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Un articolo a caso


La «Trilogia dell’Area X» di Jeff VanderMeer

 
I tre volumi della «Trilogia dell'Area X» di Jeff VanderMeer
I tre volumi della «Trilogia dell'Area X» di Jeff VanderMeer
I tre volumi della «Trilogia dell'Area X» di Jeff VanderMeer

 
Scheda del libro
 

Autore: Jeff VanderMeer (traduzione di Cristiana Mennella)
 
Titolo: Annientamento. Autorità. Accettazione. Trilogia dell'Area X. Libro primo, secondo, terzo
 
Casa editrice: Einaudi
 
Anno: 2015
 
ISBN: I: 9788806218287; II: 9788806218294; III: 9788806218300
 
Pagine: I: 186; II: 292; III: 288
 
Formato: cartaceo; eBook
 
Genere:
 
Il nostro voto
 
 
 
 
 
4/5


Voto degli utenti
Non ci sono ancora voti.

 

Aspetti positivi


Grande bellezza e novità della storia, che cattura come un serial televisivo

Aspetti negativi


La frammentarietà dell’opera può alla lunga stancare il lettore


In sintesi

Annientamento, Autorità, Accettazione sono i titoli che compongono la «Trilogia dell’Area X» di Jeff VanderMeer, pubblicata in Italia da Einaudi.

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pubblicatogiovedì, 27 ottobre 2016 da

 
La nostra recensione
 
 
I tre volumi della «Trilogia dell'Area X» di Jeff VanderMeer

I tre volumi della «Trilogia dell’Area X» di Jeff VanderMeer

Quando vedi la bellezza nella desolazione qualcosa dentro di te cambia

Jeff VanderMeer è uno degli esponenti principali del cosiddetto New Weird, sottogenere della fantascienza, ambito nel quale l’autore si è nel corso degli anni distinto per la sua ricca e generalmente riuscita produzione di racconti e romanzi. Difficile però ascrivere tout court a tale categoria la Trilogia dell’Area X, che la casa editrice Einaudi ha pubblicato anche nel nostro paese nella collana «Supercoralli».

Sarei più propenso a considerare invece l’opera come narrativa mainstream caratterizzata, questo sì, da richiami a temi fantascientifici e horror. Non a caso molti lettori hanno creduto di riconoscere nella Trilogia dell’Area X echi del Lovecraft più fantascientifico, di Philip K Dick e di James Ballard. Tuttavia non credo che i richiami a questi autori siano davvero voluti, ammesso che vi siano: ho invece la sensazione che siano conseguenza dell’humus letterario dell’autore, peraltro molto versato anche in biologia, ambiente e persino ornitologia.

Ma, inquadramento dei libri a parte (ciò che conta davvero è se valga la pena leggerli, e vi assicuro che la risposta è affermativa), una cosa possiamo comunque affermare senza tema di smentita, e cioè che si tratta di un lavoro imponente e ricca di suggestioni.

Già le modalità dell’originaria pubblicazione negli Stati Uniti hanno destato sensazione: i vari elementi della trilogia sono infatti approdati in libreria alla cadenza di tre mesi l’uno dall’altro. Il che ha indubbiamente favorito nei lettori la lettura in blocco dei volumi, che del resto consiglio caldamente, al fine di non perdere troppo di vista il complesso svolgimento della storia.

Anche nel nostro paese la trilogia è stata pubblicata a tambur battente, il che è sicuramente un bene, come avrete capito. Già, perché una volta intrapresa la lettura – ipnotica e a tratti anche impegnativa, voglio dirlo subito – si viene irrimediabilmente catturati dalla narrazione, popolata da personaggi che ciclicamente appaiono e scompaiono lungo tutto l’arco della trilogia. È questa una caratteristica peculiare della struttura narrativa scelta da VanderMeer: l’alternanza nel racconto delle varie vicende vissute dai protagonisti, tutte interconnesse tra loro.

Un approccio del genere naturalmente non sempre favorisce la lettura e anzi a volte ingenera confusione nel lettore che, catturato dal perverso meccanismo narrativo, continua a leggere, leggere, leggere… fino all’epilogo della storia, che peraltro è tale fino a un certo punto: il finale rimane infatti sostanzialmente aperto.

D’altronde c’era da aspettarselo, da un autore come VanderMeer, che sembra richiamarsi a certe logiche di tipo televisivo, giustamente definite compulsive dal New York Times. Segnalo in proposito che l’importante produttore cinematografico Scott Rudin (The Social Network, Non è un paese per vecchi) ha acquisito i diritti cinematografici, intenzionato a trarre una serie di film basati sulla Trilogia X.

Tutto ruota attorno alla misteriosa Area X, una remota zona della Florida dove si sono verificati nel tempo fenomeni “naturali” bizzarri e pericolosi. L’area, recintata e tenuta separata dal resto del mondo, è tenuta sotto osservazione da una oscura e potente agenzia governativa, la Southern Reach. I luoghi, vivi in modi inquietanti e mostruosi, sembrano mutati in qualcosa di profondamente diverso da tutto ciò che conosciamo o che abbiamo conosciuto, e a nulla o quasi servono le molteplici missioni di scienziati inviati sul posto per cercare di capire cosa sta accadendo.

L’esito di tali spedizioni è anzi perlopiù fatale, ma non voglio rivelare troppo della storia: dirò solo che la vicenda inizia con una missione tutta al femminile nell’Area X, il rinvenimento di un pozzo e di un faro che definire pericolosi è eufemistico, per poi esplorare da un lato le vicende contorte e complottiste della famigerata Southern Reach e dall’altro la tragica espansione dell’Area, fino alla conclusione della vicenda, che vede il rientro nell’Area dell’improbabile coppia formata da una biologa e da un uomo allo sbando, Controllo, ex direttore in disgrazia dell’agenzia governativa. Ebbene sì, l’autore è riuscito a inserire anche una struggente storia d’amore all’interno della tragica epopea dell’Area X.

L’opera offre più livelli di lettura: in primis il topos narrativo, ma anche filosofico, della lotta dell’uomo contro una natura ostile. Una battaglia destinata alla sconfitta, anche a causa della provvisorietà e fragilità della condizione umana. Non a caso al riguardo qualche critico si è spinto a evocare, tra i tanti possibili rimandi, addirittura Conrad e Hemingway.

Proseguendo sulla stessa linea interpretativa, sono piuttosto evidenti nella Trilogia X i temi della illogicità della nostra stessa esistenza e della fallacità delle percezioni umane, spesso inadatte a comprendere fenomeni e situazioni infinitamente più complessi di noi.

È molto interessante e nient’affatto scontato il grande risalto concesso ai personaggi femminili, protagonisti in tutta la vicenda in ruoli non sempre rivestiti dal cosiddetto gentil sesso, che del resto qui spesso di gentile ha davvero poco: penso alle figure della direttrice dell’agenzia e della biologa, due donne tormentate, ma anche determinate e forti, un po’ come la Ellen Ripley interpretata da Sigourney Weaver nel celeberrimo film Alien.

La scrittura della Trilogia dell’Area X è elegante e scorrevole, e la tensione che anima i primi due volumi è davvero altissima: il lettore si sente quasi costretto a proseguire la lettura, dal momento che con furba “cattiveria” l’autore centellina il disvelamento della trama lungo l’arco dell’intera trilogia.

I meccanismi utilizzati sono, come già accennato, l’alternanza delle voci narranti e dei relativi punti di vista, al prezzo però di un’inevitabile, sia pur voluta, frammentazione espositiva. Tuttavia se i primi due libri, e specialmente il primo, catturano l’attenzione del lettore come potenti calamite, nel terzo e ultimo volume il meccanismo sembra un po’ incepparsi: l’autore, obbligatoriamente costretto a raccogliere le fila dell’intera storia, si rifugia a volte nel non detto, cadendo a volte in un eccesso di ellitticità. La lettura, a questo punto gravata dalla solita discontinuità narrativa, diviene a tratti faticosa e, giunti all’agognato termine dell’opera, si può provare la spiacevole sensazione di non avere ottenuto tutte le risposte ai tanti interrogativi sollevati dal mefistofelico VanderMeer.

Uno schema narrativo indubbiamente coraggioso dunque, volto a confermare la stessa incomprensibile natura della minaccia gravante sulla sciagurata razza umana. Ma, come sembra suggerire lo stesso autore nell’ultima parte della Trilogia dell’Area X, se i suoi protagonisti non possono fare altro che accettare il terribile cambiamento in atto nella storia, in fondo insignificante se vista in una scala cosmica del loro pianeta, noi lettori dobbiamo fare altrettanto con la particolare, comunque mai sciatta o scontata scrittura di quel grande autore che risponde al nome di Jeff VanderMeer.




Luigi Milani

 
Luigi Milani è giornalista freelance, editor e traduttore. Autore di due romanzi e una raccolta di racconti, ha curato le edizioni italiane degli ultimi due libri di Jasmina Tešanović, Processo agli Scorpioni e Nefertiti (Stampa Alternativa 2008-2009), e le versioni italiane di alcuni racconti di Bruce Sterling (40k eBooks). È tra i fondatori delle Edizioni XII. Vive e lavora a Roma.Per la Graphe.it edizioni dirige la collana di narrativa digitale eTales.








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