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Posted 2 Luglio 2008 by Silvana Sonno in Punti di vista
 
 

Schopenhauer ti voglio bene . . .


Logo della Graphe.it EdizioniLa vita e i sogni sono pagine di uno stesso libro. Leggerli in ordine è vivere, sfogliarli a caso è sognare. È il pensiero di Schopenhauer che la casa editrice Graphe.it ha scelto per sé, quasi un motto araldico a definire una visione, una direzione di pensiero, un auspicio.

Devo dire che da quando i miei rapporti con la Graphe.it mi hanno portato ad imbattermi con questo passo del filosofo tedesco ho continuato a rimuginare sul suo significato, nel senso che al di là delle suggestioni potenti che mi ha evocato al primo impatto, non riesco a coglierne il messaggio e questo mi inquieta.

In poche parole: che vuol dire Schopenhauer con questa affermazione? Se i sogni e la vita sono pagine di uno stesso libro, di che libro si tratta? Chi l’ha scritto? E quando? Se si tratta di un libro della vita antecedente alle vite degli individui a cui è destinato, deve averlo scritto qualcuno che viene prima di ognuno e sa di ognuno qual è la vita che gli toccherà vivere e soprattutto che saprà di vivere come effetto di una lettura “ordinata”, cioè attenta e consapevole, delle sue pagine.

Del resto di un Libro che contiene il “segreto” della Vita parlano molte religioni di altrettante culture dell’antichità e non solo, dai libri dei misteri degli antichi Greci al Libro dei morti degli Egizi, chiamato significativamente il libro per uscire al giorno, al Libro della vita di Krishnamurti, e, senza andare troppo lontano, alla stessa Bibbia, il testo fondativo della religione ebraica (nuovo testamento escluso) ed ebraico-cristiana, la cui lettura e i cui precetti aprirebbero le porte del Regno, cioè – fuori di metafora – consentirebbero ai lettori attenti e perspicaci (i fedeli, coloro che sono dotati di quella fede che non è creduloneria ma capacità di penetrazione della/nella parola divina) di entrare nella Vita. E a maggior misura, molti esegeti affermano che la Bibbia sarebbe un testo a più codici, dunque a più livelli d’ingresso alla Parola e, in definitiva, a gradi di vita differenti, il cui senso finale è riservato a chi è capace di trovare il giusto ordine del discorso.

Al lettore pigro e disattento – tipologia random per intenderci – toccherà invece, secondo questa interpretazione, una vita sognante, perennemente in bilico tra sonno e veglia, dove è facile scambiare le ombre per sostanze e viceversa.

Chuang Tzu sognò di essere una farfalla e al risveglio non sapeva se fosse un uomo che aveva sognato di essere una farfalla o una farfalla che in quel mentre sognasse di essere un uomo
(da Herbert Allen Giles, Chuang Tzu, 1989).

Ma per non farla troppo lunga e complicata fuor di necessità, se il libro da leggere per vivere l’ha scritto Dio, i sogni sarebbero soltanto frammenti riflessi della Parola e dunque sottoprodotti di scarso valore. La qual cosa è contraddetta dal pensiero di filosofi e poeti e altra gente illustre, che in ogni tempo e luogo hanno affermato invece il contrario.
Tanto per fare qualche esempio.

  • Di tutta la memoria soltanto vale/il dono illustre di evocare i sogni (Antonio Machado, poeta)
  • Nei processi del sogno l’uomo si esercita alla vita vera (Nietzsche, filosofo)
  • I sogni ci danno idea dell’eccellenza dell’anima umana e la nozione della sua indipendenza (J. G. Frazer, antropologo)
  • … cum prostrata sopore / urgit membra quies, et mens sine/ pondere ludit (Petronio, scrittore e poeta)
  • Il sogno è un fenomeno psichico completamente valido ed esattamente la realizzazione di un desiderio, che deve essere inserito all’interno delle comprensibili azioni psichiche della veglia, è il risultato di una complessa attività mentale (S. Freud, padre della psicoanalisi)
  • La vita è sogno o i sogni aiutano a vivere? (Gigi Marzullo, tele pensatore )

E dunque, che voleva dire per davvero Schopenhauer con la sua bella metafora? Potrei fare una ricerchina in internet per trovare il passo che contiene il pensiero tanto caro alla Graphe.it, magari già bello interpretato dentro una di quelle piste per tesine ad usum delphini così care ai nostri studenti; oppure potrei telefonare all’editore e chiedergli in viva voce conto della sua scelta, interrogarlo sulla sua particolare interpretazione; potrei…

Però non c’è gusto a trovare risposte confezionate da altri ad un quesito che si è levato così potentemente e merita una risposta altrettanto potentemente meditata.
Credo, anzi, che neanche se si materializzasse davanti a me – per qualche increspatura dello spazio-tempo o perché punto sull’onore dalla contaminazione al plasma – lo stesso Schopenhauer, a sciogliere il quesito, starei tanto ad ascoltarlo, essendo ormai diventata la questione affar mio e dunque spetta a me doverla disbrigare. Ma poiché l’essere umano ama arrovellarsi in compagnia, giro la questione ai lettori di questo blog se vorranno baloccarcisi, magari – come ho fatto io – in qualche pigro momento postprandiale di questa estate rovente, adatta a leggere, sognare e divagare.




Silvana Sonno