Un articolo a caso


Racconti per una solitudine insonne e l’Amarone di Quintarelli

 
Racconti per una solitudine insonne e Amarone di Quintarelli
Racconti per una solitudine insonne e Amarone di Quintarelli
Racconti per una solitudine insonne e Amarone di Quintarelli

 
Il libro e il vino
 

Titolo libro: Racconti per una solitudine insonne
 
Autore: Subcomandante Marcos
 
Nome vino: Amarone di Giuseppe Quintarelli
 
Genere:
 
Voto libro
 
 
 
 
 


 
Voto vino
 
 
 
 
 


 
Punteggio totale
 
 
 
 
 
4.5/5


Voto degli utenti
7 Voti totali

 

Aspetti positivi


Il libro riesce a sensibilizzare sul problema del Chiapas senza essere pesante; il vino è eccezionale.

Aspetti negativi


Il lato negativo del vino è indiscutibilmente il prezzo elevato; quello del libro la brevità.


In sintesi

L’Amarone Quintarelli è un vero vino da meditazione da sorseggiare mentre si gustanto i Racconti per una solitudine insonne del subcomandante Marcos.

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pubblicatosabato, 27 aprile 2013 da

 
Il nostro abbinamento
 
 

La Selva Lacandona dei racconti del subcomandante MarcosCome si può essere persiani? Nel 1721 Charles-Louis de Secondat, barone de La Brède et de Montesquieu, meglio noto unicamente come Montesquieu, se lo chiedeva. Con questo quesito si apre l’introduzione ai Racconti per una solitudine insonne del subcomandante Marcos, introduzione firmata dal Premio Nobel José de Saramago che utilizza l’espediente persiano per indicare lo strano, il diverso, l’altro o quello che oggi definiremmo il non occidentalizzato. I persiani fanno paura, la sola esistenza è in grado di minare il potere centralizzato della politica. Gli indigeni brasiliani, gli indios d’America e i persiani del Messico rappresentano una minaccia che contrasta con il progresso.

Dopo una breve presentazione della situazione messicana e più precisamente della situazione politica del Chiapas, arriviamo alle storie di Don Durito della Lacandona. Uno scarafaggio saggio e combattivo protagonista di diverse storie e inseparabile amico del Subcomandante Marcos, guerrigliero Zapatista, che nella Selva Lacandona ha riempito molte ore della sua esistenza leggendo e scrivendo racconti di una delicatezza commovente, ma soprattutto sorprendente. Ci troviamo infatti davanti a un libro di poco più di duecento pagine tutt’altro che sanguinolento o cruento. I racconti sono partoriti dalla fantasia del Subcomandante o prendono spunto dalle storie e leggende messicane che i vecchi del posto tramandano oralmente. Meravigliose le immagini che vengono alla mente quando Marcos racconta di trovarsi a parlare con il vecchio Antonio, aspettando che spiova, ascoltandone i racconti mentre si accende la pipa. È come sentire l’odore del fumo, l’odore della terra bagnata, il rumore della pioggia sulla rigogliosa vegetazione circostante e la voce carezzevole di un vecchio che ti racconta i suoi ricordi.

L’Amarone di Quintarelli

Amarone della Valpolicella di Giuseppe QuintarelliCosa abbinereste voi a questo momento? Per logica e territorialità andrei su una Tequila o sul Mezcal, ma anche se so che ce ne sono, non ne ho mai assaggiate di eccellenti. Mi piacerebbe qualcosa di avvolgente, possibilmente del colore del sangue, intrigante e corposo e… eureka! L’Amarone di Quintarelli.

Certo il prezzo è poco zapatista, ma parliamo del più grande Amarone, quello inimitabile, il vino Veneto più famoso al mondo per capirci. Anche nel millesimo 2003 riesce a non essere pesante, nonostante la tradizione imponga l’appassimento di una parte dell’uva.

Parlando di uva, qui c’è l’assemblaggio di Corvina, Corvinone, Rondinella per l’85% e Nebbiolo, Cabernet, Croatina, Molinara e Sangiovese per il restante 15%. I lieviti indigeni e sette anni di maturazione in botti grandi di Slavonia concorrono a creare il miracolo di Giuseppe Quintarelli, per gli amici Bepi.

Il naso è largamente speziato, inutile iniziare un elenco infinito. L’alcol non è così etereo, può sembrare un paradosso, e invece quando è ben integrato alla struttura non si avverte eccessivo, nonostante ci siano 16,5%. Sapido, setoso, eppure con una beva straordinaria, con una freschezza che sostiene il sorso senza rendersi mai protagonista. La persistenza gustativa e quella nei propri ricordi è interminabile.

Un vero vino da meditazione, ma ben spendibile a tavola o in una mano mentre con l’altra si tiene facilmente Racconti per una solitudine insonne.




Anais Vin

 
Sono nata a Roma nell'anno del titolo di un celebre libro di Orwell. Normalmente vivo qui, ma mi sposto di frequente. Leggo molto e bevo altrettanto. Amo la buona compagnia, il cibo, viaggiare e la musica. Anais Vin è lo pseudonimo che utilizzo per questa rubrica; il mio vero nome è Alessia Cattarin.








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