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Posted giovedì, 17 Luglio 2008 by Giuseppe Lucca in Poesia e dintorni
 
 

Invidia


In video, si vedono oggi bellezze statuarie, per le quali ogni ragazzina non può che provare invidia; verso vip, che possono permettere tutte le pere che vogliono, facendole diventare – a loro volta – pericolose vipere.

Magari, per scherzo della natura, loro malgrado, dotate di balla aspetto, si fanno pur carine col chirurgo estetico, così che il mondo di fronte a cotanta nuova bellezza rimanga in qualche modo estatico, nuova… Cenerentola, che – ad ogni costo – vuol far schiattar d’invidia le sorelle e conquistare il principe, per poi accorgersi magari che costui non gode neppure del becco di un quattrino, lui stesso facendosi tale.

Si sa, l’invidioso fa indigestione ogni volta che gli altri mangiano troppo, e – da fesso – scaverebbe loro intorno una fossa, dove comunque prima o poi ci casca dentro lui! Sì, poiché è risaputo che dietro la gloria di uno si nasconde sempre il rancore emulativo dell’altro, al punto che nessuno dei due riesce più a campare.

Il tutto perché l’erba del vicino è sempre più verde, e persino l’indivia dell’orto assai più fresca e tenera; la moglie d’altri è sempre meno grassa della tua, e diventa inevitabile la gelosia per Mina, Milva, e persino per la malva, a diventar così malvagio ad oltranza.

L’invidioso, insomma, soffre per la ricchezza altrui, e non concepisce i verbi ‘essere’ ed ‘avere’ come ausiliari, in quanto questi mai si aiutano a vicenda: importa essere quello che si ha, anche non si è!

Così il venditore ambulante porta rancore per il venditore di ambulanze, ben più agiato di lui, poco o niente pensando a chi vi è adagiato dentro con tutta la sua mala sorte;

il tic dell’orologio ce l’ha col suo amico tac, perché non può vedere una fetta di cielo a lui preclusa;

e, se ‘sto scompiacimento per gli altri fosse un varano, vorrebbe varare da solo leggi contro chi primeggia a scapito suo.

Il papavero, già di rosso purpureo vestito, desidera diventare un papa vero, anche se è pur sempre un primus inter pares;

chi non ha il necessario per vivere adorerebbe spasmodicamente avere il profumato necessaire della top model, e chi stila il modello unico per l’unico reddito che ha aspira al cachet delle modelle, a costo di avere l’emicrania al par di loro.

Persino le calamità invidierebbero i calamai, con cui scrivere la propria storia ai posteri; i calamari le seppie a loro volta, e il fan l’aria che si può dare il fon, fin che lo stilita abdicherà per lo stilista, che sempre ha una esse in più di lui, e bei vestiti a corredo di più comoda vita!

Anche chi non sa scrivere, brigherà per avere un posto da giornalista, pur di divenire a sua volta un invidiato speciale, ed apparire nell’asfissiante cornice della tivù!

Masochista!

Ho sempre compatito chi soffre d’invidia, anch’egli doppiamente al pari dell’avaro: non solo per i propri mali, ma anche per le gioie altrui! O forse invidia l’altro, perchè si vergogna della sua povertà interiore?!

Da ultimo, roso dall’invidia stessa, aggiungendosi da solo la esse di cui sopra, si farà pure rosso di bile, fornendo gratuito materiale per quello che segue tra poco

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Giuseppe Lucca