Un articolo a caso


Noblesse Oblige, l’orgoglioso ritorno dei Decibel

 

 
Scheda
 

Autore: Decibel
 
Titolo: Noblesse Oblige
 
Etichetta: Sony Music Entertainment Italy S.p.A.
 
Anno: 2017
 
Genere: ,
 
Il nostro voto
 
 
 
 
 
5/5


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Aspetti positivi


Grande energia musicale e alta qualità dei testi per il ritorno di una band italiana storica, nata negli anni del punk.

Aspetti negativi


Il disco potrebbe non piacere a chi è abituato ad ascoltare i singoli brani invece dell’intero album, come sempre più spesso accade nell’odierna era delle playlist


In sintesi

A 37 anni di distanza da Vivo da re, i Decibel (Enrico Ruggeri, Silvio Capeccia e Fulvio Muzio) tornano con l’album «Noblesse Oblige».

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pubblicatodomenica, 23 aprile 2017 da

 
La nostra recensione
 
 
Decibel, Noblesse Oblige

Decibel, Noblesse Oblige

Morirò con la faccia al vento
Morirò mai contento soddisfatto mai.

In questi tempi di riunioni di band storiche, a volte, diciamocelo, anche imbarazzanti per… raggiunti limiti d’età, potevano mancare i mitici Decibel di Enrico Ruggeri? Direi proprio di no, e infatti, a quasi quarant’anni di distanza dal loro ultimo anno – per la precisione Vivo da re è del 1980 – il gruppo capitanato dall’inossidabile Ruggeri si è ricostituito in pompa magna.

Ma la band non si è limitata a ripescare il vecchio, glorioso repertorio del bel tempo che fu, in ossequio alle spietate logiche commerciali dell’industria discografica. Nossignori, i Decibel di oggi, ossia il trio composto da Enrico Ruggeri, Silvio Capeccia e Fulvio Muzio, spinti dall’entusiasmo di tornare a far musica assieme, si sono ritrovati in ottima forma e soprattutto in piena sintonia: il che li ha spinti a comporre nuova musica e a suonare come si faceva un tempo, ossia senza la dilagante e omologante elettronica di oggi.

Lo stesso Ruggeri mesi fa aveva dichiarato, con disarmante sincerità: «Proviamo a scrivere delle canzoni: se riteniamo non siano all’altezza degli album pubblicati dai Decibel, che vengono ricordati ancora oggi a quarant’anni di distanza, buttiamo via tutto. Questo è quello che ci siamo detti prima di cominciare a registrare. L’album uscirà: abbiamo vinto anche con il nostro passato».

Il risultato della ritrovata intesa è Noblesse Oblige, un disco denso e compatto per ispirazione e sorprendentemente fresco quanto a impatto sonoro ed energia.

«Noblesse Oblige» dei Decibel

L’album è suonato e cantato magnificamente, e regala da subito più di un brivido a chi, come il sottoscritto, scoprì la band «molti capelli fa», ossia sul finire degli anni ’70: già il brano d’apertura, My My Generation, suona come una sorta di manifesto programmatico, oltre che per il testo anche per la melodia trascinante introdotta da tastiere poderose, orgogliosamente vintage.

Gli altri brani scorrono impeccabili nell’arrangiamento e nelle atmosfere, distanti anni luce dal tipo di musica – spesso di plastica, lasciatemelo dire – prodotta oggi: il disco sembra estratto da una capsula temporale sepolta nel 1980 o giù di lì.

Ma non si pensi a un album datato o all’insegna della nostalgia più brizzolata: al contrario, i tre ex ragazzi di un tempo continuano a far musica come facevano allora, senza furberie da fotocopiatrice. Certo, il peso di Ruggeri, che nei decenni successivi allo stop dei Decibel è cresciuto sino a divenire uno dei più importanti compositori di musica pop – rock, si avverte tutto: brani come L’ultima donna, Universi paralleli e Crudele poesia potrebbero figurare tranquillamente in uno dei suoi album da solista, ma la cosa non stupisce né, francamente, dispiace.

Nel disco non manca comunque la riproposta delle due canzoni più celebri della band, ossia Contessa (a proposito, è ufficiale: il brano non voleva essere un’invettiva contro Renato Zero, come pure lasciarono furbescamente credere i Decibel di allora, rivolta invece com’è allo stereotipo della rockstar annoiata e viziata) e Vivo da re, inserite però non per biechi motivi commerciali, quanto per riannodare virtualmente i fili di un discorso interrotto ma mai davvero chiuso.

Poi, se come il sottoscritto, vi divertite a rintracciare citazioni musicali, nel martellante ritornello di My My Generation potreste anche trovare in echi divertenti della storica My Sharona dei Knack (ve li ricordate, vero?)…

Ma in tutto il disco non mancano rimandi, più o meno scoperti, a certe sonorità elettro-pop in voga a cavallo tra la fine degli anni ’70 e i primi anni ’80, dagli immancabili Ultravox e Visage a certe fughe di tastiere in puro stile Genesis.

Qualche giovane ascoltatore potrebbe, volendo, rinvenire qualche somiglianza con l’ultimo album dei Baustelle, specie nell’impianto melodico e in alcune sonorità, come nello splendido brano Gli anni del silenzio, che pure omaggia a tratti la chitarra di Andy Summers dei primi Police: tutto vero, ma in questo caso farebbe bene a tenere a mente che il modello ispirativo, conscio o inconscio, è rappresentato proprio dai Decibel. E non viceversa, naturalmente.

Per concludere segnalo che la band ha intrapreso un tour, che già alle prime date sta confermando lo stato di grazia dei tre «diversamente giovani» Decibel. Per il calendario dei concerti vi consiglio di tenere d’occhio il sito ufficiale del gruppo.

Tracklist di «Noblesse Oblige» dei Decibel

  1. My My Generation
  2. Noblesse oblige
  3. Gli anni del silenzio
  4. L’ultima donna
  5. Universi paralleli
  6. Il Jackpot
  7. Contessa
  8. Fashion
  9. Crudele poesia
  10. La bella e la bestia
  11. Triste storia di un cantante
  12. Il primo livello
  13. Vivo da re



Luigi Milani

 

Luigi Milani è giornalista freelance, editor e traduttore. Autore di due romanzi e una raccolta di racconti, ha curato le edizioni italiane degli ultimi due libri di Jasmina Tešanović, Processo agli Scorpioni e Nefertiti (Stampa Alternativa 2008-2009), e le versioni italiane di alcuni racconti di Bruce Sterling (40k eBooks). È tra i fondatori delle Edizioni XII. Vive e lavora a Roma.

Per la Graphe.it edizioni dirige la collana di narrativa digitale eTales.



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