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Premio Campiello 2012: Nel tempo di mezzo, di Marcello Fois

 

 
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In sintesi

Uno degli aspetti più interessanti del romanzo Nel tempo di mezzo di Marcello Fois – libro che è nella cinquina finalista del Premio Campiello 2012 ed è anche stato tra i finalisti dello Strega sempre di quest’anno – è quello che definirei la comunicazione altra. Al di là della storia in sé – in estrema […]

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Postedmartedì, 28 agosto 2012 by

 
La nostra recensione
 
 

Uno degli aspetti più interessanti del romanzo Nel tempo di mezzo di Marcello Fois – libro che è nella cinquina finalista del Premio Campiello 2012 ed è anche stato tra i finalisti dello Strega sempre di quest’anno – è quello che definirei la comunicazione altra.

Al di là della storia in sé – in estrema sintesi potremo parlare di una sorta di ricongiungimento familiare molto dilatato nello spazio e nel tempo, con tutte le vicende che questo fatto porta con sé – è interessante il modo con cui Marcello Fois comunica (Giorgio Vasta su Repubblica parla di “ponte” a proposito di questo romanzo).

La comunicazione altra è quella che non avviene attraverso l’uso delle parole, ma per mezzo di altri linguaggi. Alcuni esempi tratti dal libro. Proprio agli inizi assistiamo al seguente dialogo tra Vincenzo e un impiegato.

– Chironi Vincenzo, – disse tra sé l’uomo mentre trascriveva. Vincenzo lo guardò capendo che era proprio di lui che stava parlando. – Lo considero valido solo in quanto documento notarile bollato, e col disastro degli uffici bombardati adesso è un lusso. Ma in altri tempi sarebbe stato solo carta straccia, – specificò l’addetto con un accento pesante e una sintassi perfetta. – Ha un riferimento in Sardegna? – chiese subito dopo.

Vincenzo non capì la domanda. – Un riferimento? – ripeté. Quell’eco, quella parola ripetuta, dimostrò che tra lui e l’uomo dello smistamento c’è un mondo intero. Avevano pronunciato la stessa parola eppure il suono risultava talmente diverso da far sembrare differentissima quell’identità formale. Detta dall’impiegato sembrava grossa e pesante, ripetuta da Vincenzo pareva sottile e leggera.

– Ma lei è sardo? – chiese infatti l’addetto allo smistamento.

Quella domanda e il sole sorsero insieme.

Non basta, dunque, una sintassi perfetta perché tra due persone ci sia comunicazione. C’è bisogno di altro perché la domanda possa illuminare come il sole che sorge.

Un altro esempio di questa comunicazione altra lo troviamo quando Vincenzo, lungo la strada per giungere a Orosei, incontra un uomo, cieco, che si lascia guidare da una capra (e già questo pone l’accento sulla comunicazione non verbale). Anche qui, le parole sono inutili:

Che il vecchio cieco parlasse col sorriso sdentato sembrava un buon segno, tuttavia, qualunque cosa dicesse, Vincenzo non poteva capirla. Il capro assisteva a questo scambio tra umani con la superiorità di chi sulla parola non ci ha mai fatto conto più di tanto […] Per qualche minuto ancora tentarono di capirsi: il vecchio chiedeva se aveva fame e Vincenzo chiedeva se avesse qualcosa da mangiare. La stessa cosa. La stessa cosa. Si parlavano come dovettero parlarsi gli operai, gli schiavi, gli architetti, durante la costruzione della torre di Babele.

Marcello FoisCondannati, quindi, a non comunicare? Non c’è nulla che possa far sorgere il sole, per usare l’espressione di Fois, sul rapporto interpersonale? Del resto ci troviamo nel tempo di mezzo, quel tempo che già è, ma non è ancora del tutto. Si devono acuire altri sensi per poter comunicare. Lo scrive lo stesso Fois nel suo romanzo: la natura con i suoi colori, odori, suoni, rumori, sensazioni insegna al viandante come porsi in ascolto.

Dopo un’ora di cammino […] Vincenzo si trovò in un ampio spazio collinare e rugginoso come una schiena di vacca. Nel totale brunito, vinaccia, della terra arata dagli ordigni che stancamente erano piovuti dai cacciabombardieri, sopravviveva qualche accenno di verde rassegnato, polveroso.

Seguendo una strada bianca raggiunse una specie di piccola oasi formata da quercioli giovanissimi. Si fermò ad ascoltare l’aria ferma del primo mattino, che portava con sé mare e terra, sabbia e roccia, che sono poi la stessa cosa in forma diversa. In quel silenzio brulicante percepì il suono lieve di una fonte […] S’inoltrò tra gli arbusti […], sentì il profumo contomoso, umido, della terra in ombra, e vide il rigagnolo che scaturiva da una roccia…

E ancora, mettendo sempre in stretta relazione lo spostarsi – quasi per meglio osservare la situazione – e la lezione colorata della natura, scrive Marcello Fois:

Dopo pochi passi si aprì ai loro occhi una vallata immensa, come una conca di verde policromo ai piedi del monte d’acciaio che si erano lasciati alle spalle. Era un ottobre primaverile, la campagna si estendeva come se del dolore del mondo lì non fosse arrivata notizia. L’unico segno umano che si potesse percepire era un santuario bianchissimo.

Marcello Fois
Nel tempo di mezzo
Einaudi, 2012
ISBN 978-88-06-20265-1
pp. 272, euro 20
disponibile anche in eBook: euro 9,99

La foto di Marcello Fois è presa dal gruppo Facebook a lui dedicato




Roberto Russo

 
Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.


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