Un articolo a caso


L’artista, di Kazuo Ishiguro

 
Kazuo Ishiguro, L'artista
Kazuo Ishiguro, L'artista
Kazuo Ishiguro, L'artista

 
Scheda del libro
 

Autore: Kazuo Ishiguro (traduzione Laura Lorisetti Fuà)
 
Titolo: L'artista
 
Casa editrice: Rizzoli
 
Anno: 1988
 
ISBN: 8817674508
 
Pagine: 233
 
Formato: cartaceo
 
Genere: ,
 
Il nostro voto
 
 
 
 
 
4/5


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Aspetti positivi


La scrittura è fluida, poetica, quasi ipnotica. I costumi della vita giapponese sono narrati in maniera coinvolgente e raffinata.

Aspetti negativi


Il ritmo è un po’ lento e ripetitivo.


In sintesi

È la storia ambientata in Giappone di un vecchio artista, un pittore che aveva messo la sua arte al servizio della propaganda nazionalistica e nel dopoguerra vive di sensi di colpa.

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pubblicatogiovedì, 2 novembre 2017 da

 
La nostra recensione
 
 
Kazuo Ishiguro, L'artista

Kazuo Ishiguro, L’artista

Un attimo dopo la vincita del premio Nobel per la letteratura, i libri di Kazuo Ishiguro, autore giapponese trapiantato in Inghilterra all’età di quattro anni, hanno avuto un incredibile picco di vendite. Di questo romanzo L’artista, scritto dall’autore nell’86 e pubblicato in Italia nell’88, sono riuscita così ad avere solo una copia «vintage», in cui nel risvolto di copertina Ishiguro veniva descritto come: «Un giovane narratore da tenere d’occhio. Un romanziere di raro talento».

Interessante osservare come, in un periodo in cui sui libri ancora non abbondava la moda delle «fascette» super-entusiastiche, la previsione sulle capacità narrative di Ishiguro si sia avverata alla grande!

L’artista

L’artista (romanzo pubblicato successivamente da Einaudi con il titolo di Un artista del mondo effimero, poi Un artista del mondo fluttuante e attualmente in ristampa) si svolge in Giappone nell’immediato dopoguerra e ha per protagonista Masuji Ono, un anziano pittore che fa il punto sulla vita e la carriera. La trama è praticamente un flusso di pensieri dell’anziano artista che nella cornice della vecchia grande casa, oramai fatiscente, dove vive da solo, pensa e rievoca gli anni passati. Il talento incredibile di Ishiguro è quello di far rivivere a chi legge le emozioni dell’io narrante in un modo totalmente naturale. Con escamotage letterari, come l’intercalare del vecchio pittore che ripete spesso «ma sto divagando», per continuare a raccontare aneddoti e storie ancora vive e importanti nella sua memoria.

La dimora dell’anziano artista si trova nei pressi di un vecchio ponte di legno, che con ironia viene chiamato «Ponte dell’Esitazione», perché incarnava il dilemma dei mariti che tornavano da lavoro. Il dubbio era se proseguire diritti verso casa o voltare invece verso il quartiere dei bar e delle geishe, dei piaceri effimeri che si raccolgono la notte e svaniscono al mattino.

Qualche volta andavamo a bere e a divertirci con le donne dei quartieri del piacere, e Gisaburo allora era felice. Quelle donne gli dicevano tutte le cose che voleva udire e, almeno per una notte, era capace di credervi. Quando sopraggiungeva il mattino, naturalmente era un uomo troppo intelligente per continuare a credervi. Ma non per questo Gisaburo apprezzava meno quelle notti.

All’inizio della sua carriera il protagonista del romanzo frequentava questo mondo e dipingeva quadri ispirati al lato più leggiadro ed effimero della vita. Poi per far carriera, ha avuto una svolta decisiva verso la pittura propagandistica, sostenendo il nazionalismo di regime che ha portato poi il Giappone in guerra. E dopo la sciagura del conflitto, il vecchio pittore si trova a dovere giustificare le sue scelte, in contrapposizione con i giovani delle nuove generazioni, in particolare le figlie.

Il punto di vista di Ishiguro

Ishiguro racconta tutto ciò, affronta temi importanti e universali, descrivendo anche con rara sensibilità usi e costumi della sua terra e l’inizio della rivoluzione culturale che ha portato i giovani giapponesi verso l’emulazione delle mode americane. E la sua scrittura scorre fluida, malinconica, incantando il lettore fino all’ultima pagina.

Sono sempre stato innamorato dei giardini Tamagawa, e sono anch’io d’accordo che le siepi e le file d’alberi che vi si trovano oggi contribuiscono a creare un’atmosfera più confacente a un luogo di culto. Ma ogni volta che vado lì ad avere nostalgia dei giardini Tamagawa com’erano un tempo. Allora prima che vi fossero siepi e alberi, i giardini sembravano molto più ampi e pieni di vita; su tutto il verde spazio avresti visto qua e là bancarelle di venditori di cibi e palloni, esibizioni di giocolieri e prestigiatori.




Patrizia Violi

 

Patrizia Violi è laureata in giurisprudenza, vive a Milano dove fa la giornalista, occupandosi di attualità, psicologia e costume. È sposata e ha due figlie: dalla sua esperienza famigliare è nato il blog extramamma.net. Ha scritto il romanzo “Una mamma da URL” (Baldini & Castoldi). Per Emma Books ha pubblicato “Love.com” e “Affari d’amore”.



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