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«Lo schiavista» di Paul Beatty e l’ironico disincanto

 
Paul Beatty, Lo schiavista
Paul Beatty, Lo schiavista
Paul Beatty, Lo schiavista

 
Scheda del libro
 

Autore: Paul Betty (traduzione di Silvia Castoldi)
 
Titolo: Lo schiavista
 
Casa editrice: Fazi
 
Anno: 2016
 
ISBN: 9788876259418
 
Pagine: 370
 
Formato: cartaceo; eBook
 
Genere: ,
 
Il nostro voto
 
 
 
 
 


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Aspetti positivi


Colto, ironico, spiazzante. Impegna il lettore e lo rende felice per l'alta qualità della scrittura e della narrazione.


In sintesi

«Lo schiavista» è un romanzo di Paul Beatty che si contraddistingue per originalità, ironia, umorismo e sarcasmo con cui tratta un tema non facile.

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Postedmercoledì, 26 ottobre 2016 by

 
La nostra recensione
 
 
Paul Beatty, Lo schiavista

Paul Beatty, Lo schiavista

Lo schiavista di Paul Beatty (titolo originale The Sellout), edito in Italia da Fazi, ha vinto il Man Booker Prize 2016. Personalmente, ne sono entusiasta. Il romanzo sta facendo parlare di sé per la sua originalità, per il tema non facile, per l’ironia, l’umorismo e a volte il sarcasmo con cui è trattato.

Me, il protagonista de Lo schiavista, si trova in manette, pronto a subire un processo in quanto proprietario di uno schiavo. Il suo peccato in realtà è molto più grande: si pone domande scomode sulla propria identità di persona e di nero in un’America in cui il tema razziale sembra diventato poco popolare. «Qualche volta vorrei che mio padre fosse stato Darth Vader. Mi sarebbe andata molto meglio. Non avrei più avuto la mano destra, ma di certo non avrei avuto nemmeno il fardello di essere nero e di essere continuamente costretto a decidere se e quando me ne fotta qualcosa. E oltretutto sono mancino».

Me è stato cresciuto da un padre fuori di testa, conosciuto a Dickens (il luogo in cui vivono) come l’Uomo che sussurrava ai negri. Senza una madre, costretto a subire strani esperimenti, vede crollare intorno a sé la propria infanzia con la scomparsa della misera cittadina e con quella del padre stesso. Me si muove da quel momento nel mondo, come diremmo noi, a spanne, privo di una visione tradizionale del mondo, guidato dalla sua lucidità e dalla domanda: io chi sono?

Ora capisco che l’unico momento in cui noi neri non ci sentiamo in colpa è quando abbiamo davvero fatto qualcosa di male, perché questo ci libera dalla dissonanza cognitiva di essere nero e innocente, e in un certo senso la prospettiva di finire in galera diventa un sollievo. Allo stesso modo in cui fare il bovero negro è un sollievo, votare repubblicano è un sollievo, sposare un bianco è un sollievo, sia pure temporaneo.

Paul Beatty – tradotto con molta intelligenza da Silvia Castoldi – è un autore che mi ha fatta sentire bene mentre leggevo. Mi ha portata in un mondo che conosco poco (direi per niente, se non per quei testi che ho letto e film che ho visto), quello dell’America razzista e post racial. Mi ha fatto riflettere sul futuro dell’Italia e dell’Europa perché, come in Crash di Paul Haggis, il tema dell’identità e del razzismo sono svincolati dai luoghi comuni e presentati nel modo meno rassicurante possibile. Ha solleticato la mia intelligenza giocando con rimandi e citazioni; mi ha impedito di correre tra le righe perché davvero non potevo immaginare quello che il protagonista avrebbe detto o fatto di lì a poco.

Beatty ha la capacità di presentarci il mondo con uno sguardo colto e disincantato, ma non pretende e non offre, come accade a molti autori, una narrazione certa e lineare. Il suo romanzo Lo schiavista e il suo protagonista vivono di domande, di ipotesi, di sorpresa, di tentativi. Il lettore non potrà trovare in queste pagine una visione rassicurante. Non c’è una visione. La storia non è però pervasa neanche da un nichilismo poco produttivo. In poche parole, Me è un protagonista che ci costringe a leggere, a pensare e, si spera, a crescere.




Mariantonietta Barbara

 
Autrice per il web, scrittrice, editor. Ha collaborato con diverse testate nazionali di nanopublishing. Si è occupata di blogging e web strategy per piccole aziende. Leggere, scrivere e perdersi nelle serie tv sono le sue grandi passioni.


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