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Un articolo a caso


«Vino: femminile, plurale» di Cinzia Benzi e SP68 rosso di Arianna Occhipinti

 
«Vino: femminile, plurale» di Cinzia Benzi e SP68 rosso di Arianna Occhipinti
«Vino: femminile, plurale» di Cinzia Benzi e SP68 rosso di Arianna Occhipinti
«Vino: femminile, plurale» di Cinzia Benzi e SP68 rosso di Arianna Occhipinti

 
Il libro e il vino
 

Titolo libro: Vino: femminile, plurale
 
Autore: Cinzia Benzi
 
Nome vino: SP68 rosso (Arianna Occhipinti)
 
Genere:
 

Aspetti positivi


I proventi ottenuti con la vendita di questo libro andranno all’associazione no profit Food for soul fondata dallo Chef Massimo Bottura. Il vino è un ottimo jolly.

Aspetti negativi


Trovo poco stimolante il raccontare in così poche pagine anche la vita privata di queste donne imprenditrici di se stesse; mi sarebbe piaciuto si parlasse di più di difficoltà tecniche e del successo raggiunto. Il vino, visto il crescente successo che riscontra, sale ogni anno di prezzo: di poco, ma sale.


In sintesi

Cinzia Benzi presenta il volto femminile della vinificazione nel libro «Vino: femminile, plurale» che noi abbiamo al vino SP68 rosso di Arianna Occhipinti.

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pubblicatosabato, 17 giugno 2017 da

 
Il nostro abbinamento
 
 
Cinzia Benzi, Vino: femminile, plurale

Cinzia Benzi, Vino: femminile, plurale

Devo ammettere che, pur frequentando il mondo del vino, l’ultimo libro di cui ho sentito parlare è quello di Luigi Moio: Il respiro del vino. Conoscere il profumo del vino per bere con maggior piacere (Mondadori, 2016). Onestamente mi era sfuggito Vino: femminile, plurale di Cinzia Benzi per Giunti. Ho, quindi, accettato con entusiasmo la proposta di leggerlo e, venendo da un libro decisamente impegnativo quale Q di Luther Blissett, queste 125 pagine sono volate.

Vino: femminile, plurale

L’autrice ha descritto undici storie su altrettante cantine che si sono avvalse, sia pure con funzioni diverse, di intraprendenti donne. I ruoli che ricoprono, o hanno ricoperto, vanno dall’enologa alla responsabile comunicazione, dal commerciale e marketing fino a giungere a quello di proprietaria e amministratrice.

Vino: femminile, plurale è un libro veloce che esalta l’intuizione e la sensibilità femminile in posizioni che nel passato sono state ricoperte esclusivamente da uomini. C’è un particolare focus sulle loro vite private.

Seppur parliamo di un breve libro, vi sono situazioni che tendono a ripetersi, un trait d’union che lega le varie storie delle protagoniste che hanno un inizio titubante, momenti di difficoltà in cui, comunque, perseverano nella scelta della propria strada, e un lieto fine che appaga della tanta fatica nell’affermarsi in un mondo maschile. Leggendolo mi ha fatto venire in mente un’altra donna che di vino se ne intende: la nota sommelier Adua Villa, anche lei autrice di diversi libri.

Il vino SP68 rosso di Arianna Occhipinti

SP68 rosso abbinato al libro «Vino: femminile, plurale»Non posso esimermi dal prediligere un vino fatto da una donna tenace: Arianna Occhipinti. Il suo SP68 rosso è leggenda e bontà, espressione di una terra profumata, tanto affascinante quanto problematica. Amatissimo sia dagli infaticabili fan dei vini stranaturali che da chi storce la bocca quando vede il simbolo della fogliolina bio sulla retroetichetta. In fondo quando un vino è fatto bene dovrebbe metter d’accordo tutti, e per quel che riscontro con i degustatori, questo blend di 70% Frappato di Vittoria e 30% Nero d’Avola ci riesce senza troppo sforzo.

Vinificazione in vasche di cemento con permanenza sulle bucce di trenta giorni, niente filtrazioni o chiarificazioni, affinamento sulle fecce fini per sei mesi e altri due in bottiglia. Vino fresco, giovane, polposo, profumato e duttile. Un vino dalla bella struttura che non rimane arroccato sulle proprie caratteristiche, ma cerca di andare incontro al degustatore o alla pietanza a cui verrà abbinato. Un vino solare e amichevole, ma con personalità.

Il perché dell’abbinamento

Cinzia Benzi – autrice di Vino: femminile, plurale – è piemontese, il vino siciliano. In comune forse ben poco, se non fosse che la suddetta produttrice, Arianna Occhipinti, è stata una delle protagoniste di un documentario dal titolo Senza trucco sulle produttrici di vino naturale. Mi sembra giusto, avendo aperto l’argomento quote rosa, parlare di chi se ne occupa, e di chi l’ha già fatto in passato, cercando una produttrice che non sia stata raccontata e intervistata in questo libro, così da poter suggerire altri lavori a coloro i quali abbiano voglia di approfondire, una volta letto il libro.

Per me, che sono nata negli anni Ottanta, il vino fatto e degustato dalle donne è un dato di fatto e mi sembra naturale che ciò accada. Mi sorprende il dover metter l’accento su tale aspetto. Tuttavia, mi rendo conto, leggendo il libro, che anche questa è stata una conquista sudata da generazioni che m’hanno preceduta. Per quel che mi concerne, il vino deve essere buono secondo parametri codificati e personali, siano essi bio, convenzionali, fatti da donne o da uomini o da comunità, insomma lascio che a parlare sia ciò che si sprigiona nel bicchiere e poi valuto tutto il contesto e la mano di chi l’ha fatto. Più spesso valuto il cuore che c’è stato messo.

Mi interrogo sulle motivazioni dei riflettori puntati sul mondo femminile nel campo del vino in questo momento storico. Forse, come dicevo prima, per me è naturale e non c’è bisogno di una rivendicazione. Ma è una mia visione, probabilmente limitata.




Anais Vin

 
Sono nata a Roma nell'anno del titolo di un celebre libro di Orwell. Normalmente vivo qui, ma mi sposto di frequente. Leggo molto e bevo altrettanto. Amo la buona compagnia, il cibo, viaggiare e la musica. Anais Vin è lo pseudonimo che utilizzo per questa rubrica; il mio vero nome è Alessia Cattarin.








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