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Posted 30 Settembre 2007 by Valeria in Recensioni
 
 

Riaprire il fuoco


Macchina da scrivere«Un’intera generazione di scrittori allevati, coccolati e lanciati sul mercato dagli uffici di marketing delle grosse case editrici italiane è riuscita, allo scopo di mascherare la loro pochezza, nell’intento di far dimenticare quanto c’era di straordinario nella letteratura del Novecento. Scrittori cannibali e senza sangue hanno riempito tutte le pagine dei giornali, i salotti e ogni altro spazio pubblico, con i loro assordanti chiacchiericci, e scalato le classifiche potendo contare sulla complicità mafiosa di critici e intellettuali, vere e proprie protesi degli stessi uffici marketing. Per recuperare una delle figure più straordinarie del Novecento, Luciano Bianciardi, nasce questa iniziativa. Non solo per recuperarne la vera identità, ma anche per cercarne delle nuove, altrettanto critiche verso ogni forma di potere e vessazione, e infine per aprire nuovi spazi di libertà, di fantasia e di passione civile, in primo luogo sulla rete».
Ci accoglie nel suo blog, con un tono che può sembrare polemico ma sicuramente essenziale, Ettore Bianciardi. Bolognese di 58 anni, passato universitario, dirigente d’azienda e piccolo imprenditore, dice di lui che «attualmente orgogliosamente non svolgo nessun lavoro coatto, pur non godendo di pensione». Decide di aprire all’inizio di quest’anno il blog Riaprire il fuoco, che in un centinaio di post vanta circa 400 commenti, insieme a Marcello Baraghini, il leggendario fondatore di Stampa Alternativa e dei libri Millelire e da sempre editore alternativo, provocatore, rivoluzionario.
Ettore prova a spiegarci in questa breve intervista come mai ha deciso di aprire un blog come il suo e cosa spera di ottenere.
«Il blog è una delle attività del “Comitato Antifondazione Luciano Bianciardi”, nato un anno fa per contrastare il cattivo uso che l’autoreferenziale e sedicente fondazione Luciano Bianciardi sta facendo del nome e delle opere di Luciano Bianciardi, da noi considerato una delle voci più importanti del Novecento italiano. Da questo punto di partenza deve nascere tutta una serie di attività che portino a una diversa definizione dell’editoria, della letteratura e della cultura generale in Italia, che sempre più si allontana da quella cultura popolare per la quale Bianciardi lavorò e sempre più si avvicina alla cultura massificata e coatta dei Baricco, dei Moccia, degli scrittori creati in laboratorio dagli uffici marketing delle grosse case editrici. La prima grossa provocazione nostra è la pubblicazione dei Bianciardini, libri che costano solo un centesimo di euro. Non sono distribuiti nelle librerie, ma dal circuito della passione di lettori e amici che condividono i nostri ideali. Del numero 0 sono state distribuite finora quattordicimila copie. A settembre usciranno i numeri 1, 2, 3 e 4. I Bianciardini proporranno opere dimenticate o mai pubblicate della letteratura italiana e straniera, tutte di altissima qualità. Il circuito di passione dei lettori distributori contribuisce anche alla ricerca dei testi. Noi li chiamiamo ‘cacciatori di testi’»

Sono tutti argomenti, quelli politici e non solo, che di solito creano sempre abbastanza “panico”. Riesci ad avere discussioni “civili” o hai avuto anche qualche brutta esperienza con chi ti ha visitato e non si è ritrovato con ciò che scrivi?
«No, nessun panico, almeno finora. Semmai i nostri argomenti sono un po’ difficili o, per meglio dire, poco popolari, per cui non abbiamo forse per adesso il successo di visitatori di altri blog. D’altronde per alzare il livello di contatti basterebbe, e ne abbiamo le prove, chiedere alla gente se ha un romanzo nel cassetto e se ne vuol parlare. Troveremo milioni di persone. Ma noi cerchiamo di coinvolgere la gente su argomenti più radicali, diciamo a chi scrive che, se scrive cose importanti, viene fuori di sicuro e noi faremo di tutto per pubblicarli. Ma deve esserci il sangue nelle loro pagine, deve sentirsi la passione, di Moccia ne basta uno. Abbiamo anche un blog letterario che si chiama Dal libro sfinito al libro infinito che pubblica roba di qualità ma in rete. Questa è un’altra delle nostre battaglie, l’editoria elettronica, per potersi liberare dalle grinfie di un’industria editoriale che si prende il 70% del prezzo di copertina e vuole decidere chi far pubblicare e chi no. Cerchiamo di far comprendere alla gente che la carta non è l’unico mezzo per leggere un libro, ma è molto difficile. Oggi un giovane scrittore pretende di vedere il suo libro inchiostro su carta, perché nella sua esperienza solo questo significa essere scrittore, essere uomo o donna di cultura. Non si fida di tutto il resto. Io personalmente e da una vita sostengo che l’editoria su carta sta vivendo anni difficili ed è inutile e crudele insistere. Ma forse dovranno passare ancora molti anni prima che la gente si convinca».

Cosa ti ha portato a oggi un blog come il tuo e come pensi che continuerà in seguito?
«La voglia di dire queste cose, di fare un giornale di rottura senza i costi di un giornale cartaceo e con le incredibili possibilità comunicative di Internet. Ecco, questa è davvero una contraddizione emblematica: la gente crede nei blog ma non nell’editoria elettronica, che è la stessa identica cosa. Per questo continueremo. La lotta ci dà soddisfazione e poi troviamo tanti consensi. Certo che se facessimo un premio letterario con la pubblicazione cartacea del lavoro del vincitore, sarebbe il vero trionfo di popolarità per il blog, ma ripeto: noi vogliamo fare la rivoluzione, la rivoluzione della cultura popolare. È vero che ci hanno provato in tanti e da tanti anni, ma le rivoluzioni sono quelle permanenti, anche nella cultura».




Valeria