con il potere»5)M. Foucault, La vita degli uomini infami, op. cit., p. 22.. Invertendo la tendenza superficiale Foucault prende d’esempio le vite degli uomini infami per avviare una storicizzazione di qual era la forma del potere nella sua formazione originaria nelle prime irregolarità e disordini.

Dalla confessione cristiana, per redimere i propri peccati davanti a Dio e a se stessi, alla forma amministrativa con «meccanismo di registrazione, non più di perdono»6)Ivi, p. 40.. Una memorizzazione dei mali nel mondo. Lettere di vite vere, «le suppliche, le lettres de cachet o le ordinanze reali, i vari internamenti, i rapporti e le decisioni di polizia»7)Ivi, p. 42., che venivano sollecitati da qualcuno dello stesso ambiente. Un potere che rende ognuno pericoloso, monarca terribile e senza legge. Così, la scrittura rilevata come forma di potere, evidenzia come le persone di condizione umile e poco alfabetizzate si riprendessero la loro rivincita attraverso le infamie additate al marito, al figlio scapestrato, alla moglie, o al vicino. «Un potere politico illimitato nei rapporti quotidiani diviene così non solo accettabile e familiare, ma profondamente auspicato, e per questa via si trova ad essere oggetto di una paura generalizzata»8)Ivi, p. 47.. Non solo, ma anche il modo di scrivere, la formalità immersa negli insulti sentimentali, le impazienze, le collere, i rancori che dovevano richiedere la massima attenzione del re, evidenziano, secondo Foucault, che «il discorso politico della banalità non poteva essere che solenne»9)Ivi, p. 53..

La letteratura è coinvolta in questo intreccio di potere e vita quotidiana, di odio e importanza per la storia e nella storia. «La letteratura rimane il discorso dell’“infamia”: ad essa spetta dire ciò che è più indicibile»10)Ivi, p. 68., con cui si esplica la finzione del potere e si scorge il parassitismo dello stile politico utilizzato dal popolo, dal chiunque, per gli infami divenuti nel piccolo saggio degli eroi che sono resistiti a queste forme e che se ne sono tirati fuori, rimanendo nei bordi, nelle soglie al di là d’ogni sovranità. Essi sono stati i reietti e perciò al di sopra della legge.

Scrive Remo Bodei nella seconda parte del saggio: queste storie «permettono di gettare uno sguardo fugace su un mondo di sventura, di rabbia, di disagio e malvagità, in cui Foucault scorge la paradossale presenza dello straordinario nell’ordinario, di qualcosa che somiglia al sublime settecentesco di Burke o di Kant, che suscita “un certo effetto misto di bellezza e di spavento”»11)Ivi, p. 76..

La nostra valutazione de «La vita degli uomini infami»

Il saggio è una vera e propria testimonianza di come il potere si è sviluppato dal seicento fino al giorno d’oggi e come questa genealogia delineata da Foucault ci renda partecipi di una storia che ignoriamo ma che attuiamo nelle vicende quotidiane di registrazione, scrittura e documentazione del reale attraverso l’amministrazione, il giornalismo e la stessa scienza in cui lo scandalo e la notizia è parte integrante delle nostre vite.

Note   [ + ]

1.M. Foucault, La vita degli uomini infami, Il Mulino, Bologna 2009, p. 29.
2.Ivi, p. 21.
3.J. Derrida, La bestia e il sovrano (2001-2001). Seminario Vol. I, Jaca Book, Milano 2009.
4.M. Ferraris, Documentalità. Perché è necessario lasciar tracce, Laterza, Roma-Bari 2014.
5.M. Foucault, La vita degli uomini infami, op. cit., p. 22.
6.Ivi, p. 40.
7.Ivi, p. 42.
8.Ivi, p. 47.
9.Ivi, p. 53.
10.Ivi, p. 68.
11.Ivi, p. 76.



Nicola Zengiaro

 








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