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Un articolo a caso


I diari della motocicletta con il Barranco Oscuro 1368 Cerro las Monjas

 
I diari della motocicletta con il Barranco Oscuro 1368 Cerro las Monjas
I diari della motocicletta con il Barranco Oscuro 1368 Cerro las Monjas
I diari della motocicletta con il Barranco Oscuro 1368 Cerro las Monjas

 
Il libro e il vino
 

Titolo libro: Latinoamericana. I diari della motocicletta
 
Autore: Ernesto Che Guevara
 
Nome vino: 1368 Cerro Las Monjas - Barranco Oscuro
 
Genere:
 
Voto libro
 
 
 
 
 


 
Voto vino
 
 
 
 
 


 
Punteggio totale
 
 
 
 
 
4.5/5


Voto degli utenti
7 Voti totali

 

Aspetti positivi


Il libro è un racconto ben scritto di un anno sabatico che forse in molti abbiamo sognato di vivere. Il vino è uno splendido rosso spagnolo da agricoltura biodinamica e da una vigna montana ricca di fascino.

Aspetti negativi


Il diario mi ha sempre lasciato l'amaro interrogativo sulla carriera medica che il Che avrebbe potuto intraprendere. Anche se il vino è facile da trovare in determinate degustazioni dedicate ai vini biologici e biodinamici, in enoteca è difficile trovarne delle bottiglie.


In sintesi

I diari della motocicletta raccontano il lungo viaggio del Che in America Latina negli anni 1951-1952. Noi li abbiniamo al vino 1368 Cerro las Monjas.

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pubblicatosabato, 24 maggio 2014 da

 
Il nostro abbinamento
 
 

I diari della motocicletta con il Barranco Oscuro 1368 Cerro las MonjasCorreva l’anno 1951 quando il biochimico Alberto Granado propose un anno sabatico al suo giovane amico Ernesto Guevara de la Serna, entusiasta laureando in medicina. Inizia da Alta Gracia, Argentina, uno dei diari più belli e toccanti che abbia mai avuto il piacere di leggere: i diari della motocicletta (pubblicati in Italia da Feltrinelli con il titolo Latinoamericana. I diari della motocicletta; in originale spagnolo il titolo è Notas de viaje, sono conosciuti anche come Latinoamericana). A scriverlo è proprio quel ventitreenne pieno di speranze che poi sarebbe diventato il rivoluzionario universalmente conosciuto con il nome di El Che, ma che per il momento era un ragazzo benestante, intellettuale, sportivo, curioso, cagionevole e ostinatamente sincero.

In sella alla Poderosa II, i due amici partono per un viaggio di un anno fra la miseria, la povertà, le malattie e le sbalorditive bellezze paesaggistiche e umane del Sudamerica.

Ernesto Guevara de la Serna, vivace lettore e uomo di poetico acume, stila un dettagliato diario del tragitto, delle avventure e delle disavventure. Descrive la fame che i due si ritrovano a fronteggiare, i rifugi in cui si fermano, l’ospitalità ricevuta e quella negata; narra di come mettono il loro sapere scientifico a disposizione dei meno agiati, dell’asma e del fil di ferro che li salverà più volte dall’inevitabile destino di proseguire senza la moto. E poi polvere, sete, bruttezza e meraviglia che li circonda.

Tutto ciò che ha visto e ha vissuto, ha poi portato Ernesto Guevara a riflettere sulla disuguaglianza e sull’ingiustizia: riflessioni che, unitamente a letture marxiste e alla sua indole, lo porteranno a diventare il guerrigliero di cui tutti hanno almeno una volta sentito parlare.

Nel leggere il diario anni fa mi chiesi come sarebbe stata la vita di Ernesto Guevara se fosse rimasto medico: sicuramente non sarebbe diventato il mito che è oggi, ma, nell’anticipare l’idea dell’associazione di Gino Strada, Medici senza frontiere, forse avrebbe salvato più vite umane e probabilmente anche la sua, potendo così evitare che la sua figura venisse strumentalizzata. Da questo libro ne è stato tratto anche un fortunato film nel 2004, diretto da Walter Salles, con Rodrigo De la Serna nel ruolo di Alberto Granado e Gael García Bernal in quello di Ernesto Guevara.

Il 1368 Cerro las Monjas di Barranco Oscuro

I diari della motocicletta con il Barranco Oscuro 1368 Cerro las MonjasCerveza e Ron erano troppo scontati per l’abbinamento, così chiamo in causa la Barranco Oscuro col suo 1368 Cerro las Monjas. Non scervellatevi a trovare un collegamento con quei numeri: l’accostamento scaturisce dall’incredibile somiglianza che il produttore Manuel Valenzuela ha con Che Guevara.

Iniziamo col dire che 1368 è l’altitudine a cui viene coltivata la vigna atta a produrre l’omonimo vino, classificandosi come il più alto d’Europa. L’azienda si trova tra le alture della catena montuosa de La Contraviesa, a sud-est di Granada, in Spagna.

L’uvaggio è: Garnacha 30%, Syrah 30%, restante Cabernet Sauvignon, Merlot, Cabernet Franc e Tempranillo. Non vengono impiegati lieviti selezionati. Svolge la malolattica e viene affinato in barriques di primo, secondo e terzo passaggio di rovere francese e americano per diciassette mesi. Non subisce né filtrazioni né chiarifiche.

Quello che si esprime nel bicchiere è un vino potente, sanguigno, onesto, genuino per l’altitudine e l’impiego dell’agricoltura biodinamica. Al naso note balsamiche e speziate inebriano il degustatore. Sopraggiungono anche deboli note smaltate. In bocca c’è corrispondenza con l’olfatto mostrandosi concentrato, ricco, pieno, con un tannino presente ma levigato. Un vino di struttura, corposo che non lascia indifferente anche per la generosa gradazione alcolica.

Un idioma che accomuna due personaggi diversi, ma molto simili non solo fisicamente. Un buon vino per un ottimo libro quali sono i diari della motocicletta del Che.




Anais Vin

 
Sono nata a Roma nell'anno del titolo di un celebre libro di Orwell. Normalmente vivo qui, ma mi sposto di frequente. Leggo molto e bevo altrettanto. Amo la buona compagnia, il cibo, viaggiare e la musica. Anais Vin è lo pseudonimo che utilizzo per questa rubrica; il mio vero nome è Alessia Cattarin.








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