Notifiche Facebook Messenger


 
 
Un articolo a caso


Niente è come te, di Sara Rattaro

 

 
Scheda del libro
 

Autore: Sara Rattaro
 
Titolo: Niente è come te
 
Casa editrice: Garzanti
 
Anno: 2014
 
ISBN: 9788811687160
 
Pagine: 219
 
Formato: cartaceo; eBook
 
Genere: ,
 
Il nostro voto
 
 
 
 
 
4/5


Voto degli utenti
3 Voti totali

 

Aspetti positivi


Portando avanti la storia attraverso due punti di vista – quello del padre e della figlia – l’autrice dimostra non solo di sapersi ben calare nei panni maschili di un uomo deprivato per molti anni della propria paternità, ma anche di rendersi conto che le cose non sono mai tutte bianche o tutte nere.

Aspetti negativi


Inserire l’elemento autolesionista nella vicenda della giovane Margherita è apparso inutilmente drammatico in una storia già abbastanza coinvolgente; inoltre la questione è solo sfiorata e non approfondita come forse avrebbe dovuto essere.


In sintesi

In Niente è come te Sara Rattaro racconta di un padre e una figlia si ritrovano dopo 10 anni, durante i quali hanno vissuto a migliaia di km di distanza.

0
pubblicatovenerdì, 10 luglio 2015 da

 
La nostra recensione
 
 

Sara Rattaro, Niente è come teFrancesco non è più padre da dieci anni, cioè da quando la sua ex moglie Angelika, danese, uno di quei giorni di settembre, dolci fino allo struggimento, ha deciso di lasciarlo e di tornare nel suo Paese portando con sé la figlioletta Margherita di appena sette anni, senza una spiegazione. Francesco ha naturalmente scatenato una battaglia legale per poter riabbracciare la figlia, che si è conclusa con una sentenza in suo favore del giudice italiano; peccato che in Danimarca non sia mai stata neppure presa in considerazione.

Sara Rattaro, dopo aver affrontato il tema della disabilità, con Niente è come te torna sul rapporto padre-figlio pizzicandone una delle corde più delicate: quella della genitorialità ignorata dalle leggi di Paesi incapaci di comunicare, calpestata in nome di confini non sempre chiari neppure territorialmente. I matrimoni misti in Italia e in Europa, con la globalizzazione e l’immigrazione, sono in aumento, e perciò lo sono anche queste dinamiche, quelle di un amore che finisce e spezza anche i legami più profondi, quelli di quel sangue che non dovrebbe mai essere messo in discussione. E questo non capita solo con chi è molto diverso da noi, capita anche in quella Europa che quando tratta certi temi sembra più disgregata che unita, intenta com’è a difendere non la giustizia, bensì le ragioni di un singolo, solo perché in possesso di un determinato passaporto.

Avrei scritto questa storia anche per un singolo caso, perché fin dall’inizio quel padre è riuscito a trasmettermi la cosa più importante: che per quanto la guerra sia tra due genitori, per quanto in tribunale questi cerchino di rivendicare il proprio diritto a fare il padre o la madre, quello che viene violato è soprattutto l’inalienabile diritto di essere un figlio.

Così scrive l’autrice in una nota, confermando la veridicità di una storia, quella di un padre coraggio che a un certo punto della sua vita, quando riusciva a malapena ad andare avanti (voltare pagina quello no, mai accarezzata l’idea di avere un altro figlio, che sarebbe sembrato un impossibile sostituto), viene beffardamente premiato dal destino, là dove la legge italiana aveva fallito: la sua ex moglie muore all’improvviso e la figlioletta ormai donna sarà affidata a lui.

Margherita torna in Italia. La Rattaro non ci racconta ma ci fa intuire per tutte e 213 le pagine del romanzo i capogiri che Francesco deve aver provato alla notizia di quella vittoria ottenuta nel modo più disarmante e crudele possibile, vergognandosi di quella felicità che non aveva potuto fare a meno di sentirsi esplodere nel cuore. E poi la paura. Sì, perché è un romanzo di sentimenti e di sensazioni, soprattutto, Niente è come te, quelli di Francesco, ma anche quelli di Margherita, adolescente strappata all’unica vita che conosceva e sballottata in un Paese dov’era solo nata, con un padre di cui non ricordava quasi nulla.

Non sarà facile per nessuno, ricucire e lasciar cicatrizzare una ferita di tanto tempo prima, ferita che nessuno di loro aveva inferto, ma che entrambi avevano subito dalla persona che amavano di più.

Ma oltre al dolore di Francesco e di Margherita, in queste pagine c’è anche il dolore paziente di Enrica, la nuova compagna di Francesco che per convivere con i fantasmi di lui ha rinunciato a parte di se stessa, ma soprattutto ci sembra di leggervi anche i dolori di Angelika, la bella danese che al protagonista aveva prima fatto girare la testa e poi ribaltare il cuore. Angelika e quella sua scelta incomprensibile, ancora a distanza di anni, anche adesso che riposava sotto terra. Angelika che aveva conosciuto anche lei la sofferenza dell’abbandono, uno dopo l’altro, dei “padri putativi” di Margherita, instillando in quella figlia bionda e fragile un’insicurezza che è diventata bulimia prima e autolesionismo poi.

Ma dal momento che anche dal letame possono nascere i fior, è proprio dal tentativo di un gesto estremo della bambina smarrita non più bambina, che tutti i personaggi della storia, tracollata verso un esito irrimediabilmente nefasto negli ultimi capitoli, trovano il coraggio per aprire il proprio cuore verso l’altro e tornare a lottare per la cosa più importante: l’amore. Di nuovo. E quasi per un’ironia della sorte, la felicità sarà ancora una volta a centinaia di chilometri, nella piovosa e cosmopolita Londra.

Perdonami, Margherita. Non ero preparato. Ho sempre creduto che il mio compito sarebbe stato difficile, ma non così. Potevo spiegarti la matematica, insegnarti a saltare la corda e andare in bicicletta, magari mi sarei annoiato ai tuoi saggi di danza e ti avrei sgridato se non avessi rispettato gli orari o se avessi iniziato a fumare. Credevo che mi sarei limitato a spiegarti cos’è l’amore anche quando tutto ti fosse sembrato impossibile, e che le persone migliori al mondo spesso possono fare molto male, o sbagliare, ma questo non le rende peggiori di noi; che mi sarei seduto in prima fila il giorno della tua laurea e che, tra milioni di giovani donne, tu mi saresti sembrata la più bella e che magari un giorno ti avrei accompagnata all’altare e avrei fatto tutte quelle stupide raccomandazioni che fanno i padri a un ragazzo con gli occhi terrorizzati ma pieni di te. Ti avrei spiegato il significato del fallimento, della perdita e della resa, ma avrei condiviso ogni tuo successo, ogni tua scelta e ogni tua vittoria.








Potrebbe interessarti anche…

Roby

 


0 Comments



Non ci sono ancora commenti! Rompi tu il ghiaccio!


Di' la tua!


(richiesto)