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Un articolo a caso


Un matrimonio benedetto, di Ngūgī wa Thiong’o

 
Ngūgī wa Thiong’o, Un matrimonio benedetto
Ngūgī wa Thiong’o, Un matrimonio benedetto
Ngūgī wa Thiong’o, Un matrimonio benedetto

 
Scheda del libro
 

Autore: Ngūgī wa Thiong’o (traduzione di Marco Ferrazza; per il racconto «Un matrimonio benedetto» la traduzione è di Alessandro Agus)
 
Titolo: Un matrimonio benedetto
 
Casa editrice: Quarup
 
Anno: 2015
 
ISBN: 9788895166360
 
Pagine: 192
 
Formato: cartaceo
 
Genere: ,
 
Il nostro voto
 
 
 
 
 
4/5


Voto degli utenti
Non ci sono ancora voti.

 

Aspetti positivi


La capacità di descrivere in poche pagine stati d'animo e situazioni molto intime.

Aspetti negativi


Alcuni aspetti tipici della cultura kenyota sarebbero stati più comprensibili con qualche nota in più.


In sintesi

Tredici racconti compongono l’antologia «Un matrimonio benedetto» di Ngūgī wa Thiong’o, pubblicata in Italia dalla casa editrice Quarup di Pescara.

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pubblicatovenerdì, 4 novembre 2016 da

 
La nostra recensione
 
 
Ngūgī wa Thiong’o, Un matrimonio benedetto

Ngūgī wa Thiong’o, Un matrimonio benedetto

Un matrimonio benedetto è il titolo di uno dei tredici racconti di Ngugi wa Thiong’o che compongono l’antologia omonima, pubblicata in Italia da Quarup. Il titolo originale della raccolta, uno degli ultimi testi in inglese di Ngūgī wa Thiong’o, è Secret Lives, and Other Stories e la prima pubblicazione risale al 1975.

L’antologia è composta di tre parti (Madri e figli – tre racconti; Dominatori e vittime – sei racconti; Vite nascoste – quattro racconti) che ruotano attorno a temi cari all’autore, quali l’identità propria di un popolo, l’appiattimento dovuto alla cultura colonialista, l’esprimersi attraverso le parole e le storie che risuonano nell’intimo di ogni persona.

Con la sua penna, Ngūgī wa Thiong’o ci porta a conoscere le vite di donne che si sentono rifiutate perché non hanno figli ma anche donne che riescono a ribellarsi a questa imposizione; ragazzi che per essere qualcuno vanno all’estero a studiare e poi tornano tronfi del loro sapere e ragazzi che rimangono, sono ben visti da tutti, ma poi alla fine non sono così diversi da quelli che sono andati via. Una sorta di disfacimento di tutto un tessuto è quello che ci scorre sotto gli occhi leggendo le storie raccontate da Ngūgī wa Thiong’o in Un matrimonio benedetto.

Alcune storie, com’è ovvio che sia, restano più impresse nella memoria di chi legge. Quella di Nyokabi, per esempio, che «sapeva che stava diventando vecchia […] così vecchia, e ancora nessun figlio! Questa era la sua preoccupazione. Era una cosa inconcepibile. Era sterile». Eppure, in una maniera del tutto inaspettata, la pioggia che cade la rende feconda e capace di ri-dare la vita. O ancora il racconto «La vittima» che narra di «quando il Signor e la Signora Garstone furono assassinati da delinquenti sconosciuti in casa loro» e dei «molti commenti a riguardo» che ne nacquero. Ovviamente i «bianchi» davano per scontato che a compiere l’efferato delitto fossero stati i «neri». E, alla fine, risulta pure evidente che le cose stessero così. Ma siamo sicuri?

Racconti brevi, che si leggono con piacere e sollevano interrogativi.

Ho trovato un po’ scomodo l’apparato critico a fine libro e abbastanza prevedibile la copertina dell’edizione italiana.




Roberto Russo

 
Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.








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