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Un articolo a caso


Notturno bizantino, di Luigi De Pascalis

 
Luigi De Pascalis, Notturno bizantino. La lunga fine di un impero
Luigi De Pascalis, Notturno bizantino. La lunga fine di un impero
Luigi De Pascalis, Notturno bizantino. La lunga fine di un impero

 
Scheda del libro
 

Autore: Luigi De Pascalis
 
Titolo: Notturno bizantino. La lunga fine di un impero
 
Casa editrice: La Lepre
 
Anno: 2015
 
ISBN: 978-88-99389-04-8
 
Pagine: 384
 
Formato: cartaceo
 
Genere: ,
 
Il nostro voto
 
 
 
 
 
4/5


Voto degli utenti
Non ci sono ancora voti.

 

Aspetti positivi


Uno stile chiaro, una narrazione pacata, una vicenda narrata con robuste fondamenta storiche

Aspetti negativi


Qua e là qualche passo è un po' noioso


In sintesi

Notturno bizantino è un romanzo di Luigi De Pascalis che racconta l’assedio di Costantinopoli del 1453 e la fine dell’Impero Romano d’Oriente.

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pubblicatogiovedì, 14 aprile 2016 da

 
La nostra recensione
 
 
Luigi De Pascalis, Notturno bizantino. La lunga fine di un impero

Luigi De Pascalis, Notturno bizantino. La lunga fine di un impero

L’assedio di Costantinopoli durò due mesi e il 29 maggio 1453 i Turchi Ottomani, guidati dal sultano Maometto II, conquistarono al città ponendo fine all’Impero Romano d’Oriente che così moriva dopo 1058 anni di vita. All’assedio, a quello che lo precedette e poi lo seguì è dedicato il romanzo di Luigi De Pascalis dal titolo Notturno bizantino. La lunga fine di un impero, in libreria per La Lepre edizioni. Un romanzo dal respiro ampio, con bellissime descrizioni tanto geografiche quanto emotive. A raccontare le vicende è Lucas Pascali, medico, personaggio realmente esistito (scrive l’autore nella nota finale: “Lucas Pascali, detto Luca il Greco, fu un mio antenato. Per quanto ne so, poco dopo la caduta di Costantinopoli si trasferì in Salento e da lì finì medico della corte sabauda, forse dopo essere passato per Cipro all’epoca di Ludovico di Savoia, per breve tempo re di quell’isola”) che racconta in prima persona gli avvenimenti, scandendo la narrazione in tre momenti: un prima, un durante e un dopo.

Notturno bizantino è un romanzo storico, dunque, con solide basi documentarie e con diverse licenze che l’autore si prende ma che ben si inseriscono nel tessuto della narrazione.

La macro-vicenda è nota: la caduta di Costantinopoli e dell’Impero Romano d’Oriente; le micro-vicende, diciamo così, sono inserti gradevoli che provano a far entrare il lettore nello spirito di quanto avveniva, in quella città che andava sempre più dissolvendosi “come un cadavere abbandonato alle intemperie”. Il fatto è che nessuno pensava che Costantinopoli sarebbe caduta; lo stesso narratore afferma: “Vivevo in un’ampolla da cui vedevo tutto e non notavo niente”.

Quello che ritengo più interessante di tutto il romanzo Notturno bizantino è lo spirito che lo attraversa; la vicenda è lontana nel tempo, ma non così lontana; è diversa dall’oggi, ma non poi così diversa perché, per usare sempre le parole di Lucas Pascali: “A volte penso che Dio e Satana si divertano a giocarsi ai dadi le nostre vite, e nessuno dei due perda, perché gli sconfitti siamo immancabilmente noi, gli esseri umani”. E, soprattutto, è il legame con l’attualità a rendere particolarmente intrigante la lettura del libro. “Irene mia – dice Ieroteo, padre di Lucas Pascali, a sua moglie –, non potete immaginare di cosa sia capace certa gente timorata di Dio! Può uccidere e massacrare in suo nome senza provare alcun rimorso”.

Una sorta di parallelismo tra la situazione di instabilità di ieri, di Costantinopoli, e quella di oggi, dell’Europa che sembra sempre sull’orlo del baratro. “Era la vita che reclamava i suoi cambiamenti, o era il sogno che esigeva il risveglio?”. Finché non si risponderà a questa domanda, parte dirci il romanzo Notturno bizantino, non si potranno fare passi in avanti, in nessun senso.








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Roberto Russo

 
Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.


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