Un articolo a caso


Quello che non uccide, di David Lagercrantz

 
David Lagercrantz, Quello che non uccide (Millennium 4)
David Lagercrantz, Quello che non uccide (Millennium 4)
David Lagercrantz, Quello che non uccide (Millennium 4)

 
Scheda del libro
 

Autore: David Lagercrantz (traduzione di Katia De Marco e Laura Cangemi)
 
Titolo: Quello che non uccide
 
Casa editrice: Marsilio
 
Anno: 2015
 
ISBN: 978-88-317-2199-8
 
Pagine: 503
 
Formato: cartaceo e ebook
 
Genere: ,
 
Il nostro voto
 
 
 
 
 
1.5/5


Voto degli utenti
21 Voti totali

 

Aspetti negativi


I troppi personaggi costruiti da dialoghi descrittivi e specialistici rallentano la lettura, inoltre i tanto amati protagonisti Mikael Blomkvist e Lisbeth Salander perdono il loro spessore.


In sintesi

Quello che non uccide è il continuo della saga Millennium di Larsson. A scrivere il romanzo è David Lagercrantz che, secondo noi, non è stato all’altezza.

6
pubblicatomercoledì, 9 settembre 2015 da

 
La nostra recensione
 
 

David Lagercrantz, Quello che non uccideLa recensione di Quello che non uccide merita una premessa: la saga Millennium (Uomini che odiano le donneLa ragazza che giocava col fuocoLa regina dei castelli di carta) è rimasta incompiuta a causa della prematura scomparsa del suo autore: lo svedese Stieg Larsson. Dopo dieci anni un’operazione di marketing discutibile ci propone il quarto volume, Quello che non uccide, di David Lagercrantz.

Leggendo in rete si scopre che a volere la realizzazione di Quello che non uccide sono stati il padre e il fratello di Larsson, contraria la compagna (mi pare di intuire che l’eredità è andata tutta ai famigliari, non alla compagna).

Che l’operazione sia dettata dal desiderio di guadagnare di più è facilmente intuibile, ma nonostante il rischio di creare un qualcosa di orribile, David Lagercrantz ha accettato la sfida, e aiutato dagli appunti lasciati da Larsson ha creato il tanto atteso quarto capitolo. Sicuramente l’operazione di marketing ha avuto successo: non c’è dubbio che il nuovo libro abbia già raggiunto i vertici di vendita, ma per l’ennesima volta devo constatare che il venduto e la qualità non sempre vanno a braccetto.

La storia narrata in Quello che non uccide si arrampica su segreti industriali, omicidi, intercettazioni, geni e savant, e come nei precedenti libri, incontriamo cattivi, cattivissimi, russi arrivati in Svezia per ordine del male supremo.

La presenza di un bambino savant era già stata sbandierata da diversi portali, ma purtroppo la relazione e il dialogo difficile sono aspetti che non sono stati approfonditi. Il bambino è autistico, si scopre poi che è savant, e disegna l’assassino del padre. Punto.

Chi sperava in un uso intelligente dei personaggi già creati da Stieg Larsson: la super sociopatica Lisbeth Salander e il sexy giornalista Mikael Blomkvist, dovrà ingoiare una grandissima delusione. I famosi e amati personaggi della saga Millennium appaiono in Quello che non uccide come copie sbiadite dell’originale, stereotipate e intrecciate tra i tanti, troppi, personaggi. Lisbeth sembra uscita da un fumetto e oltre a sparare e rotolarsi a terra non stupisce né per genialità né per assoluta incoerenza, mentre Mikael, stanco e incapace di trovare un nuovo scoop, sembra una semplice comparsa introdotta perché doveva esserci non per dare il giusto spessore al racconto.

I dialoghi sono pesanti, a volte sembrano presi da Wikipedia più che creati per dare un ritmo alla storia; storia che tra colpi di scena, scontati, e continui cambi di prospettiva non decolla.

Tra commissari in crisi mistica, che risolvono il tutto innamorandosi in un battito di ciglia, hacker cattivi e hacker buoni, americani arrabbiati e doppiogiochisti, si rischia di rimanere incastrati in un prosa che definirla da thriller estivo (quelli che fanno vedere sulle reti minori d’estate) è il minimo.

Infine, un errore che davvero mi ha fatto saltare sulla sedia: Mikael Blomkvist ama leggere i gialli di Elizabeth George, lo scopriamo nel primo libro, ma evidentemente David Lagercrantz ha semplicemente ripreso la passione senza approfondire di chi si tratta. Infatti scrive a pgina 99:

Era tutta colpa di Elizabeth George. Uscì dal bagno maledicendo la giallista inglese e si mise a rassettare l’appartamento.

Peccato che Elizabeth George sia americana, anche se i suoi romanzi sono ambientati a Londra; un errore da niente? Forse, ma se l’intento era scrivere una nuova avventura con Mikael Blomkvist protagonista forse conoscerlo meglio, capirlo e comprenderlo era indispensabile.




Anna Fogarolo

 
Fotogiornalista per le maggiori testate italiane come Corriere della Sera, Il Sole 24 Ore, Gente, Oggi, Focus... Dal 2009 sposta la sua attenzione sulle nuove tecnologie iniziando la carriera di Web content e blogger per alcuni noti portali e Network, successivamente si specializza come Social Media Manager. Attualmente: consulenza di Ufficio Stampa, Content & Community Manager, Web Relation e Digital PR per le Edizioni Centro Studi Erikson.


  1.  
    carmen giorgetti cima

    Non ho ancora letto questo libro – che comunque leggerò in originale. Quanto allo scivolone su Elizabeth George, posso solo dire che io come traduttore verifico sempre tutto e faccio le pulci ai miei autori su ogni minima cosa (traducendo la trilogia di Larsson trovai alcuni svarioni che tolsi d’ufficio essendo l’A. defunto, per non fargli fare figuracce postume…). Evidentemente non tutti lavorano allo stesso modo (e questo vale anche per i redattori)




  2.  
    Paola
     
     
     
     
     

    Sono assolutamente d’accordo con questa recensione. L’impressione è quella che l’autore non sappia nulla dei personaggi, non li capisca affatto. Manca del tutto l’anima di Lisbeth e Mikael. Sono rimasta davvero delusa, soprattutto perché sento forte la sensazione che a Lagercrantz non piacciano i personaggi, che tratta come semplici comparse senza personalità. Ciò che ho trovato maggiormente interessante sono state le informazioni sui bambini autistici e savant!
    Mi pare che anche la traduzione non sia all’altezza, ma forse le mancanze sono a monte.
    E’ davvero un peccato, meglio fermarsi al terzo libro.




  3.  
     
     
     
     
     

    Una bella delusione insomma. Sì, anch’io sono d’accordo. Anzi, a dire il vero la mia impressione è che per via di una brillante operazione di marketing sia stata terribilmente forzata una trama che invece era costruita magistralmente e fluiva a meraviglia.
    Lo stile… non saprei. Un bel tentativo, tanto studio, ma a mio parere non basta. Perdonate il cinismo ma questo non lo definirei un thriller. Per via dello stile pseudo scopiazzato Lagercrantz finisce sempre per mandare all’aria ogni briciolo di suspance sotto i nostri occhi. E senza suspance, per me, non è un thriller.
    Momento sincerità: mi ha fatto comunque piacere rincontrare ancora una volta i personaggi che ho tanto amato – ben ritratti o meno.
    Buona serata.




  4.  
    loris

    Non mi sembra però propio così brutto da leggere questo libro….è vero però che Larsson è per ora è imbattibile…




  5.  
    luca

    Guarda, sei male informato, questo pessimo libro è stato interamente scritto senza gli appunti di Larsson, poichè è la compagna che vissuto una vita con lui ad averli, ma la cara famiglia del romanziere non solo non ha riconosciuto alcunchè alla donna ma si è rifiutata di far pubblicare un nuovo libro con i ‘VERI’ appunti di Steig, preferendo un libro scritto da zero dell’autore della biografia di Ibrahimovich, ossia uno sconosciuto senza storia.

    Sono stato, sono e sarò un grande sostenitore della trilogia, ma questo nuovo libro non lo leggerò mai, perchè con millennium non ha nulla a che vedere.

    Ripeto, la tua recensione è totalmente inesatta, non conosci la storia che c’è dietro, è evidente, ma la castroneria più evidente è che hai osato scrivere che il nuovo libro è basato sugli appunti. ORRORE




  6.  

    Ho appena terminato di leggere questo quarto libro, e ne sono rimasta molto delusa….anche a me Lisbeth sembrava uscita da un fumetto, soprattutto per i dialoghi davvero orribili che stonano terribilmente col suo personaggio. I discorsi attinenti alla pirateria informatica per me erano molto ostici, sorvolavo in fretta questi passaggi per non rischiare di stufarmi prima di aver terminato il libro. Insomma, speravo di meglio, mi sono spiegata poi la bassa qualità del libro leggendo i ringraziamenti dell’autore….c’erano di mezzo il padre e il fratello di Larsson!





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