Un articolo a caso


Il cardellino, il Jasmine Silver Sickle e i servizi da tè

 
Il cardellino, il Jasmine Silver Sickle e i servizi da tè
Il cardellino, il Jasmine Silver Sickle e i servizi da tè
Il cardellino, il Jasmine Silver Sickle e i servizi da tè

 
Il libro e il te
 

Titolo libro: Il cardellino
 
Autore: Donna Tartt (traduzione di Mirko Zilahi de Gyurgyokai)
 
Tè (o infuso): Jasmine Silver Sickle
 
Genere:
 
Voto libro
 
 
 
 
 


 
Voto tè
 
 
 
 
 


 
Punteggio totale
 
 
 
 
 
3.5/5


Voto degli utenti
2 Voti totali

 

Aspetti positivi


Un romanzo ben scritto, pieno di passione per l'arte. Una gioia per chi ama una narrazione costruita con attenzione e una lingua curata.

Aspetti negativi


Le descrizioni, che tanto arricchiscono la trama, allo stesso tempo, in alcuni passaggi, la appesantiscono.


In sintesi

Il cardellino è il romanzo con cui Donna Tartt ha vinto il Pulitzer 2014: un libro corposo che va letto con calma e accompagnandolo con un tè verde.

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pubblicatosabato, 7 marzo 2015 da

 
Il nostro abbinamento
 
 

Il cardellino, il Jasmine Silver Sickle e i servizi da tèLo sapevate che Donna Tartt, Premio Pulitzer 2014 per Il cardellino, è una delle scrittrici meno prolifiche dei nostri tempi? Il romanzo che la rese famosa, La storia segreta, venne pubblicato nel 1992. Il suo secondo libro, Il piccolo amico, è uscito nel 2002. Il Cardellino è stato pubblicato nell’ottobre del 2013 ed era un successo annunciato.

Difficilmente compro libri pubblicizzati in modo eclatante, ma questa volta ero curiosa perché l’autrice sembra sottrarsi alle recenti regole del mercato letterario che vedono nell’iper produttività una caratteristica imprescindibile per ogni scrittore.

Su carta, Il cardellino, edito da Rizzoli e tradotto da Mirko Zilahi de Gyurgyokai è di ben ottocentonovantadue pagine (per 20 euro), ma, credetemi, anche leggerlo in ebook mi dava la misura della sua corposità: la percentuale del testo letto si incrementava pian pianino, troppo visto che ogni pagina mi riempiva la testa di descrizioni e storie. A proposito di storie, ecco, in breve, la trama.

Theodor Decker ha solo tredici anni quando una serie di ordigni fanno esplodere le sale del museo in cui si trova con sua madre (suo padre, alcolizzato, li ha lasciati molto tempo prima). Theo esce dal museo con un anello, donatogli da un uomo morente insieme a un indirizzo, e un quadro, Il cardellino appunto, rubato senza rendersene conto.

Ho seguito Theo nella sua solitudine, nel suo amore per il dipinto, nella sua dipendenza dalle droghe e nel suo amore per Pippa, la ragazza incontrata al museo, che ne uscirà ferita, ma meno distrutta emotivamente.

Mi sono affezionata ad Hobie, l’antiquario alto, imponente e discreto che, dopo varie peripezie, diventerà l’unica vera famiglia di Theo. È lui il personaggio che ho seguito con più passione e che, se fossi un regista, cercherei di caratterizzare in modo impeccabile.

Hobie non solo restaura mobili antichi, ma assembla pezzi antichi recuperati da mobili ormai distrutti e dà vita a nuove sedie, poltrone, madie. Hobie recupera i frammenti del passato per costruire qualcosa nel presente. Hobie verrà tradito da Theo eppure continuerà volergli bene.

In suo onore, procuratevi un antico servizio da tè o una finta porcellana cinese, che richiami la cura e la dedizione e versatevi, in contrasto, un tè verde fortemente aromatizzato come il Jasmine Silver Sickle, della provincia del Guandong, arricchito dal gelsomino.

Un’antica tazza di tè, magari prima rotta, poi ricomposta con pazienza e amore, vi ricorderà dell’importanza dei legami duraturi e disinteressati, mentre il tè al gelsomino, per quanto mi riguarda, vi riporterà alle relazioni più affettate che affettuose.

La tradizione del tè aromatizzato al gelsomino risale alla dinastia Tang (617-907 d.c.), quindi siamo davvero di fronte ad uno dei tè più tradizionali, ma nel romanzo, anche se non si parla specificatamente del Jasmine Silver Sickle, è il tè bevuto dalla signora Barbour, l’altezzosa, distante e triste madre di Andy, primo e sfortunato amico di Theo.

La signora Barbour sospirò e posò la tazza. Il tè era al gelsomino; ne avvertivo l’odore da dov’ero seduto.
“Bè, Dio solo lo sa, tu conoscevi Andy meglio di me” disse inaspettatamente, stringendosi addosso il collo ricamato del soprabito.” Non l’ho mai visto per quello che era davvero, e per alcuni versi era il mio preferito. Vorrei non aver sempre cercato di trasformarlo in qualcun altro. […]”

Di tè ve ne servirà molto, data la mole del romanzo e la tristezza e la quantità di dettagli da mandare giù. La narrazione della Tartt, piena di descrizioni minuziose, a volte lenta come lento è il passare del tempo per il protagonista, vi richiederà pazienza e bevande e spuntini a profusione. Anche se, dato l’amaro finale che fino all’ultimo pregate non avvenga, forse vi passerà anche l’appetito.

Nota finale: se quello al gelsomino vi sembra un tè troppo profumato per i vostri gusti (a me non piace) e dovete curarvi dai postumi di chissà quale intossicazione, potreste seguire i consigli del pratico e (anche lui finito male) signor Barbour:

“Tè nero, questo è il segreto […] Assam Supreme, forte al punto giusto. Ti depura l’organismo dalle scorie e dalle medicine. Hai presente Judy Garland? Bè, mia nonna raccontava che rprima degli spettacoli Sid Luft chiamava sempre il ristorante cinese per una bella tazza di tè che la aiutasse a smaltire i barbiturici. […]”.




Giulia Greco

 

Giulia Greco scrive da sempre, ma pubblica da poco. Passa il tempo libero leggendo, curiosando nei musei, passeggiando, seguendo le serie tv. Non dice molto di sé, ma si è lasciata convincere ad aprire un blog e a trovarsi un posticino nei social. Collabora felicemente con Lazy Book e Graphe.it.



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