Un articolo a caso


«Più piccolo è il paese, più grandi sono i peccati», di Davide Bacchilega

 
Davide Bacchilega, Più piccolo è il paese, più grandi sono i peccati
Davide Bacchilega, Più piccolo è il paese, più grandi sono i peccati
Davide Bacchilega, Più piccolo è il paese, più grandi sono i peccati

 
Scheda del libro
 

Autore: Davide Bacchilega
 
Titolo: Più piccolo è il paese, più grandi sono i peccati
 
Casa editrice: Las Vegas
 
Anno: 2016
 
ISBN: 9788895744360
 
Pagine: 303
 
Formato: cartaceo; eBook
 
Genere: ,
 
Il nostro voto
 
 
 
 
 
5/5


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Aspetti positivi


Davide Bacchilega costruisce un giallo godibile, con piccoli “misteri” che vengono svelati anche dopo che si è scoperto l'assassino.

Aspetti negativi


I personaggi, nonostante siano ben riconoscibili, sono molto numerosi.


In sintesi

«Più piccolo è il paese, più grandi sono i peccati» è un giallo ambientato nella bassa Romagna, che non è quella stereotipata da cartolina.

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pubblicatogiovedì, 21 luglio 2016 da

 
La nostra recensione
 
 
Davide Bacchilega, Più piccolo è il paese, più grandi sono i peccati

Davide Bacchilega, Più piccolo è il paese, più grandi sono i peccati

Las Vegas edizioni ha dato alla stampa nel 2016 il quarto romanzo di Davide Bacchilega, scrittore di romanzi e racconti, romagnolo DOC e quasi quarantenne. Più piccolo è il paese, più grandi sono i peccati si apre il 23 dicembre a casa di Barbara, che riceve una lettera molto disturbante. Sia l’identità di Barbara che il contenuto della lettera, fanno parte dei misteri grandi e piccoli che l’autore ci invita a dipanare: tra cui i collegamenti tra i personaggi, le loro vite precedenti e i loro peccati. Oltre a Barbara, incontriamo Giorgia (a cui è arrivata una seconda lettera), Didi (immigrata dell’est), Ermes (un protettore con un marcato accento romagnolo), Michele (giornalista rampante di cronaca nera) e una miriade di altri personaggi che ci guidano tra le ultime giornate dell’anno, fino ai liberatori e risolutivi ultimi minuti dell’anno.

«Quando si pensa alla Romagna viene in mente gente simpatica che balla il liscio, ragazze ben disposte con la esse appesantita e vitelloni abbronzati sulla spiaggia riminese. Ma ci sono anche inverni che non finiscono mai, e nebbie spesse da non vederci». Così ci accoglie la Romagna invernale di Bacchilega. Nel testo le parole si rincorrono, assumono diversi significati in base a chi le pronuncia. Le giornate che portano dall’esposizione, alla risoluzione dei misteri protagonisti di questo libro vengono raccontate da voci corali, tramite un uso intelligente e un po’ furbetto dell’anadiplosi. E proprio a questa figura retorica, è affidato il compito di catturare il lettore-detective (perché è questo che si prova leggendo questo libro). La caratterizzazione dei personaggi è affidata quasi interamente al loro modo di parlare: raramente il pubblico si trova di fronte a descrizioni puntuali dei personaggi – le cose vengono presentate in modo scarno, i vestiti contano solo se non ci sono o in quanto marchi, le auto riguardano poco più che il modo per muoversi dal punto A al punto B. Quello che lo scrittore decide di calcare è proprio la Romagna, con i suoi intrighi, i suoi segreti e la sua facciata buonista, da cartolina, appunto. In questo romanzo, i romagnoli sono pronti a tutto: tradire, ammazzare, corrompere, dimenticare, chiudere un occhio – o tutti e due – sui peccati commessi.

Più piccolo è il paese, più grandi sono i peccati è un giallo, innanzitutto, italiano: tra le sue pagine si possono riconoscere molti dei tipi umani che popolano le pagine di cronaca, non solo nera. Non c’è nessun tentativo di richiamare una terra o un immaginario diverso da quello italiano: i bambini passano i pomeriggi all’oratorio, al bar si beve chinotto e, per sfottere qualcuno, si fanno allusioni alla vita sessuale della sorella del salutato.

Controllo l’orario. È ancora presto per entrare.
«I giornali non chiudono mai?» gli chiedo.
«Domani non escono, infatti.»
«Allora che ci fai qui?»
«Sto sulla notizia, per dopodomani.»
«Credi di essere come quei giornalisti cazzuti del Watergate?» gli chiedo. «Guarda che a Ravenna non ci sono scandali del genere.»
«Il paese è piccolo» mi fa lui. «E più piccolo è il paese più grandi sono i peccati.»

Con questa filosofia, che accompagna tutte le pagine, il lettore arriva alla fine (la soluzione di tutti i misteri piccoli o grandi) con la sensazione che nulla sia stato anticipato prima del tempo: le connessioni, i colpevoli, le piccole bugie si scoprono tutte negli ultimi capitoli, dedicati a giorni dell’anno nuovo. Futuro. Diverso.




Erika Marconato

 

Erika Marconato è nata nel 1985 in Veneto. I libri la accompagnano fin da bambina e ha passato gran parte della sua vita a leggere, prima di decidersi a scrivere. Per Graphe.it ha scritto «È questa la fine?». Nel tempo libero va a caccia di posti dove bere il caffè, cucina e frequenta gruppi di lettura.



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