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Posted domenica, 30 Novembre 2008 by Graphe.it in Racconti e testi
 
 

Una donna chiamata cavallo


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Un interessante racconto di Daniela Rindi, della quale abbiamo già letto Because the night su questo blog.

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CavallaOdore di terra, di sterco bagnato. Erba giovane, verde, pericolosa. Un cumulo di fieno stuzzicante, quanto basta per una colica. Ancora fiori, non molto apprezzati. Un tramonto non considerato, un giro in tondo, osservato dalla staccionata, un mondo sconosciuto, un futuro non cercato. Così passo le mie giornate. Il naso sull’erba con odore di sterco, un boccone ghiotto di fieno, uno sguardo oltre…mi chiedo se la vita è tutta qui, un buon cibo goloso che mi fa male, un giro autistico dello spazio.

Ancora te, attorno a me, che mi guardi, mi ammiri e trovi pace. Non so se m’interessa che tu ti prenda cura di me, che m’accudisca. Ogni giorno però mi lascio strigliare con attenzione, mi lascio pettinare, mi conviene. Alzo il muso e cerco la tua carezza, a volte con piacere, altre per abitudine. Io sono sola, come te e ti servo docilmente. Sono a tua disposizione, ma non faccio niente per attrarti. Sono qui ora e basta.

Mi monti quando ti va e io ti porto lontano al galoppo, ti regalo emozioni indecenti. Con il vento in faccia riesco a farti sentire una sola cosa con me. Con le gambe serrate possentemente, che mi stringono ai fianchi, mi inviti a correre ed io ubbidisco, lasciandomi andare. Corro veloce, sempre più veloce, sotto il comando dei tuoi colpi di reni, dietro lo schiocco della tua frusta. Cavalcandomi a pelle puoi sentire il mio affanno, il battito del mio cuore, il fremere delle mie membra eccitate e appagare il tuo senso di possesso.
La percezione del mio corpo sotto che insegue i tuoi movimenti ti fa impazzire, annusare il mio sudore acre ti eccita. Il tuo orgasmo è anche il mio. Adoro correre senza meta, sentir tirare il morso nella mia bocca, stringerlo forte, farmi male, lasciarmi colare la saliva lungo il collo, rimanere stremata sotto di te. Cavalcare, è questo il vero momento felice, eccitante, dove entrambi riusciamo a godere e a sentirci finalmente vivi.

Mi riporti la sera al recinto, mi asciughi, mi strigli nuovamente e mi lasci dormire. E io dormo… sembra che non dorma mai, perché lo faccio in piedi, ma dormo e sogno. Quando mi sveglio, aprendo gli occhi, ci sei ancora tu che mi dai un bacio sulla fronte e che amorevolmente mi lavi e cambi le lenzuola. Io immobile nel letto ti lascio spostare un corpo senza vita, senza gambe. Chiudo nuovamente gli occhi e ricomincio a correre, libera e veloce come una cavalla. Torno poi ad annusare la terra, a girare in tondo, lungo la staccionata, mi fermo a guardare oltre… un tramonto, un pensiero… un brivido insensibile.




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“La vita e i sogni sono fogli di uno stesso libro; leggerli in ordine è vivere, sfogliarli a caso è sognare” (A. Schopenhauer)