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Posted 30 Maggio 2008 by Graphe.it in Mondolibri
 
 

Gian Luca Mario Loncrini


Gian Luca Mario LoncriniParlaci un po’ di te
Non sono molte le cose che posso dire di me. Anche perché credo di essere una persona tutto sommato abbastanza semplice. Ho un pessimo carattere, questo sì, in costante subbuglio, tendente alla ricerca di qualcosa. A volte nemmeno io so che cosa, tuttavia. Forse la perfezione. Forse la felicità.
Ma sono anche un buono per natura. Ci vuol poco a convincermi.
Sono un eterno solitario (traducibile anche con la parola “single”). Non amo il trambusto. Ed evito accuratamente i clamori. Sono schivo, ma non diffidente. Mi piace il silenzio. Quello esterno e quello interiore. Tendo a fidarmi troppo delle persone. Questo non è sempre un bene. Mi piace credere che il mondo sia fatto di buoni. Non è così, purtroppo.
Viaggio molto. Mi dà energia. Mi piace scoprire quel che esiste oltre i normali metri quadrati di vita che calpesto quotidianamente.
Vivo con mia sorella. È la mia ragione di vita. La mia famiglia. La mia confidente. La mia migliore amica. Senza di lei, il mondo non sarebbe lo stesso. È anche la mia compagna di viaggio ideale. Mi chiedo come faccia a sopportarmi ancora, dopo tanti anni di convivenza. E io a sopportare lei!

Perché scrivi?
Scrivere rappresenta per me due cose. Liberare totalmente la mia creatività. E, al tempo stesso, usare il mezzo della scrittura come momento di delicata e pura confidenza della mia personalità attraverso l’uso delle parole.
Credo profondamente che ogni individuo possegga un metodo per esprimere al meglio la sua intima essenza: la musica, le arti figurative, la danza, il canto. Ma anche l’arte oratoria. E, perché no, quella del silenzio.
Il mio metodo è l’uso della parola, appunto. Scrivere mi aiuta a fare ordine in me. Ma anche a creare un mondo “altro”. Un mondo dove il giusto posizionamento delle parole, proprio come i frammenti di un puzzle, crea una realtà fittizia. Ma, allo stesso tempo, iper reale. Perché per descrivere quello che ho in mente con le parole, devo prima averlo costruito. E nel momento in cui si costruisce qualcosa, sia materialmente o meno, gli abbiamo dato consistenza. Ed è divenuto pertanto una realtà tangibile. Non scrivo per scappare. Al contrario: scrivo per restare. Ed è una gran bella consolazione.

Quando hai iniziato a scrivere?
Da quando mi hanno messo in mano una matita. O una penna. Questo non sono in grado di ricordarlo. L’arte e la magia dello scrivere mi affascinano da sempre. Anche dal di fuori, come lettore. Solletica la mia immaginazione pensare alla genesi di un lavoro. Al motivo per cui uno scrittore decide di dar vita ad una storia, a dei personaggi, contestualizzati in un determinato paese, in un determinato momento storico.
Ho sempre scritto. Tengo un diario da quando sono un bambino. È il mio piccolo appuntamento quotidiano. È diventato da anni come indossare gli occhiali o i calzini: devo farlo.
Scrivo impressioni, note. A volte immagini che traduco in parole. Anche su frammenti di carta improbabili, per fissare il momento: involucri di caramelle, pagine di giornale, di libri. Mi è capitato anche su fazzoletti di carta. E sulla carta igienica! Pensieri che poi elaboro. Immagini che prendono sostanza sotto forma di racconti. O di parte di essi. Molto spesso fini a se stessi e che non raccolgo in lavori veri e propri. Ma è come aver scattato una foto senza usare la macchina fotografica. Il risultato è meno immediato, certo. Ma il fascino di interpretare quei segni che portano immediatamente al ricordo di quel momento per me vale più di ogni altra immagine.
Scrivo da sempre. E non smetterò mai di farlo. Al di là della pubblicazione o meno dei miei lavori.

Parlaci del tuo ultimo romanzo Saudade
Questa è la domanda meno difficile tra quelle che mi hai proposto! Saudade nasce prima di tutto come sfida. Avevo terminato da poco la stesura di Anche un uomo, il mio primo lavoro, la cui vicenda si snoda attraverso molti eventi nell’arco di sei o sette anni.
Volevo una storia apparentemente rapida, veloce: una specie di spillo che involontariamente buca un dito. Nemmeno il tempo di rendersene conto ed ecco la storia bell’e fatta. Un racconto concentrato in un solo giorno. Una sola notte, per essere precisi. Dove il tempo di narrazione si fonda con i ricordi del passato della protagonista, una giovane italo-brasiliana all’inseguimento dei propri ideali d’amore per la giustizia, la tolleranza, la rivendicazione dei diritti delle classi emarginate del grande paese dell’America Latina.
È un romanzo di contrasti: la poesia e la delicatezza dei ricordi dell’infanzia di Sabina, l’eroina del racconto, servono a bilanciare la descrizione della realtà delle favelas brasiliane. Mondo di disumani. Mondo di soprusi, violenza. Mondo di regole fatte senza regole.
La narrazione è un continuo passaggio dai ricordi della donna agli eventi che accadono in una notte trascorsa in uno dei sobborghi più temuti e pericolosi di San Paolo. Poche ore serviranno a capire cose cui non aveva forse mai dato troppa importanza. E a lasciare un profondo segno nel cuore delle umili persone che la ospitano a causa di un volo per l’Italia rimandato.

Quali sono le tue letture preferite?
Leggo un po’ di tutto. Non mi piace stabilire a priori se un genere o un autore mi piacciono o meno. E cerco sempre di arrivare alla conclusione di un libro per avere un’idea precisa e completa del contenuto. E dello stile. Ho letto libri che sembravano noiosissimi all’inizio, e poi si sono rivelati fantastici. Altri, al contrario, che iniziavano trasportandomi in toto e deludendomi molto alla conclusione. Ma cerco sempre di trovare il buono in tutto quello che faccio. E in tutto quello che leggo.
Nell’ambito della letteratura italiana adoro Calvino. Un genio. Mi piace molto questa sua abilità di rappresentare cose ed eventi attraverso prospettive diverse.
E non potrei stare senza un libro di Dickens sul comodino. Anche se letti e riletti tutti già molte volte.

Un libro che consigli e uno da evitare
Ne avrei molti. Ma non me la sento di consigliarne uno da evitare. Resto sempre dell’idea che quello che piace a me non debba necessariamente piacere ad altri. E viceversa.
Mentre ne consiglio un paio volentieri: Le due città di Dickens. Assolutamente perfetto. Un intreccio costruito con grande sapienza e dosando gli ingredienti con intelligenza e cura estrema. Lo considero il classico dei classici.
Tra le pubblicazioni recenti, date un’occhiata al romanzo d’esordio di Donatella Decise, Una volta sola (Edizioni Fiori di Campo, 2007). Molto, molto delicato. La mano di una scrittrice sensibile, intuitiva, leggera, ma non per questo banale.




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“La vita e i sogni sono fogli di uno stesso libro; leggerli in ordine è vivere, sfogliarli a caso è sognare” (A. Schopenhauer)