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Posted martedì, 15 Luglio 2008 by Davide Giansoldati in Mondolibri
 
 

Scrivere un thriller – quarta lezione


Cucinate il vostro thriller

Uno dei grandi maestri del giallo è Rex Stout che ha dato vita al personaggio di Nero Wolfe: un incredibile talento per risolvere casi impossibili, una passione per le orchidee e un dono per la cucina e le ricette.

Ho deciso di ispirarmi proprio a questo grande maestro del brivido per servire questa quarta lezione sotto forma di una succulenta ricetta.

Settimana dopo settimana abbiamo creato i personaggi, abbiamo scelto l’ambientazione adatta e trovato il desiderio forte che spinge il carnefice ad agire e colpire la vittima.

Ora prendiamo questi ingredienti e mescoliamoli insieme per preparare il nostro piatto forte.

Preparazione:

Partite da un’introduzione dell’ambientazione: una panoramica dall’alto come introduzione.

Quindi presentate il carnefice: con quali occhi raccontate la vostra storia? Vi immedesimate nel carnefice o nella vittima, oppure siete un narratore esterno che tutto sa e tutto vede?

Se volete seguire il mio consiglio, mettetevi nei panni del carnefice, ma, se volete, potete sperimentare a piacimento altri punti di vista.

Fate incontrare vittima e carnefice: quando e dove si incontrano? Cosa succede?

È la vittima ad “attivare” il desiderio forte del carnefice? Oppure sono tante comparse che frase dopo frase contribuiscono goccia dopo goccia a far traboccare il vaso? A spingere il carnefice ad agire? Vittima e carnefice si incontrano solo alla fine, oppure il carnefice pianifica l’azione con freddezza meticolosa?

Fate emergere le emozioni, gli istinti e il desiderio forte del carnefice: deve essere il tema dominante della nostra storia.

Arricchite il tutto con alcuni dettagli essenziali che contribuiscono a rendere credibile la storia: riferimenti a negozi e strade, al tempo atmosferico ma anche allo scorrere del tempo, a eventi e fatti esterni di contorno.

Portate al massimo la tensione: il ritmo stesso delle vostre parole diventa rapido, veloce, concitato.

Servite quindi il finale che spezza la tensione e porta alla risoluzione della storia.

Il finale… è sul finale che la nostra storia si gioca tutto. Il racconto di solito dura poche pagine: in poche pagine bisogna colpire il lettore, rapirlo nella trama delle nostre parole e poi stupirlo con un colpo di scena efficace.

Avete presente la sensazione “caspita non me l’aspettavo proprio!”? Il finale della nostra storia deve provocare nel lettore questo effetto: sorpresa, stupore, meraviglia.

Scrivere un racconto è un po’ come gareggiare per una corsa: c’è la preparazione, poi la partenza, quindi le falcate che divorano la pista e infine lo scatto finale per superare l’avversario… un testa a testa tra campioni dove, fino all’ultimo, non si sa chi sarà il vincitore.

I nostri racconti devono trasmettere queste sensazioni ed emozioni.

Come creare tutto questo? Inseriamo imprevisti, cambi di scena, azioni e reazioni diverse dal consueto.

Chiedetevi quindi… e se andasse diversamente? Come potremmo trasformare una conclusione scontata in qualcosa di inconsueto?

Leggete questa citazione: Quando un uomo col fucile incontra un uomo con la pistola, l’uomo con la pistola è un uomo morto.

Da che film è tratta? Da che libro è ripresa invece? Com’è andata a finire?

Cosa succederebbe se proprio a quattro righe dalla fine vittima e carnefice invertissero i ruoli?

Cosa succederebbe se piani e teorie andassero a monte e la partita fosse nuovamente aperta?

Cosa succederebbe se… ora tocca a voi!

Mettetevi davanti ai fornelli e cucinate il vostro racconto: da servire freddo come la migliore delle vendette o caldo come l’inferno dei sette peccati capitali…

PS:
Quale modo migliore per festeggiare il primo compleanno di GraphoMania, se non quello di sfoderare tutta la vostra abilità e di incollare come commento i vostri racconti?

Le altre parti del corso:




Davide Giansoldati

 
Scrittore, Writing Coach, esperto di Marketing & Comunicazione, facilitatore di Creatività