Un articolo a caso


«Orient» di Christopher Bollen: l’inganno di ciò che appare in superficie

 
Christopher Bollen, Orient
Christopher Bollen, Orient
Christopher Bollen, Orient

 
Scheda del libro
 

Autore: Christopher Bollen (traduzione di Daniela Guglielmino)
 
Titolo: Orient
 
Casa editrice: Bollati Boringhieri
 
Anno: 2018
 
ISBN: 9788833929415
 
Pagine: 688
 
Formato: cartaceo; eBook
 
Genere: ,
 
Il nostro voto
 
 
 
 
 
4/5


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Aspetti positivi


Uno stile narrativo molto interessante, in cui anche la più piccola descrizione appare come un ricamo di parole. Una storia ben congegnata, con la psicologia dei protagonisti in perfetto equilibrio.

Aspetti negativi


La struttura prevede ciò che già è stato visto in tanti altri gialli, dunque alcune cose possono apparire fin troppo sfruttate. Vero è che un genere narrativo prevede una costruzione di un certo tipo, dunque gli appassionati comprenderanno. Non è un romanzo per lettori avidi: richiede pazienza, calma, tempo, nonché la capacità di procedere per piccoli passi.


In sintesi

«Orient» è un giallo di Christopher Bollen. Un romanzo corposo, che si legge davvero velocemente per la piacevolezza e l’intensità delle pagine.

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pubblicatovenerdì, 19 gennaio 2018 da

 
La nostra recensione
 
 
Christopher Bollen, Orient

Christopher Bollen, Orient

Orient è un romanzo di Christopher Bollen, autore americano che si dichiara discepolo di Agatha Christie della quale ama particolarmente lo stile, tanto che ha deciso di cimentarsi in un giallo che – lo vedremo – in qualche modo ricorda Dieci piccoli indiani, un classico della grande scrittrice. In entrambi, salsedine, profumo di mare, barche indolenti che salutano l’arrivo dei personaggi, pace che in superficie distoglie dalla melma fangosa del fondo.

Un buon incipit

Il prologo di Orient, pubblicato in Italia da Bollati Boringhieri, offre al lettore l’esca perfetta perché sia invogliato a raggiungere immediatamente il primo capitolo per saperne di più…

Senza dubbio, chi sta ancora cercando di darmi un volto ricorda soltanto l’ultima volta in cui mi ha visto, subito prima che scomparissi.

E ancora:

Come tutte le creature che corrono, non voglio morire. Chi corre si rifiuta di morire. Tuttavia, la paura di essere preso è sempre lì, devo continuare ad andare, silenzioso come l’aeroplano che scorgi con la coda dell’occhio, scomparso non appena ti volti a guardarlo.

Un giallo, un thriller, un romanzo psicologico

Un incipit di questo tipo, non v’è alcun dubbio, richiama l’attenzione senza tuttavia esporsi troppo: il viaggio comincia, e soltanto la lettura può rivelare se mantiene le promesse iniziali di questo giallo che si mescola al thriller e al romanzo psicologico.

Siamo nei pressi di Long Island, per l’esattezza in un piccolo villaggio chiamato Orient, paradiso tranquillo, striscia di terra situata proprio tra Long Island e Gardiners Bay. Quel pezzetto di terra pare quasi una fiamma anche grazie al faro che lo capeggia, e di cui gli abitanti vanno orgogliosi.

A quel luogo profumato di mare e di vento, i residenti sentono di appartenere: le stesse famiglie generazione dopo generazione, più qualche turista in cerca di pace ma mai del tutto accettato perché “intruso”.

Mills, scapestrato ospite non gradito

E intruso è per tutti il giovane Mills, arrivato là appunto con Paul, proprietario di una grande casa da ristrutturare. Da tempo, le cose a Orient stanno cambiando, e ciò accade quando i proprietari di beni immobili decidono di vendere per raggiungere altri lidi dopo aver monetizzato terreni e case. Gli intrusi rischiano di trasformarsi in invasori, modificando troppo di uno splendido arazzo (per chi vi è sempre rimasto) che appare via via «sfilacciato ai bordi e agli angoli, con solo poche fibre a mantenere l’illusione di una immagine ancora intatta».

Una finestra spalancata sui residenti di Orient

Li conosciamo, gli abitanti di Orient, pagina dopo pagina, nelle loro chiusure, nelle aperture segrete mai da mostrare, nella grettezza ma anche nella vulnerabilità. E la nostra conoscenza si amplia come una finestra spalancata dal vento che tutto scuote, nel momento in cui cominciano gli omicidi. Si, avete capito bene: non «l’omicidio», gli omicidi. Il tranquillo agglomerato di case in cui ognuno è convinto – erroneamente – di conoscere bene l’altro, diviene teatro di corpi senza vita; emergono dubbi e scheletri per troppo tempo nascosti, e la falsa tranquillità si disgrega via via, corrosa dagli eventi.

Ricami di parole

Non è soltanto la polizia a indagare, non è soltanto Mills a farlo parallelamente alle forze dell’ordine, ma sarete voi, siamo noi, i lettori oramai catturati da un meccanismo ben congegnato che spinge ad andare avanti, parte di qualcosa che non si ferma più se non davanti alla parola fine.

Dobbiamo dire che Christopher Bollen sa come usare le parole, e troviamo suggestivi i ricami compiuti con esse, anche durante la descrizione di un momento qualunque, fosse anche del silenzio.

Un puzzle da comporre con pazienza

Ci fu un secondo di silenzio prima che l’informazione venisse recepita. In quel secondo il cervello si sottomise alle parole, riconobbe la sintassi ma non era ancora saltato nella trappola del loro contenuto. Vivere appieno quel secondo era esistere dolcemente tra l’onda della marea e la costa.

Ci incanta, in Orient, questo stile narrativo. E ci avvince la capacità di costruire la psicologia dei personaggi, dei quali viene svelata l’essenza senza fretta, concedendo a chi legge piccole tessere di un puzzle che egli stesso compone.

Un buon giallo, una struttura conosciuta, uno stile raffinato

Niente da eccepire: Orient è un buon giallo, nel quale a volte ci pare che troppo bolla in pentola (confessioni, segreti, omofobia, ambientalismo, ricchezza e avidità, divari sociali, chiusura, paura dell’altro, problemi di coppia…) ma che l’autore è in grado di far funzionare, in cambio di pazienza e pacatezza nella lettura.

Tutti gli ingredienti vengono considerati dalla critica «il ritratto del sogno americano». In realtà, a noi paiono evidenziare pregi e difetti dell’essere umano, indipendentemente dalla sua nazionalità.

La difficoltà, in Orient, dopo un incipit perfetto, sta nel superare i primi capitoli, durante i quali le ramificazioni rallentano ciò che il prologo aveva messo in moto con velocità. Ne vale la pena, e non importa se conosciamo già strutture simili: un luogo che raggruppa più persone, gli omicidi che si susseguono, la tensione che fa emergere scheletri nell’armadio, i sospetti, la psicologia dei protagonisti che il “giallista” deve ben evidenziare. È vero, niente di nuovo in questo senso, ma nuovo è il modo di raccontare, e ciò è più che sufficiente per affrontare queste circa settecento pagine nelle quali lo stile narrativo è… raffinato.




Susanna Trossero

 
Susanna Trossero è nata a Cagliari e vive a Roma. Ha fatto della scrittura la sua principale occupazione. Ha pubblicato poesie, raccolte di racconti, romanzi, e sta lavorando ad altri progetti. È un’appassionata di racconti brevi.


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