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Posted 20 Marzo 2008 by Graphe.it in Poesia e dintorni
 
 

Il colore dell’invisibile


Dal blog del poeta Caro Molinaro (autore di un bel volume di poesie – La parola rinvenuta – che si può acquistare qui) riprendiamo una recensione al libro di poesie di Mario Quintana, Il colore dell’invisibile, pubblicato recentemente dalla nostra casa editrice.

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Copertina del libro Il colore dell’invisibile di Mario QuintanaUna piccola casa editrice di Perugia ha pubblicato il mese scorso la prima traduzione italiana di versi di Mario Quintana (1906-1994), uno dei maggiori poeti brasiliani del Novecento. Una lacuna colmata, direi. E speriamo che segua poi la traduzione di altre opere di Quintana, autore discusso, amato e odiato, ma importante senza dubbio: è conosciuto in patria come il poeta delle cose semplici ed è rimasto sempre un po’ ai margini del dibattito culturale, non curandosi granché delle analisi critiche. La raccolta tradotta è A cor do invisível, uno degli ultimi libri dati alle stampe dall’autore, nel 1989. Il traduttore è Natale P. Fioretto, studioso di letteratura russa e portoghese, docente presso l’Università per stranieri di Perugia, che nella sua interpretazione del testo di Quintana concilia la fedeltà sostanziale con la reinvenzione poetica in italiano.


A me piace, come forse è naturale, dialogare con i poeti, trovare dei punti di contatto, o qualche poesia che sembra parlarmi. Un punto di contatto l’ho trovato nell’ultimo verso di questa poesia di Quintana (pag. 26):

L’ultimo viandante

Era un sentiero così vecchio, figlia mia,
che non sapeva più dove andava…
Era un sentiero
vecchierello,
perso…
Non c’erano orme
di passi nel giorno
in cui per caso lo scoprii:
pietre ed erica stavano coprendo tutto,
il sentiero agonizzava, moriva
solitario…
E ho capito…
Sono i passi che fanno il sentiero.

Che fa contatto con un passo della mia La scusa:

Ciò che dura
non è perché sia forte o resistente:
è perché c’è una mano che amorosa
ripara, aggiusta, ricolora, inventa

Già. L’attenzione, la partecipazione, il passaggio che mantiene vive le cose: tanto i sentieri quanto i rapporti umani. Una poesia di Quintana che invece mi è parsa diretta a me è questa, a pag. 105:

I fiumi

Ci sono nella vita tante cose,
tante cose e un solo sguardo!
Tutta la tristezza dei fiumi
è non potersi fermare…

È bensì vero che un fiume fermo diventerebbe palude, e bisogna passare e andare, ed è un problema senza soluzione. Per quanto si sia vasti, per quanto si contengano moltitudini (cfr. Walt Whitman), tutto fugge. Infine una poesia che mi è semplicemente piaciuta (sì, anche a me danno fastidio tutti quei puntini di sospensione, sembra una punteggiatura da ragazzina alle prime armi, ma mi dicono che servono a segnare il ritmo nella versione brasiliana, e allora ci credo) è questa, a pag. 56:

Chi ama inventa

Chi ama inventa le cose che ama…
Forse sei arrivata mentre sognavo di te.
Allora, subito, si è accesa la fiamma!
Era la brace addormentata che si svegliava…
ed era un volare qua e là sulle rovine,
nell’aria attonita campane a distesa,
suonate da angeli pellegrini
la cui virtù è far resuscitare…
Un ritmo divino? Oh! Semplicemente
il palpitare dei nostri cuori
che battono insieme a festa,
o solitari, a un ritmo malinconico.
Oh! Mio povero, mio grande amore distante,
tu non sai quanto bene fa alla gente
aver sognato… e aver vissuto il sogno!




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“La vita e i sogni sono fogli di uno stesso libro; leggerli in ordine è vivere, sfogliarli a caso è sognare” (A. Schopenhauer)