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Posted 10 Dicembre 2008 by Antonella Serrenti in Racconti e testi
 
 

Il detestabile “amico” PC di una over-50


Gattino addormentato sul computerEcco un gustoso resoconto di Antonella Serrenti sul suo rapporto con il computer.

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Convivevo serenamente con questa mia paura e non avevo nessuna intenzione di fare una battaglia per vincerla. Le prime avvisaglie di questa avversione erano iniziate col telefonino.

Cresciuta a pane e libri, guardavo sbigottita i miei figli cimentarsi con successo e piacere al computer, e mentre loro m’incoraggiavano a farne la “conoscenza”, elencandomene i pregi, a me infastidiva perfino averlo a casa. Per anni non l’ho mai toccato né spolverato. Mi sono dovuta arrendere una volta per tutte, dopo avere lottato stoicamente, quando mio figlio – in partenza per l’ Afghanistan – mi dice che con l’ausilio di una web-cam (pensavo fosse una gomma da masticare), potevamo vederci, parlare o chattare (mi venne in mente il chaf chaf di una pozzanghera calpestata) tutti i giorni. Passava il tempo ma la mia paura, ormai di tipo fobico, aumentava e continuavo ad alimentarla autogiustificandomi col fatto che non sono portata per la tecnologia. Finché un giorno lessi su un giornale che i nuovi analfabeti saranno coloro che non sapranno usare il computer. Da qui l’idea di fare un corso e l’inizio di una via-crucis.

Il primo giorno di scuola ho fatto di tre ore di lezione: è stato un incubo dal quale pensavo non potessi più risvegliarmi. Com’era possibile che un computer potesse condizionare o limitare la mia vita? E tutte quelle strane parole! Hardware, scheda madre, kilobyte, ram, rom, usb, MS-DOS e ancora browser, desktop e tante altrei… A quel punto, e avevo appena cominciato, ho deciso di licenziare questa nuova me stessa – che peraltro non conosce una parola d’inglese – e mettere fine alla sua erudizione di cittadina del terzo millennio, ricordandole la penna e il calamaio (già in uso a metà dell’800), con la quale aveva scritto in un tempo lontano i suoi primi pensieri.

Ma due giorni dopo, contro la mia volontà, accompagnata da un sole sogghignante, mi presento a scuola per la seconda lezione.

Intanto i miei sogni si popolano di menu a tendina che si aprono, di account, di amministratori del computer (niente a che fare con quelli condominiali), di formattazione, di Linux (che non sono pannolini per neonati), di drag and drop (accomunabilissimo al nome di una drogheria) che significa trascina e lascia. Poi, finalmente, arriva il giorno del primo dei sette esami che bisogna superare per conseguire la patente europea. L’esame, interamente automatizzato, consiste in una serie di compiti che vanno eseguiti utilizzando il computer messo a disposizione dal Test Center. Con mia grande sorpresa il voto finale è 91 su 100. Che dire? È una bella flebo di autostima, sentimento che dura fino al giorno in cui, dopo due ore di studio come la più secchiona delle scolare e con una sicurezza che mi rende fiera di me stessa, inserisco nel lettore il CD che contiene le schede con esercizi pratici per la simulazione degli esami. Lo schermo si riempie di palline verdi, riferite alle domande corrette, il mio ego sfarfalleggia, quando all’improvviso un boato simile al finale dei fuochi d’artificio, mi fa letteralmente saltare sulla sedia che si rovescia all’indietro producendo un altro botto. Mentre imbambolata aspetto di vedere il fumo uscire dal case (contenitore dei dispositivi del computer), senza avere il coraggio di toccarlo, un pezzetto di cd mi cade dalla manica del maglione e NON capisco il guaio combinato. Il cd è praticamente esploso! La mia paura di tipo fobico è al TOP. Il fidanzato della mia amica, al quale l’ho “confidato” ha riso per un quarto d’ora, i miei figli pure. Non mi resta che confidare nella tua sensibilità, ma ti prego non dirmi che questo MOSTRO non è pericoloso.




Antonella Serrenti