Posted mercoledì, 1 Agosto 2007 by Graphe.it in Recensioni
 
 

Il cassetto delle idee libere


Il cassetto delle idee libere«Penso che si stia chiudendo l’epoca dei nickname che nascondevano facciate di quotidianità, spesso banali come qualsiasi quotidianità anche la più frizzante sa essere o diventare a forza di routine, dietro fantasie virtuali che spalmavano sugli schermi eroi fisici, intellettuali e sociali».
Così Assunta Altieri dedica questo blog, Il cassetto delle idee libere, proprio a se stessa. Senza troppo fronzoli, senza nascondersi. Già la grafica del blog lo conferma. Stile semplice e genuino, con schizzi di inchiostro a incorniciare le pagine e il titolo come scritto a mano con penna stilografica.
Dopo un vagabondare tra Parma, La Spezia e Milano – lei lo chiama «un nomadismo scaturito dalla sua irrequietezza» – da tre anni Assunta vive a Pescara e si occupa di consulenza per il marketing strategico.
«Da oltre quindici anni vivo di comunicazione», ci dice. «Avertising, above the line, below the line e altri americanismi di questo genere sono stati il mio pane quotidiano».
Alla mia domanda del perché proprio un blog ci confessa che internet l’ha sempre affascinata e che ne ha seguito il percorso in maniera, si potrebbe dire, quasi emozionale. «Internet mi ha dato lavoro quando ancora moltissimi italiani si domandavano a cosa mai servisse avere un computer in ufficio. Erano gli anni di Un sito web? Seee… io devo ancora mettere a norma l’impianto elettrico!, erano gli anni di Ma che cos’è un’e-mail?, erano gli anni di Sì, ma mi mandi anche un fax! Poi arrivò mia figlia. Ero giovane, con la laurea che oscillava sulla testa come la spada di Damocle e il lavoro che iniziava a bussare alla mia porta anziché essere io a suonare i campanelli. Ma quel mostriciattolo così piccolo e morbido, così spudorato da giungere alla vita con gli occhi aperti, un ciuffo di capelli neri che le davano l’aspetto di un ananas e un urlo di guerra che non sembrava affatto un vagito ma un imperativo assolo che si estendeva fino a muovere le corde di quell’anima che scoprii capace di emozionarsi, aveva bisogno di me. E io l’amavo senza un motivo. Non perché fosse bella, buona, simpatica, gentile, intelligente, vivace… Non lo sapevo come sarebbe stata, l’amavo e basta. Mi dedicai a lei. Internet divenne il mio contatto con il lavoro e per tre anni restai dietro le quinte di una realtà che cresceva a vista d’occhio».
Il blog viene inaugurato nel gennaio del 2007 (13.000 visite negli ultimi quattro mesi) quasi per caso. «Un’amica aveva aperto il suo blog e mi aveva chiesto di farci un giro e lasciare qualche commento, ma mi sono accorta che il ruolo di commentatrice mi stava stretto. Credo che siano molto pochi quelli che hanno realmente capito le potenzialità della rete. Ma la rete non è, la rete si fa. E si fa creando contenuti ed assumendosi la responsabilità di ciò che si afferma. Con il blog ho la possibilità di poter esprimere liberamente il mio pensiero, poter scrivere non solo per lavoro, poter contribuire a creare un’interazione intelligente. Il blog, però, è anche un cassetto dove poter dar spazio a pensieri che altrimenti finirebbero col perdersi nella mia mente che – per motivi di lavoro – è abituata ad andare a trecento chilometri all’ora».
Scrivere per Assunta è sempre stato un bisogno. La madre le aveva insegnato a scrivere le lettere e a trasferirle il fascino di comporre il suo nome. Il resto è venuto da sé. «Una magia che non ci sappiamo spiegare a quell’età. La necessità di comunicare e di raccontare ciò che sentivo mi ha portata a scrivere, già all’età di sei anni, lettere dalla sintassi discutibilissima».
Le chiedo come viva questo rapporto così intimo con la scrittura e quello altrettanto intimo con la sua famiglia. «Se penso a mio padre lo vedo con una sigaretta in bocca e un libro in mano. Grande lettore, così come Marica e Anna, mie sorelle. Mia madre al contrario non legge e non scrive; lei è il sogno di ogni pubblicitario. Mia figlia Ilaria invece scrive e legge continuamente. Cerco di non consigliarla perché penso che la scrittura sia qualcosa di intimo che solo se lasciata libera può realmente darti qualcosa».
Nel blog di Assunta ci sono due progetti che hanno destato la mia curiosità.
Il primo si chiama Quelli della mia specie, un e-book scaricabile gratuitamente in .pdf che lei ama definire «work in progress». «È autobiografico», ci racconta. «Rappresenta un passaggio importante perché quelli della mia specie hanno fatto parte della mia vita e hanno quindi contribuito a fare di me ciò che sono adesso. Ci sono stati. Li ho vissuti o subiti e, in fondo, mai lasciati totalmente».
Il secondo progetto si chiama Parole per sé, un piccolo ma significativo spazio nel quale ognuno può partecipare scrivendo del proprio. Oserei dire quasi come una specie di diario a più mani. «L’invito è quello di raccontare un episodio della propria vita che abbia determinato un cambiamento o, più semplicemente, abbia fatto riflettere. Lo scopo è quello di creare contenuti partendo dalle proprie esperienze che, in fondo, sono tutto ciò che veramente ci appartiene. La scelta è quella di non consentire commenti perché Parole per sé non vuole essere un contenitore alternativo ma una raccolta di emozioni. Chi decide di pubblicare su Parole per sé può inserire un link al proprio blog e decidere se creare o meno una discussione sul suo racconto. Mi pare così di non violare la libertà di scelta di ognuno».

Valeria

 






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“La vita e i sogni sono fogli di uno stesso libro; leggerli in ordine è vivere, sfogliarli a caso è sognare” (A. Schopenhauer)