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Un articolo a caso


Nel guscio, di Ian McEwan: quando il detective non è ancora nato

 
Ian McEwan, Nel guscio
Ian McEwan, Nel guscio
Ian McEwan, Nel guscio

 
Scheda del libro
 

Autore: Ian McEwan (traduzione: Susanna Basso)
 
Titolo: Nel guscio
 
Casa editrice: Einaudi
 
Anno: 2017
 
ISBN: 9788806232740
 
Pagine: 173
 
Formato: cartaceo; eBook
 
Genere: ,
 
Il nostro voto
 
 
 
 
 
4.5/5


Voto degli utenti
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Aspetti positivi


Una scrittura coinvolgente, che invoglia alla lettura.

Aspetti negativi


La copertina dell'edizione italiana è molto, troppo banale (lo so, non si giudicano i libri dalla copertina, ma è proprio brutta!)


In sintesi

«Nel guscio» è un romanzo di Ian McEwan in cui si racconta della programmazione di un delitto da un punto di vista del tutto particolare.

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pubblicatomartedì, 28 marzo 2017 da

 
La nostra recensione
 
 
Ian McEwan, Nel guscio

Ian McEwan, Nel guscio

Fior di studi ci dicono che il feto nel grembo materno ascolta quello che la madre dice e fa, come anche ha percezione del mondo esterno. Una percezione ovattata, giocoforza, ma pur sempre reale. A partire da questi dati si muove il romanzo Nel guscio di Ian McEwan, una riscrittura moderna dell’Amleto di Shakespeare. E che il romanzo si debba leggere in quest’ottica ce lo dice lo stesso autore, visto che pone a esergo dei versi dell’Amleto: «Oddio, potrei anche essere confinato in un guscio di noce e sentirmi il re di uno spazio infinito – se non fosse la compagnia di brutti sogni». In questo romanzo c’è tutto ciò: il guscio di noce che è il seno materno, il feto che si sente re di uno spazio infinito e i brutti sogni che sogni non sono ma le trame che gli esseri umani adulti compiono.

La particolarità sta nella voce narrante: a raccontare la storia, infatti, è il nascituro nella pancia della madre. Affinata la capacità di ascoltare (e anche quella di riconoscere i vini…), il piccolo viene a scoprire che sua madre Trudy e suo padre John non stanno più insieme. Trudy frequenta Claudio, fratello di John e studia, con lei, il modo di ucciderlo (come se non fossero già tanti i rimandi all’Amleto di Shakespeare). Dal seno materno, quindi, il piccolo diventa detective e formula ipotesi in base a quello che ascolta.

L’intrigo è assicurato perché anche noi, come il feto, sappiamo ben poco di come stanno effettivamente le cose e le veniamo a conoscere mano a mano che avvengono, tra l’altro anche in maniera frammentata perché a volte il piccolo dorme, altre è distratto, altre ancora non può certo capire cosa stia succedendo se madre e zio comunicano in maniera non verbale. Magari desume che stia succedendo qualcosa dal cambio di respiro della madre o dal suo diverso battito del cuore, ma per il resto brancola nel buio. Come un detective. Certo, dalla sua posizione «a testa in giù in una donna» non può fare molto per impedire che suo padre venga ucciso e non può nemmeno dire nulla polizia che indaga. Tuttavia, una cosa la può fare. E la farà.

Come nelle tragedie più classiche, Nel guscio di Ian McEwan si muove in uno spazio e in un tempo ben definito. Lo spazio è quello dell’utero materno e della casa in cui sua madre vive. Una casa che cade a pezzi (simbolo del gran disordine naturale delle cose) ma che vale milioni di sterline per la posizione. Il tempo è quello di due settimane, le ultime due della sua gestazione.

Un romanzo che si legge di volata e con piacere, grazie anche all’ottima traduzione di Susanna Basso. Certo, a volte ci si chiede come possa un feto avere così tante conoscenze: ma un po’ lo spiega lui stesso (gli piace ascoltare), un po’ è la finzione scenica che lo richiede e noi lettori siamo sempre benevoli verso gli autori.

Unica nota stonata, per quel che mi riguarda, è la copertina dell’edizione italiana dei Nel guscio. Anzitutto, l’immagine di stock è molto banale (tra l’altro, sarebbe stato forse meglio un neonato con gli occhi verdi – se leggerete il libro, ne capirete il perché). Poi la scelta iconografica assume i toni del grottesco, visto che la voce narrante così racconta un rapporto sessuale tra sua madre e lo zio: «Non sono in tanti a sapere che cosa significhi ritrovarsi il pene del rivale del proprio padre a pochi centimetri dal naso». Guardate la copertina e ditemi se non ho ragione.




Roberto Russo

 
Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.








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