Un articolo a caso


Verde brillante, di Stefano Mancuso e Alessandra Viola

 
Stefano Mancuso - Alessandra Viola, Verde brillante. Sensibilità e intelligenza del mondo vegetale
Stefano Mancuso - Alessandra Viola, Verde brillante. Sensibilità e intelligenza del mondo vegetale
Stefano Mancuso - Alessandra Viola, Verde brillante. Sensibilità e intelligenza del mondo vegetale

 
Scheda del libro
 

Autore: Stefano Mancuso - Alessandra Viola
 
Titolo: Verde brillante. Sensibilità e intelligenza del mondo vegetale
 
Casa editrice: Giunti
 
Anno: 2017 (prima edizione 2013)
 
ISBN: 9788809811096
 
Pagine: 144
 
Formato: cartaceo; eBook
 
Genere: , ,
 
Il nostro voto
 
 
 
 
 
4.5/5


Voto degli utenti
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Aspetti positivi


Il libro ha avuto grande risonanza, la sua importanza riguarda non soltanto gli specifici contenuti del testo, le abilità dei vegetali, ma anche, anzi, soprattutto, le conseguenze che derivano dalle conclusioni: l’orientamento verso un orizzonte più biocentrico e, forse, l’ampliamento della sfera di ciò che è considerabile come moralmente rilevante.

Aspetti negativi


Molti paragoni con il mondo animale che, alla lunga, possono risultare pesanti. Il libro è un continuo accostare ciò che fanno le piante con ciò che fanno gli animali, nei termini di «quanti animali lo sanno fare?» Questo pone questioni legate ai problemi di cui abbiamo trattato all’interno della recensione.


In sintesi

«Verde brillante» è un saggio di Stefano Mancuso e Alessandra Viola il cui sottotitolo è chiarificatore: «Sensibilità e intelligenza del mondo vegetale».

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pubblicatovenerdì, 22 settembre 2017 da

 
La nostra recensione
 
 

«In principio fu il verde» (Stefano Mancuso e Alessandra Viola in «Verde brillante»)

Osserviamo la seguente immagine:

Verde brillante: uccello su un ramo

Chiediamoci, ora, che cosa vediamo. «Un uccello» è la risposta maggiormente data da coloro a cui vengono sottoposte immagini simili. L’animale è certamente in risalto, ma non è l’unico elemento presente sulla scena. Ci sono – e non nascoste alla vista – anche le piante. Anzi, in effetti si potrebbe dire che è proprio l’elemento vegetale ad occupare la maggior quantità di spazio all’interno dell’immagine, eppure, nonostante questo, sono ben poche le persone che ne nominano la presenza nel descrivere il contenuto della figura.

Questo fenomeno, emblematicamente denominato plant blindness (letteralmente, «cecità verso le piante») è un chiaro indice della qualità del nostro rapporto con il mondo vegetale. Per i più, le piante esistono unicamente come presenze il cui rapporto con noi si esaurisce nel nostro «guardare e passare». La pianta è, nella visione comune, assolutamente inerte, senz’altro utile per quel che conosciamo della sua funzione, ma priva di qualsiasi altro attributo che la possa qualificare come un ente più vicino alla categoria dei viventi che a quella dei meri oggetti. Il punto, però – e qui inizia il lavoro degli autori – è che le piante sono ben più che semplici enti che si limitano ad esistere. Tanto per cominciare, anche volendo ammettere che «esistono e basta» (quindi non riconoscendo loro alcuna forma di intelligenza, neanche la più semplice, o di sensibilità), bisogna dire che esistono in modo attivo. Questa è, per intenderci, la visione espressa dalla «piramide dei viventi» di Charles de Bovelles tratta dal Liber de sapiente del 1509, di chiara ispirazione aristotelica.

Verde brillante: Piramide dei viventi, di Charles de Bovelles

Qui, le piante si trovano sul secondo gradino, comprese tra le rocce (descritte con est, ossia soltanto esistenti) e gli animali (est, vivit et sentit, per indicare che esistono, sono vivi e anche senzienti). Le piante (est et vivit), dunque, esistono e sono vive. In che senso «vive»? Nel senso aristotelico del termine1)Aristotele introduce nel trattato Sull’anima una distinzione tra anima vegetativa, sensitiva e razionale. Alle piante è riconosciuta soltanto la prima, quella vegetativa, un principio vitale elementare, deputato all’esclusiva regolazione dell’attività biologica. In altre parole, le piante non possono essere considerate del tutto inanimate, alla stregua di oggetti, in quanto si riproducono, nascono e crescono. Sono però prive di sensibilità e di capacità di movimento., e proprio in questo senso siamo ancora oggi abituati a pensarle. Ma le cose stanno davvero così?

Le piante, dicevamo, sono più che semplici enti soltanto esistenti (e, abbiamo aggiunto, viventi). Ma quanto «più»? Possiedono sensi? Possiedono intelligenza? Per Mancuso, le piante sono dotate dei cinque sensi «classici» (vista, olfatto, udito, gusto e tatto), più un’altra quindicina, tra cui la capacità di avvertire e calcolare gravità e campi elettromagnetici e quella di identificare e distinguere varie sostanze chimiche. Sanno poi comunicare con altre piante, trasmettere agli animali segnali funzionali, e distinguere le piante imparentate, instaurando con esse rapporti non competitivi.

Alcune questioni sul libro «Verde brillante»

Stefano Mancuso - Alessandra Viola, Verde brillante. Sensibilità e intelligenza del mondo vegetale

Stefano Mancuso – Alessandra Viola, Verde brillante. Sensibilità e intelligenza del mondo vegetale

Non ci interessa, qui, soffermarci a descrivere le singole, particolari abilità del mondo vegetale: il lettore potrà scoprirle di volta in volta all’interno del libro. Ci importa, invece, soffermarci su un’importante questione, evidenziata più volte dagli autori. Secondo Mancuso, le piante sono letteralmente intelligenti, pur non possedendo, come ovvio, l’organo tradizionalmente deputato a sede dell’attività psichica, cioè il cervello. Dunque, la domanda che l’autore pone è: «poiché non hanno un cervello, le piante non ragionano?»2)Mancuso, Viola, Verde brillante, p. 109..

Nel testo viene fatto notare come, d’altro canto, difficilmente venga messo in dubbio che la pianta sia in grado di nutrirsi o respirare nonostante la rispettiva assenza di stomaco e polmoni. Ciò sembra porre la questione in almeno due termini: uno linguistico, per cui dovremmo capire se è possibile utilizzare parole come, appunto, «intelligenza» posta la mancanza del «corrispettivo» organo, e uno evolutivo, per cui possiamo continuare ad usare questi termini ammettendo la possibilità di strategie evolutive alternative che prescindano dalla presenza di certe strutture biologiche.

Specialmente quest’ultimo punto pone il problema di definire ciò che intendiamo con intelligenza (e nutrizione, respiro, vista, udito, ecc…). Gli autori hanno scelto, come definizione, una proposta tra le più ampie: l’intelligenza è la capacità di risolvere problemi. In questo senso, la pianta ne è sicuramente dotata. Numerose evidenze di laboratorio, a partire da quelle descritte nel testo, rivelano che le piante sono in grado di prendere decisioni ed elaborare strategie per fronteggiare problemi di adattamento o evitare pericoli.

Per completezza, dobbiamo aggiungere che nel libro non si prende in considerazione il nodo dell’autoreferenzialità della pianta, che può portare a letture diverse del fenomeno in base al modo a cui lo si sviscera. La pianta sa di prendere decisioni? O meglio, che cosa significa, in questo caso, sapere di averle prese? Sull’altro versante, notano gli autori, è pur vero che spesso l’umanità si è mossa in modo tale da definire qualità, proprietà e attributi rendendoli, di fatto, applicabili esclusivamente alla nostra specie. L’intelligenza è, invece – e questo reputo sia uno dei punti più importanti del testo – «una proprietà della vita, qualcosa che deve essere posseduta anche dal più umile organismo unicellulare»3)Mancuso, Viola, Verde brillante, p. 112. (corsivo mio). Quest’idea per cui l’intelligenza sia connaturata alla vita stessa, nella misura in cui qualsiasi organismo vivo e attivo si trova a dover «risolvere questioni», permette non solo un più onesto ridimensionamento e ricollocamento dell’Homo sapiens nella sfera dei viventi, ma consente anche di accettare la vasta definizione di intelligenza che abbiamo dato sopra senza per questo dover ipotizzare l’esistenza di un’unica forma di intelligenza (le differenze, per gli autori, sarebbero di ordine quantitativo e non qualitativo).

Dunque, forse è qui che sta la vera rivoluzione di cui si è parlato in riferimento a questo libro (che ha riscosso, per l’appunto, molto successo): non tanto nel suo rivelare di volta in volta le abilità e le competenze del mondo vegetale, quanto più nella prospettiva che sembra aprire. L’orizzonte della nostra considerazione diventa sempre più biocentrico: se certi attributi prima considerati di proprietà esclusiva dell’uomo sono stati poi estesi agli animali, ora potrebbero essere riconosciuti anche alle piante. In questo senso, la domanda che dobbiamo porci, oltre a quelle del «se» e del «come» intendere questa attribuzione, è: cosa cambierebbe nel nostro modo di pensare il mondo?

Foto | Uccello nella naturaPiramide dei viventi

Note   [ + ]

1.Aristotele introduce nel trattato Sull’anima una distinzione tra anima vegetativa, sensitiva e razionale. Alle piante è riconosciuta soltanto la prima, quella vegetativa, un principio vitale elementare, deputato all’esclusiva regolazione dell’attività biologica. In altre parole, le piante non possono essere considerate del tutto inanimate, alla stregua di oggetti, in quanto si riproducono, nascono e crescono. Sono però prive di sensibilità e di capacità di movimento.
2.Mancuso, Viola, Verde brillante, p. 109.
3.Mancuso, Viola, Verde brillante, p. 112.



Samuele Strati

 








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