Un articolo a caso


L’ira di Venere, di Piergiorgio Pulixi

 
Piergiorgio Pulixi, L'ira di Venere
Piergiorgio Pulixi, L'ira di Venere
Piergiorgio Pulixi, L'ira di Venere

 
Scheda del libro
 

Autore: Piergiorgio Pulixi
 
Titolo: L'ira di Venere
 
Casa editrice: Cento Autori
 
Anno: 2017
 
ISBN: 9788868721275
 
Pagine: 336
 
Formato: cartaceo; eBook
 
Genere: , , ,
 
Il nostro voto
 
 
 
 
 
4/5


Voto degli utenti
Non ci sono ancora voti.

 

Aspetti positivi


Racconti ben scritti e costruiti, con il finale spesso del tutto inaspettato.

Aspetti negativi


Avrei osato di più con la copertina che mi sembra essere un po’ troppo delicata rispetto al contenuto.


In sintesi

Ne «L’ira di Venere», prima antologia di racconti di Piergiorgio Pulixi, le storie sono costruite perfettamente e invogliano alla lettura.

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pubblicatomercoledì, 27 settembre 2017 da

 
La nostra recensione
 
 
Piergiorgio Pulixi, L'ira di Venere

Piergiorgio Pulixi, L’ira di Venere

Sono un amante dei racconti, più che dei romanzi. Ma devo confessare che trovarne di buoni, almeno secondo il mio gusto, è difficile. Capita spesso che chi scriva non sappia «maneggiare» il materiale che ha davanti e, alla fine, o si incarta in testi senza alcun senso oppure racconta storie di una banalità tale che ci si interroga sul perché il libro sia stato pubblicato. Sono rimasto, pertanto, piacevolmente colpito dai racconti di Piergiorgio Pulixi pubblicati da Edizioni Cento Autori nel libro L’ira di Venere.

L’ira di Venere

Pulixi ha costruito molto bene i testi che troviamo in quest’antologia (la sua prima) e, soprattutto, ha «investito» nella parte finale dei racconti, quella che getta una luce nuova su quanto si è letto.

Si prenda, per esempio, il racconto dal titolo L’altra lei. Per tutto il testo si è portati a credere che la voce narrante sia una, invece è un’altra, una di quelle che proprio non ti aspetteresti. E lo stesso capovolgimento di situazioni lo troviamo in altri dei venti racconti di quest’antologia. Penso, per esempio, a La condanna e a Il cuscino (tremendo!).

La figura di Carla Rame

L’ira di Venere declina l’amore e le sue (folli) ossessioni in diversi modi e con diverse voci. Su tutte, spicca la figura di Carla Rame, commissario, che segue alcune delle vicende narrata. Una donna forte, che sa farsi vicina alle vittime (che, sovente, sono al contempo carnefici) di cui si narra. Così parla di sé Carla Rame nel racconto L’estate di Nina:

«La gente pensa che poliziotti e criminali si odino, che chi rappresenti la Legge abbia un cuore di pietra quando si tratta di assicurare i colpevoli alla giustizia; che uno sbirro non andrebbe mai a prendere un caffè con un delinquente, o che non si possa stabilire un rapporto umano tra le due parti. Tutte falsità. Forse è così nei film».

E poi continua con una riflessione molto umana e realistica:

«Siamo esseri umani, da una parte e dall’altra. Nella mia vita sono sicura di aver cenato fuori più con delinquenti che incensurati. Con qualcuno ci sono anche finita a letto. Di almeno uno mi sono innamorata. Chi commette un crimine ha dentro un disagio. Noi interveniamo alla fine, quando ormai c’è poco o niente da fare. Ma una cosa che li accomuna tutti è la solitudine: hanno bisogno di parlare e di qualcuno che li ascolti. Alla fine il mio lavoro si riduce a questo: ascoltare e aspettare. Dare consigli, quando posso, e poi attendere all’incrocio: quello tra la strada giusta e quella sbagliata».

Per chi ha letto altri libri di Pulixi, segnaliamo che ne L’ira di Venere figura anche l’ispettore Biagio Mazzeo.

Dal particolare all’universale

Narrazioni disseminate lungo la nostra Penisola (dalla Sardegna a Milano, da Cerzitello, in provincia di Cosenza, alle Isole Borromee) e che proprio dall’essere radicate in un preciso contesto traggono la forza per diventare storie universali.

Non ci si stanca nel leggere i racconti di Piergiorgio Pulixi e nel corso della lettura di ogni singolo racconto si è desiderosi di sapere come andrà a finire. Essendo un’antologia, va da sé che alcuni racconti siano migliori di altri (almeno secondo il mio gusto personale), ma sono tutti testi di alto livello.




Roberto Russo

 
Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.








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