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Un articolo a caso


Io speriamo che me la cavo di Marcello D’Orta con Unlitro di Ampeleia

 
Io speriamo che me la cavo di Marcello D’Orta con Unlitro di Ampeleia
Io speriamo che me la cavo di Marcello D’Orta con Unlitro di Ampeleia
Io speriamo che me la cavo di Marcello D’Orta con Unlitro di Ampeleia

 
Il libro e il vino
 

Titolo libro: Io speriamo che me la cavo
 
Autore: Marcello D'Orta
 
Nome vino: Unlitro (Ampeleia)
 
Genere:
 
Voto libro
 
 
 
 
 


 
Voto vino
 
 
 
 
 


 
Punteggio totale
 
 
 
 
 
4.5/5


Voto degli utenti
7 Voti totali

 

Aspetti positivi


Il libro è uno spaccato dell'infanzia nella terra della camorra e del genio che costituisce l'altro lato della medaglia. Racconti ilari e veritieri, leggeri e malinconici. Semplice intuizione questa raccolta che ha dato vita al libro, che rileggo di tanto in tanto sempre con piacere. Il vino è un formato generoso grazie alla bottiglia da un litro che ne dà anche il nome, prezzo conveniente, circa 12 euro a scaffale e tanto gusto unito a un'agricoltura biologica in mutamento verso quella biodinamica.


In sintesi

L’abbinamento vino e libro di oggi è tra il libro Io speriamo che me la cavo del compianto maestro Marcello D’Orta e Unlitro di Ampeleia

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pubblicatosabato, 9 gennaio 2016 da

 
Il nostro abbinamento
 
 

Marcello D'Orta, Io speriamo che me la cavoL’abbinamento tra vino e libro di oggi si muove tra Campania e Toscana. Oggi, infatti, parlo di un libro che in realtà è una raccolta di temi scritti da bambini delle scuole elementari del sud Italia, più precisamente di Arzano, in provincia di Napoli. I temi sono sessanta e a selezionarli è stato l’ormai scomparso Marcello D’Orta, maestro elementare. Il titolo del libro ha fatto storia: Io speriamo che me la cavo e la prima edizione è del 1990, per i tipi della Mondadori. Io speriamo che me la cavo è diventato un best seller con due milioni di copie vendute e poi è approdato al cinema per la regia di Lina Wertmüller, con Paolo Villaggio nelle vesti del maestro.

Io speriamo che me la cavo è uno spaccato eccezionale di una condizione che in qualche modo nel napoletano sembra rimanere più intatta nel tempo, se paragonata ad altre realtà italiane. Napoli, e tutto il suo contorno, è veramente una realtà a sé stante, vicina e lontana, bella e brutta allo stesso tempo, brutale e commovente. Un insieme unico di colori, sapori e odori contrastanti, substrato essenziale e unico che forgia gli abitanti e tempra il loro spirito. Spirito consapevole della difficoltà maggiore a cui la città lo sottopone e che per questo, probabilmente, sprona e accresce un’astuzia e un’ironia sfacciata ed esilarante, sicuramente fuori dal comune.

Già i temi dei bambini sono di una disarmante ingenuità veritiera: occhi innocenti che captano e traducono a loro modo ciò che vivono, riproducendolo con parole delle quali non sono ancora troppo padroni; i protagonisti di Io speriamo che me la cavo sono ilari e smaliziati ma allo stesso tempo fanno riflettere e il sorriso può avere sfaccettature amare. Loro però, i bambini, hanno sempre la speranza nel cuore. Sessanta temi, uno tira l’altro, alternando ironia e l’autoironia. Per chi non avesse mai letto il libro né visto il film consiglierei vivamente entrambi.

L’abbinamento di Io speriamo che me la cavo con Unlitro di Ampeleia

Io speriamo che me la cavo di Marcello D’Orta con Unlitro di AmpeleiaSiamo in Toscana con uno splendido vino rosso composto da vitigni mediterranei. Il progetto Ampeleia nasce nel 2002 per volontà di Elisabetta Foradori, Giovanni Podini e Thomas Widmann. L’azienda si trova nella provincia di Grosseto, ha vitigni collocati in diversi appezzamenti a loro volta dislocati a diverse altitudini anche per avere una differenziazione pedologica e microclimatica che favorisce l’adattamento di varietà di uve diverse. Il territorio di Roccatederighi trasmette nel sapore queste tipicità che sono il fondamento e l’anima del progetto Ampeleia.

I vitigni che vanno a comporre Unlitro sono coltivati a circa 200/350 metri sul livello del mare: Alicante, Cannonau e Carignano, fermentazione con lieviti indigeni, passaggio di sei mesi in vasche di cemento. Il vino è leggero, allegro, genuino, profumato, con qualche punta di amaricante, sfaccettato. Il colore è rosso rubino, limpido e vivace, il naso è fragrante, di macchia mediterranea, in bocca è sapido, abbastanza tannico ed equilibrato. Progetto di vino interessante, in una regione che sembrava essersi arroccata un po’ troppo sulla vocazione vitivinicola di determinate zone di fama internazionale e divenute poco stimolanti per i palati degli assaggiatori più incalliti.

Queste caratteristiche non vi ricordano nulla? A me hanno fatto pensare alla molteplicità dei caratteri dei bimbi campani. Ottimo vino da pasto o anche da aperitivo. Sicuramente non è il compagno ideale per piatti sfarzosi ed elaborati, ma per una cucina casalinga e/o più contadina. Non parliamo comunque di vino grezzo o grossolano, ma appagante e conviviale. Adatto anche a molte delle pietanze napoletane descritte in un tema contenuto in Io speriamo che me la cavo: “purpette, sacicce, raù, murtadella, zuppa di carnecotta, puorco ecc”.

Credo sia un ottimo abbinamento alla raccolta dei temi a opera del maestro D’Orta: personalità diverse dei vitigni che compongono il vino dell’azienda Ampeleia si fondono così come si mescolano quelle dei bambini di Arzano che con i temi ci illustrano il loro “terroir” .




Anais Vin

 
Sono nata a Roma nell'anno del titolo di un celebre libro di Orwell. Normalmente vivo qui, ma mi sposto di frequente. Leggo molto e bevo altrettanto. Amo la buona compagnia, il cibo, viaggiare e la musica. Anais Vin è lo pseudonimo che utilizzo per questa rubrica; il mio vero nome è Alessia Cattarin.








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  1.  
    Red69

    Abbinamento perfetto!!! Varietà dei vitigni fa rima con fragilità dei bimbi, mondi lontani che si attraggono. Menti e mani sapienti hanno sviluppato una sensazione piacevole del “terroir”.




  2.  
    Geeo

    Ricordo il film, dovrei assaggiare il vino, ma l’abbinamento pare molto appropriato. Grande Ale!





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