Notifiche Facebook Messenger


 
 
Un articolo a caso


L’Arminuta, di Donatella Di Pietrantonio

 
Donatella Di Pietrantonio, L'Arminuta
Donatella Di Pietrantonio, L'Arminuta
Donatella Di Pietrantonio, L'Arminuta

 
Scheda del libro
 

Autore: Donatella Di Pietrantonio
 
Titolo: L'Arminuta
 
Casa editrice: Einaudi
 
Anno: 2017
 
ISBN: 9788806232108
 
Pagine: 162
 
Formato: cartaceo; eBook
 
Genere: ,
 
Il nostro voto
 
 
 
 
 
5/5


Voto degli utenti
Non ci sono ancora voti.

 

Aspetti positivi


Una narrazione avvolgente, intense capacità descrittive, una grande capacità di provocare emozioni nel lettore, in bene e in male. Una storia che mostra quanto sia difficile essere madre, davanti a bisogni ed egoismi personali che a volte vanno ben oltre l’amore per qualcuno.

Aspetti negativi


Inizialmente la narrazione appare difficoltosa e impone rallentamenti, sebbene l’incipit sia interessante. Si tratta di adattamento a uno stile inconsueto, che spinge a tornare indietro, rivedere, ricapitolare. Ma è soltanto momentaneo.


In sintesi

«L’Arminuta» (Einaudi) è un romanzo di Donatella Di Pietrantonio che sorprende e lascia qualcosa di denso e doloroso dentro.

0
pubblicatogiovedì, 20 luglio 2017 da

 
La nostra recensione
 
 
Donatella Di Pietrantonio, L'Arminuta

Donatella Di Pietrantonio, L’Arminuta

L’Arminuta, di Donatella Di Pietrantonio (Einaudi), fa parte della cinquina del Premio Campiello 2017, e non ne siamo stupiti. La storia narrata non può lasciare indifferenti né lasciano indifferenti i personaggi che la popolano, così reali e crudi quanto le descrizioni dell’autrice, l’ambientazione, i dialoghi.

Chi è l’Arminuta?

Arminuta in abruzzese significa «ritornata», e l’Arminuta è l’unico appellativo che viene dato alla protagonista, voce narrante intensa e lucida, tredicenne privata di radici e certezze proprio dalla confusione adulta di chi avrebbe dovuto proteggere la sua infanzia.

La ragazzina ha più di una famiglia, più di una casa a cui tornare, più di una madre, e paradossalmente, proprio per questo, sente di non avere famiglia, casa, madre. Trattata come un oggetto da prendere e curare per rispondere a desideri personali, restituita alla famiglia d’origine dopo che proprio quei desideri vengono meno, in balia di miseria e ignoranza dopo aver conosciuto benessere e vivacità intellettuale, non sa più che cosa rappresenti una madre, che cosa cercare in una figura che ai suoi occhi appare sporcata da azioni e decisioni che non comprende, che nessuno si prende la briga di spiegarle. L’Arminuta, è «soltanto» una ragazzina, non necessita di spiegazioni

La Ritornata e la famiglia per forza

Nell’agosto 1975, la tredicenne conosce la sua «famiglia per forza», abbandonata dai «non genitori» che per lei rappresentano la vera famiglia, e si ritrova a convivere con fratelli sconosciuti, con persone brusche, con la povertà che divide e fa litigare per un piatto di pasta.

Io non conoscevo nessuna fame e abitavo come una straniera tra gli affamati. Il privilegio che portavo dalla vita precedente mi distingueva, mi isolava, nella famiglia. Ero l’Arminuta, la ritornata. Parlavo un’altra lingua e non sapevo più a chi appartenere.

È necessaria, l’appartenenza a qualcosa o a qualcuno. È un approdo, la ragione dell’esistenza, il terreno sul quale camminare, ora a fatica ora agilmente. È una casa immaginaria, l’appartenenza, che ci è vitale come un riparo nella tempesta. O è tempesta essa stessa, anche quando nonostante ciò continua ad attrarci o a mancarci.
Così come può mancarci una madre sbagliata, o affamarci l’assenza di braccia che accolgono, mutilarci la presenza di braccia che respingono.

Ma che cosa è una madre?

Dall’angolo più nascosto del piazzale vedevo le finestre illuminarsi e, dietro, l’andirivieni delle sagome femminili affaccendate. Erano ai miei occhi le mamme normali, quelle che avevano partorito i figli e li avevano tenuti con sé. Nel tempo ho perso anche quell’idea confusa di normalità e oggi davvero ignoro che luogo sia una madre. Mi manca come può mancare la salute, un riparo, una certezza.

L’Arminuta di Donatella Di Pietrantonio crescerà, supererà, così come tutti. Troverà una sua dimensione, certo, è la vita che lo impone. Ma che ne sarà di mutilazioni che pur facendo parte dell’adolescenza si incolleranno ad ogni presente del futuro?

Una storia di doppi abbandoni e di nuove alleanze

È un vuoto persistente che conosco ma non supero. Gira la testa a guardarci dentro. Un paesaggio desolato che di notte toglie il sonno e fabbrica incubi nel poco che lascia. La sola madre che non ho mai perduto è quella delle mie paure.

Ma scoprire Adriana, nuova presenza di quella realtà imposta, una sorella che è molto più di ciò, equivale a costruirsi una zattera solida, è sentirsi ancora una persona, qualcuno che esiste e che è importante per un altro essere umano. Disperate alleanze che seppur nate forse per necessità, si trasformano ben presto in affetti importanti, in vera famiglia.

Una scrittura mai tranquillizzante

L’Arminuta è un romanzo che sorprende e lascia qualcosa di denso e doloroso dentro, sebbene la partenza possa provocare nel lettore una sensazione di estraneità.

L’incipit è interessante, ma subito dopo la narrazione – il linguaggio è aspro, le inflessioni dialettali spesso presenti – si fa difficoltosa: dialoghi e indizi necessitano di rallentamenti, di qualche marcia indietro per rivedere, comprendere meglio, ricapitolare.

Nondimeno, si tratta solo di adattamento allo stile inconsueto; tutto ben presto prende forma, insieme al nostro inevitabile coinvolgimento. La fastidiosa capacità descrittiva di elementi disturbanti, la lucidità di logiche che ci sdegnano, il disagio della protagonista, le domande che l’autrice lascia per buona parte della storia senza risposte, la cui attesa ci impedisce di interrompere la lettura. E gli odori sgradevoli, le bellissime suggestioni della campagna che prendono vita anche in una semplice raccolta di fave, le emozioni scaturite dalle prime pulsioni sessuali in questo caso inappropriate…

Una penna avvolgente, quella di Donatella Di Pietrantonio (che già avevamo apprezzato – e anche intervistato – per il romanzo Bella mia, che fu tra i dodici scelti per lo Strega 2014), che non rassicura, non tranquillizza, e che non teme di sporcarsi le mani.




Susanna Trossero

 
Susanna Trossero è nata a Cagliari e vive a Roma. Ha fatto della scrittura la sua principale occupazione. Ha pubblicato poesie, raccolte di racconti, romanzi, e sta lavorando ad altri progetti. È un’appassionata di racconti brevi.








Potrebbe interessarti anche…

0 Comments



Non ci sono ancora commenti! Rompi tu il ghiaccio!


Di' la tua!


(richiesto)