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Un articolo a caso


Duke Ellington e l’earl grey verde

 
Duke Ellington
Duke Ellington
Duke Ellington

 
Il libro e il te
 

Titolo libro: La musica è la mia signora
 
Autore: Duke Ellington (traduzione di Francesco Pacifico e Franco Fayenz)
 
Tè (o infuso): Earl grey verde
 
Genere:
 
Voto libro
 
 
 
 
 


 
Voto tè
 
 
 
 
 


 
Punteggio totale
 
 
 
 
 
3.5/5


Voto degli utenti
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Aspetti positivi


Un libro coinvolgente e imperdibile per chi ama Ellington.

Aspetti negativi


Non è il saggio di un professionista. Da leggere solo per conoscere meglio, nel bene e nel male, una vera e propria leggenda.


In sintesi

Duke Ellington ci guida nella sua storia personale, in quella del jazz, della musica, ma ci fa conoscere da vicino anche altri musicisti e collaboratori.

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pubblicatosabato, 3 gennaio 2015 da

 
Il nostro abbinamento
 
 

C’erano una volta una splendida ragazza e un ragazzo niente male che s’innamorarono e convolarono a nozze. Erano davvero una bella coppia, andavano d’accordo e Dio benedisse la loro unione con un bell’ometto di quattro chili e rotti. E loro gli vollero bene: lo allevarono, lo nutrirono come si deve, lo coccolarono, lo viziarono. Lo portarono insomma in palmo di mano, esaudirono ogni suo desiderio. Infine, quando ebbe sette o otto anni, lo lasciarono camminare con i suoi piedini.

La casa editrice minimum fax ha avuto la splendida idea di dedicare alcune sue pubblicazioni al jazz, al blues e ai suoi protagonisti. Music is my mistress (La musica è la mia signora) è l’autobiografia di Duke Ellington (1899-1974), edita nel 1973 e tradotta per la minimum fax da Francesco Pacifico e Franco Fayenz.

L’autore ci guida nella sua storia personale, in quella del jazz, della musica. Diventa il nostro anfitrione e ci fa incontrare anche altri musicisti e collaboratori. È naturalmente il suo punto di vista su tutto questo, quindi, come capita in questi casi, non potete aspettarvi uno sguardo professionalmente distaccato. D’altronde è anche questo il bello delle autobiografie, no?

Duke EllingtonSe non avete mai sentito nulla del “Duca”, pianista, prolifico compositore per oltre sessant’anni, direttore d’orchestra è arrivato il momento di fare una veloce incursione su Youtube e di comprare magari una collezione dei suoi successi. Un assaggio (anche della sua personalità) lo trovate a inizio post.

Vi chiederete cosa può mai avere a che fare il jazz con il tè verde. Non dovrei star qui a parlare di qualche super alcolico, compagno di malinconie blues o di frenetici ritmi jazz? Ebbene, tempo fa, proprio mentre leggevo la storia della Blue Note Records, sono stata costretta a una dieta stringatissima che mi proibiva qualsiasi tipo di alcool e di tè, ad eccezione del tè verde. Potete immaginare lo sconforto e l’associazione che mi si è creata in mente.

All’epoca ero anche appassionata di earl grey e mi ero rassegnata con la sua versione verde, sempre un po’ troppo amarognola per i miei gusti (lo lascio troppo in infusione, è vero). È stato allora, comunque, che ho scoperto che con il tè verde è possibile realizzare anche un liquore. Dunque, se proprio volete ricreare un’atmosfera alcolica, ecco la ricetta (a quei tempi, chissà, ce l’avrebbero tirata dietro insieme alla bottiglia).

Signore e signori, per l’occasione ci siamo messi nei panni del canguro e abbiamo imbracciato il didjeridoo, il che praticamente fa di noi dei neozelandesi o degli aborigeni australiani. Da questo punto di vista, è difficile dire chi se la ride a spese di chi. Harold Ashby è stato invitato con la forza ad asportare dal suo stile un po’ delle sue carismatiche cineserie, ma solo dopo che il pianista avrà portato a termine il suo rikitiki. (da una presentazione di Ellington)




Giulia Greco

 
Giulia Greco scrive da sempre, ma pubblica da poco. Passa il tempo libero leggendo, curiosando nei musei, passeggiando, seguendo le serie tv. Non dice molto di sé, ma si è lasciata convincere ad aprire un blog e a trovarsi un posticino nei social. Collabora felicemente con Lazy Book e Graphe.it.








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