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Un articolo a caso


Oh Dio mio!, di Anat Gov

 
Anat Gov, Oh Dio mio!
Anat Gov, Oh Dio mio!
Anat Gov, Oh Dio mio!

 
Scheda del libro
 

Autore: Anat Gov (traduzione di Pino Tierno ed Enrico Luttman)
 
Titolo: Oh Dio mio!
 
Casa editrice: Giuntina
 
Anno: 2016
 
ISBN: 9788880576396
 
Pagine: 96
 
Formato: cartaceo; eBook
 
Genere: ,
 
Il nostro voto
 
 
 
 
 
3.5/5


Voto degli utenti
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Aspetti positivi


Divertente, pungente e di grande ispirazione.

Aspetti negativi


Mi sarebbe piaciuto un testo più "cattivo".


In sintesi

Sei una psicoterapeuta e un giorno si siede sul tuo divano nientemeno che Dio in persona. Che fai? Ne scrive Anat Gov nel bel testo «Oh Dio mio!».

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pubblicatolunedì, 24 luglio 2017 da

 
La nostra recensione
 
 
Anat Gov, Oh Dio mio!

Anat Gov, Oh Dio mio!

Sei una psicoterapeuta e ricevi una chiamata da Dio: vuole un appuntamento. Che fai? Ricevi il paziente? Se siete in vena di una lettura con cui ingaggiare una riflessione sull’esistenza di Dio, ebbene non posso che consigliarvi il testo di Anat Gov dal titolo Oh Dio mio!

La pièce teatrale della sceneggiatrice israeliana, morta nel 2012, è stata tradotta da Pino Tierno ed Enrico Luttman per la casa editrice Giuntina. È un testo breve e incisivo e ne ho sentito parlare la prima volta da mia madre (qui la protagonista avrebbe molto da commentare), che l’ha visto rappresentato nel teatro della sua città.

La storia di «Oh Dio mio!»

La storia narrata in Oh Dio mio! è semplice e divertente. La psicologa Ella decide di accettare un paziente in un giorno non lavorativo. È a casa con suo figlio Lior, autistico, appassionato di violoncello, ma sente di dover ricevere questo misterioso signor D. il cui tono di voce è piuttosto angosciato e allarmante.

Dopo un primo giro di battute, in cui teme che D. sia un caso psichiatrico, visto che è convinto di essere Dio, Ella deve arrendersi a prove inequivocabili: quello davanti a lei è proprio il Creatore. Un po’ acciaccato, polemico, depresso, ma non ci sono dubbi: il Padreterno, che indossa lo stesso cappotto del Marlon Brando che campeggia in casa della dottoressa, ha bisogno di aiuto.

Ella non è una classica credente e non è impressionabile. Ha spesso da ridire, dimenticando per un attimo il suo ruolo di terapeuta:

Per duemila anni non ha mai smesso di mettere bocca su tutto, dalle guerre in corso a chi doveva sposare chi e perché, a chi doveva restare incinta, quando doveva restare incinta, ha aperto ventri, richiuso ventri, neanche il mio ginecologo lavora così tanto.

Dio allora protesta: è lui il centro d’interesse, non lei e la sua rabbia. Così Ella, faticosamente, si mette in ascolto e cerca di sviscerare l’angoscia di Dio. Mancando una madre cui dare la colpa di tutto, va a caccia di altre importanti relazioni che possono aver determinato questo sconforto e, naturalmente, Adamo e Giobbe sono chiamati in causa:

Cosa ha provato quando Giobbe non ha smesso di amarla perfino dopo lo sterminio di tutta la sua famiglia?

Il dialogo (e i battibecchi!) Creatore-creatura

Il dialogo tra i due prosegue in modo irriverente e appassionato, toccando i temi classici della riflessione religiosa: la creazione, la libertà, la giustificazione del male e del dolore, il senso dell’esistenza, la relazione uomo-Dio. Per chi ha familiarità con saggi, romanzi, opere teatrali e cinematografiche che hanno già trattato l’argomento, molti passaggi appariranno già visti e ampiamente contestabili:

Perché oggi siamo noi a soffrire della malattia del potere. Siamo noi ad aver bisogno di una terapia, non lei. Lei non uccide più i bambini, adesso li uccidiamo noi. Non fa più piovere dall’alto semplicemente fuoco e zolfo, adesso lo facciamo noi, bombe atomiche che avrebbero raso al suolo Sodoma e Gomorra così in fretta che la mogli di Lot non avrebbe fatto in tempo a voltarsi!

Ciò non toglie tuttavia divertimento e un certo senso di soddisfazione al lettore e allo spettatore. La Gov è infatti autrice arguta e sottile, irresistibile in alcuni battibecchi tra Dio e la sua terapeuta. Volendo usare questo spettacolo per un dibattito o un cineforum, non basterebbero ore per venire a capo di tutte le suggestioni e le provocazioni che offre al lettore/spettatore.

Certo, questo Dio appare a tratti troppo umano e molto lontano dall’idea di onnipotenza e autosufficienza (soprattutto) che ne abbiamo abitualmente:

Mi sento un 10 elevato alla meno 33, ma non volevo confonderla con equazioni complicate. Sono un fallimento ambulante, una delusione gigantesca, ho creato una farsa e la punizione è quella di dover stare a guardarla giorno dopo giorno, ora dopo ora. Senza potermene andare a metà dello spettacolo…

D’altra parte, è proprio questo cambio di prospettiva che consente di ribaltare la conclusione del pensiero teologico del Novecento, per approdare alla sorprendente illuminazione del nuovo millennio: Dio non è morto, è solo un po’ depresso. Oh Dio mio!, è il caso di dire in conclusione…

 




Mariantonietta Barbara

 
Autrice per il web, scrittrice, editor. Ha collaborato con diverse testate nazionali di nanopublishing. Si è occupata di blogging e web strategy per piccole aziende. Leggere, scrivere e perdersi nelle serie tv sono le sue grandi passioni.








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