Un articolo a caso


Quasi morta, di Amy Pollicino

 
Amy Pollicino, Quasi morta
Amy Pollicino, Quasi morta
Amy Pollicino, Quasi morta

 
Scheda del libro
 

Autore: Amy Pollicino
 
Titolo: Quasi morta. Il segreto della felicità
 
Casa editrice: Anordest
 
Anno: 2015
 
ISBN: 9788898651870
 
Pagine: 224
 
Formato: cartaceo
 
Genere: ,
 
Il nostro voto
 
 
 
 
 
.5/5


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Aspetti positivi


L'idea della scrittura come terapia

Aspetti negativi


Considerati gli errori di stampa e di editing sembra più una bozza che un romanzo terminato (a meno che io non abbia letto proprio una bozza e non la versione definitiva!)


In sintesi

Quasi morta è il titolo di un romanzo di Amy Pollicino, presentato al Premio Strega 2016, che sinceramente ci ha molto delusi.

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pubblicatovenerdì, 8 aprile 2016 da

 
La nostra recensione
 
 
Amy Pollicino, Quasi morta

Amy Pollicino, Quasi morta

Brutto. Non è mia abitudine scrivere in questi termini di un libro, ma non trovo altri aggettivi per definire il romanzo Quasi morta di Amy Pollicino. Avrei potuto scegliere di ignorarlo, come ho fatto con altri testi, ma il fatto che sia tra i libri presentati al Premio Strega 2016 mi impedisce di passare oltre.

La trama del romanzo Quasi morta è anche interessante, ma il modo in cui è scritto dà l’impressione che non siano state riviste le bozze né sia stato fatto alcun editing. Quasi morta racconta la storia di una donna che di punto in bianco perde il lavoro e, contemporaneamente, suo figlio decide di andare via di casa per vivere con la propria compagna. Rimasta sola la protagonista (che non ha nome) decide di mettersi a scrivere un romanzo che ha per titolo Il segreto della felicità e così la narrazione va avanti tra il romanzo principale (Quasi morta) e quello secondario (Il segreto della felicità) che alla fine risultano essere intimamente uniti. L’idea della scrittura come terapia non è certo nuova ma è comunque interessante. I pregi del libro finiscono qui, a mio modo di vedere. Già la scelta del font usato per distinguere le due parti è discutibile: quello del romanzo Il segreto della felicità è così particolare che rende difficoltosa la lettura (va bene per un titolo, non per un testo lungo). Ma qui siamo nel campo del gusto personale che nulla ha a che fare con il testo in sé.

Anche leggendo superficialmente il romanzo Quasi morta salta subito all’occhio che la correzione delle bozze è stata alquanto superficiale: basta guardare alle iniziali dopo i punti interrogativi che a volte sono maiuscole e a volte minuscole. Tralasciamo il discorso righe orfane e righe vedove che è troppo tecnico. L’esperienza, comunque, insegna che sviste possono capitare e non voglio soffermarmi su quest’aspetto per non sembrare un intransigente. Il vero problema di Quasi morta è lo stile. Vediamo alcuni esempi, pescati a caso.

«Filippo era un desiderio dei suoi occhi, o cosa?» (pagina 37); «La notte di Capodanno Filippo l’aveva lasciata sola. Era dissociato o cosa?» (pagina 40; pagina 38 è bianca); «Di notte successe una cosa» (pagina 41). Un dizionario dei sinonimi sarebbe stato utile.

Stessa situazione per il dialogo di pagina 141 in cui ricorre per sette volte il verbo dire (disse Caterina; disse Anna; dissi; disse Caterina; dissi; disse Caterina; disse Anna). Tra l’altro l’inizio di pagina 141 è sintomatico: «Al chiosco, Anna finì di girare lo zucchero nel caffè, Caterina aveva già bevuto il suo. Erano pallide, tirate, sembravano più vecchie, quando arrivai con Emir, spandendo luce tutt’intorno». Spandendo luce?

Ancora. Pagina 161: «Mi rispose un uomo straniero che parlava in italiano, riconobbi l’accento, Gigi era stato fidanzato con un’ucraina, ogni tanto Alice ci dava una mano al chiosco prima che la loro storia finisse». Pagina 165: «E comunque farsi domande era inutile, a lei piacevano quelli più giovani fin da quando era bambina». Già, inutile farsi domande.

Da un romanzo scritto da un’insegnante di scrittura creativa (come leggiamo nella bandella di IV di copertina) e presentato allo Strega ci si aspetta molto di più.




Roberto Russo

 

Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.



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