Un articolo a caso


Quando eravamo orfani, di Kazuo Ishiguro

 
Kazuo Ishiguro, Quando eravamo orfani
Kazuo Ishiguro, Quando eravamo orfani
Kazuo Ishiguro, Quando eravamo orfani

 
Scheda del libro
 

Autore: Kazuo Ishiguro (traduzione di Susanna Basso)
 
Titolo: Quando eravamo orfani
 
Casa editrice: Einaudi
 
Anno: 2000
 
ISBN: 9788806154592
 
Pagine: 326
 
Formato: cartaceo
 
Genere: ,
 
Il nostro voto
 
 
 
 
 
5/5


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Aspetti positivi


Una scrittura accurata, capace di trasportarti dentro il racconto e contemporaneamente a ragionare su te stesso e sul tuo passato.


In sintesi

«Quando eravamo orfani» è un romanzo di Kazuo Ishiguro che appassiona e porta a riflettere sulla propria infanzia e la propria storia.

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pubblicatovenerdì, 27 ottobre 2017 da

 
La nostra recensione
 
 
Kazuo Ishiguro, Quando eravamo orfani

Kazuo Ishiguro, Quando eravamo orfani

Il Nobel per la letteratura è arrivato inesorabile anche quest’anno, e come ogni anno ho sudato freddo. Come ogni anno, infatti, GraphoMania mi ha chiesto di recensire un romanzo del Nobel, Kazuo Ishiguro in questo caso. E io mi sento male. Perché? Semplice: Saramago a parte, e togliendo anche dalla lista Bob Dylan, i romanzi dei Nobel mi mettono in difficoltà, alcuni di più altri meno. Spesso ho faticato a completare la loro lettura. A volte il romanzo era troppo lontano da me, altre semplicemente non mi ha preso. Quindi attendo questo momento con ansia: chissà cosa capiterà da leggere?

Ebbene, quest’anno è capitato Quando eravamo orfani di Kazuo Ishiguro. Mentre leggevo mi sono ritrovata spesso a pensare: «Che strano Nobel». Sorrido. In Quando eravamo orfani, Kazuo Ishiguro presenta una trama chiara, sebbene i salti temporali rendano la vicenda complessa e articolata, affronta temi difficili da visualizzare eppure leggendo si ha l’impressione di venire catapultati nella storia. Pur osservando con distacco il protagonista, Christopher Banks, lo accompagniamo nel racconto della sua vita senza mai lasciargli la mano.

Quando eravamo orfani

Come in un film in bianco e nero, apparentemente la storia sembra procedere lenta, descrittiva, ma i salti temporali, i colpi di scena, le riflessioni del protagonista, donano un ritmo inusuale; i molti fili del racconto, collegati a varie vicende del passato, trovano sempre una collocazione razionale, e non attendono il gran finale per dare un senso al tutto.

Christopher Banks si racconta, la sua infanzia spensierata si intreccia a un presente di solitudine, il suo io adulto deve svelare i troppi misteri del passato, e come ogni adulto ammette che i ricordi possono venire modificati, cancellati, dalla nostalgia di quel bambino che ora non esiste più. Nel passato suo grande compagno di giochi in quella lontana Shanghai di inizio del secolo è Akira, bambino giapponese e inseparabile amico; a Londra, invece, il suo io incrocia la turbolente Sarah, donna ambiziosa come lei stessa si definisce. Ambiziosa perché vuole legarsi a un uomo che cambierà il mondo e che contemporaneamente la sappia amare. Donna indipendente, criticata ma affascinante nella sua insicurezza.

Tra Shangai e Londra

Il giovane Christopher Banks vuole diventare un detective, ma non sono le sue imprese a interessarci, bensì la sua caparbietà. Christopher Banks ha un unico scopo: vuole salvare entrambi i suoi genitori rapiti a Shanghai vent’anni prima. O almeno questo è quello che ha sempre creduto.

Christopher cresce orfano: da Shanghai dopo la scomparsa dei suoi genitori viene mandato da una lontana zia a Londra, qui, circondato dal fascino della vigilia della seconda guerra mondiale, diventa uno dei detective più famosi di Londra. Ma è proprio quando il suo talento viene riconosciuto da tutta la città che decide di tornare a Shanghai per svelare il mistero che oramai gli impedisce di andare oltre, oltre i ricordi, oltre il passato. Per affrontare il presente.

Shanghai si presenta onirica, difficile da comprendere, complicata e in guerra. Christopher riesce a ricollegare tutti i fili, ma la verità non è esattamente come l’aveva dipinta nei suoi ricordi di bambino. Ritrova anche Akira, non più il bambino spensierato di allora, ma un uomo ferito – letteralmente e nell’anima – e quella nostalgia che tanto amavano da fanciulli ritorna dirompente nei loro cuori.

Anche Sarah, orfana a sua volta, andrà lontana. Anche lei come Christopher deve affrontare fantasmi e desideri prima di trovare la serenità.

Un romanzo psicologico

Un romanzo complesso, accennavo all’inizio della recensione, perché ricordi distorti, desideri e realtà adattata alle nostre esigenze, si fondono. Non è facile distinguere il vero dal desiderio.

Non è un romanzo giallo, e nemmeno un thriller, anche se non mancano scene violente e misteri da svelare. È un romanzo sulla vita, sul male, sull’ombra inesorabile, presente nella vita dell’uomo e in attesa come a volersi svelare solo nel momento più opportuno. Le visioni oniriche del protagonista vengono spazzate via dalla realtà, come quando un bambino cresce e scopre che i suoi giochi d’infanzia sono scomparsi per lasciare il posto all’inesorabile responsabilità. In sottofondo la pazzesca forza di Christopher: il protagonista vuole svelare quella verità e solo alla fine cederà il ricordo per accogliere la scomoda realtà che a sua volta è sì portatrice di dolore, ma anche di un affetto e di un amore indescrivibile.

Un romanzo psicologico: questo è Quando eravamo orfani, perché tramite un racconto surreale inchioda il lettore, lo rende consapevole della sua infanzia, di quello che la vita gli ha imposto di abbandonare per sempre.




Anna Fogarolo

 

Fotogiornalista per le maggiori testate italiane come Corriere della Sera, Il Sole 24 Ore, Gente, Oggi, Focus… Dal 2009 sposta la sua attenzione sulle nuove tecnologie iniziando la carriera di Web content e blogger per alcuni noti portali e Network, successivamente si specializza come Social Media Manager. Attualmente: consulenza di Ufficio Stampa, Content & Community Manager, Web Relation e Digital PR per le Edizioni Centro Studi Erikson.



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