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Posted domenica, 15 Luglio 2007 by Graphe.it in Mondolibri
 
 

Intervista a Silvana Sonno


Silvana SonnoPerché scrivi? Quando hai iniziato a scrivere?
Da bambina ho letto molto. Libri per bambini, naturalmente, ma che mi hanno suscitato un amore per i libri che non mi ha più lasciato. Da adolescente, come molte ragazze e ragazzi, ho scritto poesie e raccontini scopiazzati dalle varie letture, perché i giovani – pur di buona volontà – difettano di contenuti d’esperienza e tendono all’imitazione. Il che è un buon esercizio ma di scarsa soddisfazione. Così per molti anni sono ritornata ad essere solo una lettrice, mescolando romanzi, saggi, poesie al travaglio della vita vissuta.
Ho ripreso a scrivere regolarmente negli ultimi anni, al traguardo della media età, per un bisogno insoddisfatto di comunicazione – credo -, di quando la vita ti si restringe attorno, ma le cose da dire e confrontare ancora urgono e domandano ascolto.
Che poi scrivendo si riesca ad ottenerlo, è tutto da vedere.

In due battute, parlaci del tuo romanzo Il gioco delle nuvole
Il gioco delle nuvoleNon è semplice parlare di un proprio testo. Raccontare la trama è riduttivo, elogiarlo sa di autocelebrazione e non va bene, parlarne male è falsa modestia. E allora che dire?
È un romanzo leggero e rapido, che presenta diverse chiavi di lettura e si sviluppa dalla superficie al fondo e viceversa, in un gioco di rimandi che dà consistenza alle vicende dei giovani protagonisti e sfuma le ombre dei comprimari più adulti.
E sopra tutti e tutto le nuvole stanno a guardare, come le stelle di Cronin, ma con più partecipazione. Le nuvole che scorrono, sempre uguali e sempre diverse, come sono le vicende umane.

Quali sono le tue letture preferite? Un libro che consiglieresti e uno da evitare
Nel corso della mia vita ho avuto picchi di innamoramento per autori e opere diversi. Calvino, Jane Austen, le sorelle Bronte, Sciascia, Tomasi di Lampedusa, Pavese, Virginia Woolf, Edith Warton, Pasolini, Barbara Pym, Saramago, Elsa Morante, Franco Fortini, Saul Bellow, Emily Dickinson, Costantino Kavafis, Sylvia Plath, Clarice Lispector… tanto per citare alcuni autori e molte autrici che mi sono care. Non me la sento di scegliere un titolo fra i tanti, ma mi piace citare un romanzo che ho letto ultimamente e che mi ha intrigato molto, perché presenta un appassionante intreccio giallo unitamente ad una scrittura veramente felice. Si tratta del romanzo di una scrittrice francese che ha molto successo in patria e che anche in Italia ha molti estimatori. Il titolo è Nei boschi eterni di Fred Vargas, che è una donna, nonostante il suono maschile del nome che ha scelto per firmare i suoi romanzi.

Per quanto riguardo le letture da sconsigliare io penso che leggere va comunque bene, è una buona pratica, e sta a chi legge decidere se un libro val la pena continuare a leggerla o è meglio chiuderlo e dimenticarsene. Se non ci fosse una sconsiderata promozione pubblicitaria che «sbatte in prima pagina» mostruosità letterarie destinate soprattutto ai più giovani e ai meno avveduti, il senso critico dei lettori avrebbe già decretato l’oblio di testi che invece rifulgono nelle vette dei più venduti, il che non significa necessariamente dei più letti.




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“La vita e i sogni sono fogli di uno stesso libro; leggerli in ordine è vivere, sfogliarli a caso è sognare” (A. Schopenhauer)