Un articolo a caso


«L’arte di tacere» dell’abate Dinouart con Gewürztraminer di Elena Walch

 
«L'arte di tacere» dell’abate Dinouart con Gewürztraminer di Elena Walch
«L'arte di tacere» dell’abate Dinouart con Gewürztraminer di Elena Walch
«L'arte di tacere» dell’abate Dinouart con Gewürztraminer di Elena Walch

 
Il libro e il vino
 

Titolo libro: L'arte di tacere
 
Autore: Abate Dinouart
 
Nome vino: Gewürztraminer di Elena Walch
 
Genere:
 
Voto libro
 
 
 
 
 


 
Voto vino
 
 
 
 
 


 
Punteggio totale
 
 
 
 
 
3/5


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Aspetti positivi


Questo libricino ci ricorda che forse dovremmo riflettere di più e meglio prima di parlare o scrivere, aggiungerei anche il malato interesse nel condividere le proprie storie, sentimenti o semplicemente rendere partecipi gli altri nell’ascolto della propria musica o delle conversazioni teoricamente private su mezzi o posti pubblici, ritrovandoci nostro malgrado, a conoscenza di storie e particolari privati, grazie ad una condivisione a tappeto. Il vino spalanca una finestra di meraviglia ed entusiasmo nei primi approcci.

Aspetti negativi


Piccolo e leggero nel formato, sa essere però anche noioso, fuorviando per un attimo il lettore nella sublime arte di tacere, mostrandogli l’abominevole arte della censura. L’entusiasmo iniziale suscitato dal vino è destinato ad affievolirsi man mano che si beve, le note espressive tendendo a stancare e l’assaggiatore va alla ricerca di sentori sempre più sottili. Il prezzo di questo vino non è poi neanche troppo economico, siamo sui 28 euro in enoteca.


In sintesi

«L’arte di tacere» è un pamphlet dell’abate Dinouart (1716-1786) che noi vediamo bene abbinato con il Gewürztraminer di Elena Walch.

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pubblicatosabato, 23 luglio 2016 da

 
Il nostro abbinamento
 
 
L'arte di tacere

L’arte di tacere

Joseph Antoine Toussaint Dinouart nacque ad Amiens, Francia, nel 1716 e morì nel 1786. Da giovane ebbe una passione per la poesia latina, che poi rinnegò qualche anno dopo. Fu scrittore, predicatore, polemista e apologeta del femminismo francese. Ordinato sacerdote, poeta mancato, lasciò l’attività pastorale per divenire precettore del figlio del conte Marville. Questa attività gli diede tempo e tranquillità economica per dedicarsi alla sua passione letteraria. Fu membro dell’Accademia dell’Arcadia.

Scrisse l’opuscolo L’arte di tacere sulle virtù del parlare poco, solo se necessario e al momento giusto. Probabilmente osservava continuamente sproloqui o discorsi senza senso, e più volte si trovò a riflettere sull’effetto di una risposta che forniva più informazioni del necessario, o semplicemente di quanto i silenzi fossero sottovalutati.

La prima parte dell’opuscolo parla delle virtù del silenzio, di quando sia veramente necessario parlare e di quanto sia importante essere misurati nel farlo. A L’arte di tacere segue L’arte di scrivere poco, in cui essenzialmente si ribadisce il concetto riferendosi però allo scrivere saggi, libri e più in generale, a pubblicazioni. In appena sessanta pagine spiega la differenza fra il silenzio bugiardo e quello sincero, spiega la necessità di non esternare tutto, ma di non chiudere il proprio cuore.

A mio avviso questo piccolo libro potrebbe essere ancora più sottile, visto che nella parte centrale l’ho trovato ripetitivo e poco interessante. Purtroppo l’abate fa riferimento a tutti quegli scienziati eretici che a causa delle proprie inutili pubblicazioni sono stati condannati a morte, mostrandoceli come esempio mancato di necessario silenzio. Pur capendo il contesto e l’ottica della fede, non riesco comunque a fingermi soddisfatta di una lettura che auspicherebbe un saggio sulle parole di qualche santo, rispetto a una carta intrisa di scoperte scientifiche che hanno portato l’umanità a una evoluzione, giusta o sbagliata che sia.

L’arte di tacere mi trova abbastanza d’accordo sulla necessità di maggior silenzio, sui mezzi pubblici per esempio, in alcuni talk show, i quali non affrontano né sviscerano davvero il problema, ma credo ci sia una bella differenza fra censura e saggezza nel comunicare informazioni, e sulla natura stessa di tali informazioni.

L’abbinamento per il libro «L’arte di tacere»

«L'arte di tacere» dell’abate Dinouart con Gewürztraminer di Elena WalchIl Gewürztraminer è un vitigno aromatico sulle cui origini ci sono due teorie: originario del comune di Termeno, Alto Adige, da qui Traminer aromatico, oppure originario dello Jura in Francia. Al di là della provenienza, è senza dubbio uno dei vitigni più espressivi e riconoscibili del mondo.

La sua intensa e avvolgente aromaticità, si colora delle note di rosa bianca, agrumi e litchi, sfoderando un grande difetto: è troppo carico di tutto. Alcol, morbidezza, espressione aromatica: tutto molto al di sopra della norma, rendendolo un vino straordinario per chi vi si affaccia, ma che stanca facilmente il consumatore più appassionato e attento.

Esiste, a onor del vero, un Traminer aromatico rosso, meno intenso sia al naso che in bocca.

Per questa sua eccessiva espressività l’ho scelto in abbinamento a L’arte di tacere, a voler intendere che non è necessario una comunicazione così piena ed esaustiva.

Fra i Gewürztraminer di maggior corpo troviamo sicuramente il Kastelaz di Elena Walch. Kastelaz è una collina di origine postglaciale sopra il paese di Tramin, quindi ci troviamo in uno dei due luoghi indicati come originari per lo sviluppo di questo vitigno. Il terreno è formato principalmente da ciottoli calcarei ricoperti di humus e strati di granito e porfido, a un’altitudine compresa tra 340-380 metri sul livello del mare. La fermentazione del vino avviene in vasche d’acciaio dopo un contatto con le bucce di sei. Rimane quindi sui propri lieviti per un lungo affinamento.

Alle note che abbiamo indicato come generali per questo vitigno, possiamo citare anche ricordi speziati di cannella e chiodi di garofano, miele e frutta secca. In bocca è esplosivo: ricco, rotondo, morbido, denso, grasso e persistente. Insomma davvero un vino opulento.




Anais Vin

 
Sono nata a Roma nell'anno del titolo di un celebre libro di Orwell. Normalmente vivo qui, ma mi sposto di frequente. Leggo molto e bevo altrettanto. Amo la buona compagnia, il cibo, viaggiare e la musica. Anais Vin è lo pseudonimo che utilizzo per questa rubrica; il mio vero nome è Alessia Cattarin.








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  1.  
    Geeo

    Bella recensione, come sempre 😉





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