Un articolo a caso


Notturni, storie di musica e crepuscolo firmate Kazuo Ishiguro

 
Kazuo Ishiguro, Notturni. Cinque storie di musica e crepuscolo
Kazuo Ishiguro, Notturni. Cinque storie di musica e crepuscolo
Kazuo Ishiguro, Notturni. Cinque storie di musica e crepuscolo

 
Scheda del libro
 

Autore: Kazuo Ishiguro (traduzione di Susanna Basso)
 
Titolo: Notturni. Cinque storie di musica e crepuscolo
 
Casa editrice: Einaudi
 
Anno: 2009
 
ISBN: 9788806197001
 
Pagine: 187
 
Formato: cartaceo
 
Genere: ,
 
Il nostro voto
 
 
 
 
 
4/5


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Aspetti positivi


Atmosfere magiche, tempi e luoghi che a volte sembrano sospesi sulla realtà raccontata.

Aspetti negativi


Se amate i racconti con una conclusione chiara e soprattutto positiva, non fa per voi.


In sintesi

«Notturni» è una raccolta di «cinque storie di musica e crepuscolo» scritte da Kazuo Ishiguro e pubblicate in Italia da Einaudi.

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pubblicatolunedì, 30 ottobre 2017 da

 
La nostra recensione
 
 
Kazuo Ishiguro, Notturni. Cinque storie di musica e crepuscolo

Kazuo Ishiguro, Notturni. Cinque storie di musica e crepuscolo

Avrei dovuto cominciare da Quel che resta del giorno per conoscere Ishiguro, se non altro perché ho scoperto solo in occasione del conferimento del Premio Nobel 2017 che ne è l’autore e io, come molti, ho visto solo il film che ne è stato tratto. Ma tant’è: mi è capitato tra le mani il suo Notturni, cinque racconti editi da Einaudi e tradotti da Susanna Basso, e non ho potuto resistere alla curiosità.

Notturni. Cinque storie di musica e crepuscolo

I protagonisti che incontriamo in Notturni sono legati alla musica: musicisti che stanno per scomparire dalla scena e cercano di tornare in auge, che stanno muovendo i primi passi, che devono accettare dolorosi compromessi per emergere, che si rassegnano a un lavoro che se non altro offre uno stipendio, anche non la notorietà.

I cinque racconti

In Crooner, un giovane musicista, che suona per i turisti a Venezia, incontra un famoso crooner, che lo ingaggia per una serenata d’addio a sua moglie.

In Come rain or Come shine un appassionato di musica jazz, ora insegnante di inglese, si trova invischiato nella vita di coppia dei suoi migliori amici.

In Malvern Hills, un chitarrista e compositore alle prime armi si rifugia a casa della sorella perché rimasto senza un soldo.

Notturno racconta la non troppo metaforica scelta di un jazzista talentuoso che, stanco di vedere altri meno dotati andare avanti e vincere premi, decide di rimetterci la faccia.

Infine, Violoncellisti ci riporta a Venezia, facendoci atterrare sulla dura realtà, sulla rinuncia ai propri sogni.

Diventa difficile dire di più di ogni racconto, senza svelarne i colpi di scena, che spettano di diritto al lettore. Posso però anticipare che ogni storia contiene ironia e malinconia al punto giusto, nonché richiami a cantanti, musicisti e una colonna sonora che vi renderà impossibile leggere senza sentirne in sottofondo le note. Conoscendo quasi tutti i brani citati nonché Venezia, è stato come attraversare il confine ed entrare magicamente sul palcoscenico che ospita queste vite tristi, verso cui però non abbiamo mai la tentazione di esprimere un giudizio o del malcelato disprezzo. C’è un tratto di dignità comune in queste solitudini. Un tratto da jazzisti, direi.

I libri di Ishiguro

Notturni non è arrivato da solo, ma in coppia con il romanzo Un pallido orizzonte di colline. Li ho letti entrambi in pochissime ore e mi ha sorpreso non poco scoprire due libri molto diversi tra loro. I protagonisti del primo sono uomini, nel secondo è invece una donna a dominare la scena e in entrambi i casi lo scrittore entra con facilità nei panni dei suoi protagonisti, al punto tale che la sua voce scompare e il suo sguardo si sposta, in soggettiva, nel loro.

Mi ha fatto pensare a un altro scrittore, eclettico, versatile, in grado di generare lo stesso effetto nei lettori: Heinrich Böll. Quando lo lessi, da giovanissima, mi colpì la sua capacità di affrontare generi narrativi diversi, producendosi in personaggi e storie tutti ugualmente plausibili. Nei suoi romanzi dimenticavo chi ne fosse l’autore, per calarmi completamente nella storia. Un po’ come quando un attore scompare dal palcoscenico per far emergere il personaggio che sta rappresentando.

Con Ishiguro ho provato le stesse identiche sensazioni. L’ho riconosciuto solo a lettura ultimata, quando mi sono resa conto che in un libro come nell’altro scorre, come un sottofondo musicale, un tema ricorrente: l’impossibilità di due esseri umani di entrare in un contatto autentico. I personaggi si incontrano a più riprese, dialogano, si considerano amici o coppie o compagni di avventura, ma non una sola volta si ha l’impressione di un legame solido. Pattinano tutti su una lastra di ghiaccio destinata a rompersi e separarli.

Come ho già avuto modo di scrivere in occasione di Un pallido orizzonte di colline, Kazuo Ishiguro è uno di quegli autori di cui leggere il più possibile. Non solo perché la sua scrittura è curiosissima, elegante e accattivante e non solo perché non ci si annoia mai, ma soprattutto perché lentamente, di dettaglio in dettaglio, ci trascina in un faccia a faccia con l’impossibilità dell’essere umano di ritrovare pienamente se stesso e, conseguentemente, di incontrare davvero l’altro, parte della sua quotidianità.




Mariantonietta Barbara

 

Autrice per il web, scrittrice, editor. Ha collaborato con diverse testate nazionali di nanopublishing. Si è occupata di blogging e web strategy per piccole aziende. Leggere, scrivere e perdersi nelle serie tv sono le sue grandi passioni.



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