Un articolo a caso


«Poteri forti (o quasi). Memorie di oltre quarant’anni di giornalismo» di Ferruccio de Bortoli

 
Ferruccio de Bortoli, Poteri forti (o quasi). Memorie di oltre quarant’anni di giornalismo
Ferruccio de Bortoli, Poteri forti (o quasi). Memorie di oltre quarant’anni di giornalismo
Ferruccio de Bortoli, Poteri forti (o quasi). Memorie di oltre quarant’anni di giornalismo

 
Scheda del libro
 

Autore: Ferruccio de Bortoli
 
Titolo: Poteri forti (o quasi). Memorie di oltre quarant’anni di giornalismo
 
Casa editrice: La nave di Teseo
 
Anno: 2017
 
ISBN: 9788893441667
 
Pagine: 322
 
Formato: cartaceo; eBook
 
Genere: ,
 
Il nostro voto
 
 
 
 
 
3/5


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Aspetti positivi


Lettura in genere molto scorrevole, grazie allo stile asciutto esistenziale dell’autore.

Aspetti negativi


Le parti dedicate ai poteri forti del titolo possono risultare le meno avvincenti, gravate come sono da un eccesso di notizie e particolari.


In sintesi

De Bortoli, un giornalista innamorato del proprio mestiere. Recensione del libro «Poteri forti (o quasi), Memorie di oltre quarant’anni di giornalismo».

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pubblicatogiovedì, 3 agosto 2017 da

 
La nostra recensione
 
 

«I buoni giornalisti, preparati, esperti, non s’inventano su due piedi. Ci vogliono anni. Cronisti attenti che vadano a vedere i fatti con i loro occhi, non fidandosi dell’abbondanza di video, sms, tweet e post su Facebook. Che vivano le emozioni dei protagonisti, le sofferenze degli ultimi, le ragioni degli avversari e persino dei nemici»

Una lettura importante

Ferruccio de Bortoli, Poteri forti (o quasi). Memorie di oltre quarant’anni di giornalismo

Ferruccio de Bortoli, Poteri forti (o quasi). Memorie di oltre quarant’anni di giornalismo

Un libro la cui lettura mi sento di consigliare senza riserve è Poteri forti (o quasi). Memorie di oltre quarant’anni di giornalismo, di Ferruccio de Bortoli.

L’opera ha suscitato enorme clamore ancor prima della sua uscita, a causa di alcune presunte rivelazioni sulla sottosegretaria Maria Elena Boschi. A dire il vero non manca chi ha parlato al riguardo di un’abile manovra pubblicitaria, visto che poi, nonostante le ventilate querele da parte dell’interessata, la vicenda si è sgonfiata da sola.

Polemiche a parte, il volume di de Bortoli merita davvero di essere letto: l’autore rievoca il proprio percorso professionale e umano in un diario che diviene a tratti cronaca degli ultimi quarant’anni di storia, non solo del nostro paese.

Gli esordi… fumettistici

Particolarmente interessante, almeno ai miei occhi di accanito appassionato di fumetti, il racconto degli esordi, avvenuti presso la redazione del mitico Corriere dei Ragazzi, dove il futuro direttore del Corriere della Sera e del Sole 24 Ore si trovò a lavorare fianco a fianco con personaggi del calibro di Alfredo Castelli e, pensate, Tiziano Sclavi.

Il solido giornalismo di una volta

De Bortoli ricorda i primi incarichi come inviato di cronaca nera: i primi successi, ma anche le prime lezioni di vita, i rimorsi per comportamenti che all’epoca gli erano sembrati legittimi, ma che forse non lo erano abbastanza. Ma già allora s’intuiva la stoffa del grande giornalista, sempre mosso dalla smania di sapere, senza mai certezze prefabbricate.

Inevitabile il confronto con certo giornalismo di oggi, approssimativo quanto a ricerca delle fonti e spesso fastidiosamente gridato. L’era dei social network e di Internet ha sì accresciuto le possibilità di fare giornalismo, ma al tempo stesso ha posto nuovi problemi, che investono il ruolo stesso del giornalista, sempre più in discussione.

Il rapporto coi cosiddetti poteri forti (o quasi)

De Bortoli afferma:

«Una classe dirigente responsabile affronta per tempo e al meglio i problemi seri che un giornalismo di qualità solleva. Certo, è scomodo, irritante. […] Ma quanti sono i danni di ciò che non abbiamo saputo o non abbiamo voluto vedere. Un buon giornalismo, in qualunque era tecnologica, rende più forte una comunità. Quando tace o deforma, la condanna al declino. Negli ultimi anni in Italia, salvo poche eccezioni, è successo esattamente questo.»

Di volta in volta il rapporto di De Bortoli con editori o personaggi politici non è mai stato all’insegna dell’asservimento, male purtroppo molto diffuso nel giornalismo italiano, anzi. Del resto il bravo giornalista deve o almeno dovrebbe sforzarsi di tenere la schiena diritta contro le inevitabili ingerenze della politica. Allo stesso tempo deve tenersi alla larga dall’altro, non meno insidioso rischio, del conformismo.

Mi pare che la carriera di quello che considero uno dei nostri migliori giornalisti parli da sola: integrità, correttezza e moderazione sono da sempre le chiavi di volta del suo lavoro.

Il giornalismo nell’era di Internet e dei social network

Diciamocelo: sono in tanti oggi a non informarsi più attraverso i media tradizionali. La grave crisi in cui versano tutti i giornali ne rappresenta l’inesorabile conferma. Ci si informa sul Web, sui social network, col risultato che le cosiddette fake news, le notizie false o distorte dilagano senza freni. D’altronde, avverte de Bortoli, «per avere buoni giornalisti, preparati, esperti, ci vogliono anni» e sono tanto più necessari oggi gli ineludibili criteri dell’accuratezza, della credibilità, della serietà.

Il problema, o meglio, uno dei tanti problemi generati dai social network, è che la sterminata platea di frequentatori di queste piattaforme difficilmente riesce a formarsi una reale consapevolezza o un’opinione documentata su un dato argomento. Sopraffatti da «un magma di umori e sentimenti», i lettori digitali si trasformano in una massa indistinta di «surfisti della realtà», se non addirittura di «sudditi digitali».

Compito del giornalista dev’essere allora proprio cercare di governare questo coacervo indistinto di notizie, immagini, video, al fine di trarne un senso, un significato vero.

La scrittura

Concludo questo mio breve excursus sul libro Poteri forti (o quasi) di de Bortoli segnalando la grande scorrevolezza dello stile del giornalista: veloce, fatto di frasi brevi, molto anglosassone nell’applicare la massima preziosa del «less is more». Tutto il contrario insomma di certi noiosissimi “lasagnoni” autocompiaciuti che tuttora capita di leggere, specie su importanti testate.




Luigi Milani

 
Luigi Milani è giornalista freelance, editor e traduttore. Autore di due romanzi e una raccolta di racconti, ha curato le edizioni italiane degli ultimi due libri di Jasmina Tešanović, Processo agli Scorpioni e Nefertiti (Stampa Alternativa 2008-2009), e le versioni italiane di alcuni racconti di Bruce Sterling (40k eBooks). È tra i fondatori delle Edizioni XII. Vive e lavora a Roma.Per la Graphe.it edizioni dirige la collana di narrativa digitale eTales.








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