Un articolo a caso


Acciaio di Silvia Avallone con il Fiorduva bianco di Marisa Cuomo

 
Acciaio di Silvia Avallone con il Fiorduva bianco di Marisa Cuomo
Acciaio di Silvia Avallone con il Fiorduva bianco di Marisa Cuomo
Acciaio di Silvia Avallone con il Fiorduva bianco di Marisa Cuomo

 
Il libro e il vino
 

Titolo libro: Acciaio
 
Autore: Silvia Avallone
 
Nome vino: Furore bianco Fiorduva (Cantine Marisa Cuomo)
 
Genere:
 
Voto libro
 
 
 
 
 


 
Voto vino
 
 
 
 
 


 
Punteggio totale
 
 
 
 
 
4/5


Voto degli utenti
83 Voti totali

 

Aspetti positivi


Il libro è fantasioso e liberamente ispirato, descrive in modo reale le condizioni di vita di famiglie legate al lavoro in fabbrica. Per il vino: probabilmente nessuno si sarebbe aspettato risultati del genere da vitigni in via d'estinzione.

Aspetti negativi


Qualcuno scambia il racconto frutto di fantasia con la realtà con le dovute conseguenze che questo può comportare. Nessun commento negativo per il vino.


In sintesi

Il Furore bianco Fiorduva è un vino che racconta una storia e un territorio, così come fa Silvia Avallone nel romanzo Acciaio.

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pubblicatosabato, 22 marzo 2014 da

 
Il nostro abbinamento
 
 

Acciaio di Silvia Avallone con il Fiorduva bianco di Marisa CuomoAcciaio è il primo romanzo di Silvia Avallone, giovane molto promettente, dai natali piemontesi, che ha dimostrato più volte il suo valore vincendo molti premi letterari.

Il racconto è ambientato a Piombino (Livorno), in un quartiere nato per ospitare i lavoratori dell’acciaieria. La storia narra dell’amicizia di due ragazze adolescenti e vicine di casa che crescono insieme, scoprono l’amore e la seduzione, ma che pur condividendo amicizie, frequentazioni, quartiere, insomma lo stesso mondo, si ritrovano a percorrere in brevissimo tempo, due strade totalmente diverse. Un viaggio alla scoperta di due destini che sembravano indistricabilmente intrecciati ma che non potevano essere più lontani di così.

La descrizione della storia, i particolari e il modo di scriverla, senza appesantire o caricare, senza voler colpevolizzare i vari attori, offrono un brillante occhio sulla condizione giovanile, sulle difficili condizioni lavorative in fabbrica, sulla precarietà dell’essere umano.

La storia di per sé è densa, piena di momenti significativi. La bravura della scrittrice, per quel che mi riguarda, risiede proprio nell’evitare di enfatizzare i momenti critici o di simpatizzare con uno dei personaggi del racconto, ma mettendo il lettore nella condizione di leggere tutto il romanzo e di farsi un’idea solo alla fine.

Il successo di questa prima opera è stato grande, tant’è che è stato tradotto in una dozzina di paesi, e ne è stato tratto anche un film nel nostro paese.

Il Furore bianco Fiorduva di Marisa Cuomo

Acciaio di Silvia Avallone con il Fiorduva bianco di Marisa CuomoSarebbe stato forse più logico pensare a un vino dell’Isola d’Elba o della zona di Piombino, dove è ambientato il racconto, invece a me l’estate al mare, il giocare in acqua delle due ragazze, un po’ l’atmosfera spensierata di una precisa parte del romanzo mi ha fatto pensare al Fiorduva bianco di Marisa Cuomo, straordinario vino bianco frutto della vinificazione di vitigni poco noti quali: Ripoli 40%, Fenile 30% e Ginestra 30%.

Le uve vengono coltivate su terrazzamenti amalfitani, a Furore e nei comuni limitrofi, a un’altezza compresa tra i 200 e i 500 metri s.l.m. Il terreno è composto di rocce dolomitiche-calcaree. Le uve vengono raccolte surmature, per avere un grado zuccherino più alto, e a mano sia per operare un’attenta selezione sia perché non sarebbe possibile meccanicamente. Svolta la fermentazione in barriques di rovere per tre mesi, il vino affina in bottiglia.

I proprietari Andrea Ferraioli e Marisa Cuomo, grazie all’aiuto dell’enologo Luigi Moio, hanno unito la scienza moderna ai vecchi metodi e segreti contadini locali, generando un vino che nel bicchiere si presenta in una veste gialla con riflessi dorati. Al naso si schiudono sensazioni fruttate come ananas, mango, mela gialla, albicocca e floreale con una leggerissima nota iodata. In bocca è morbido, setoso, succoso, ricco, persistente ed equilibrato.

Vino solare, che si nutre di un panorama eccellente e che lo trasmette nel bicchiere al fortunato degustatore. Non è da considerarsi un vino beverino, ma un vino che racconta una storia e un territorio, come anche Silvia Avallone ha raccontato un ipotetico spaccato di vita di una precisa zona d’Italia.

La foto del vino è presa dalla pagina Facebook delle Cantine Marisa Cuomo




Anais Vin

 

Sono nata a Roma nell’anno del titolo di un celebre libro di Orwell. Normalmente vivo qui, ma mi sposto di frequente. Leggo molto e bevo altrettanto. Amo la buona compagnia, il cibo, viaggiare e la musica. Anais Vin è lo pseudonimo che utilizzo per questa rubrica; il mio vero nome è Alessia Cattarin.



  1.  
    Luigi
     
     
     
     
     

    Ottimo l’accostamento del vino, che nasce in una terra fantastica, col libro di Silvia Avallone.
    Complimenti!





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