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Posted 15 Gennaio 2009 by Graphe.it in Mondolibri
 
 

Caterina Saracino


Caterina SaracinoPerché scrivi?
Perché per me è un bellissimo modo per amplificare alcune sensazioni, per vivere decine di altre vite “parallele”, per catturare immagini, incontri, sogni o semplicemente un particolare, per allenare la creatività, ma anche per confrontarmi con i miei limiti e cercare di evolvermi.

Quando hai iniziato a scrivere?
Nel periodo delle scuole medie ed elementari mi emozionavo alla sola idea di svolgere i temi d’italiano (le altre materie mi annoiavano). Iniziato il liceo ho cominciato a inventare storie e a trasformarle in fumetti, poi in racconti lunghi, finché ho pensato: perché non tentare di scrivere un romanzo?

Parlaci del tuo libro Il giardino irraggiungibile.
Ha avuto una gestazione un po’ sofferta. Avevo in mente la trama già da un po’ e l’ho iniziato all’inizio del 2006. A metà stesura mi hanno assalito i dubbi e il tempo libero iniziava a scarseggiare perché ero alle prese con la preparazione degli ultimi esami e della tesi. Anche dopo la laurea avevo bisogno di uno stimolo per andare avanti nella scrittura del libro. Grazie a un master di scrittura ho potuto confrontarmi con altri aspiranti scrittori e si è riaccesa la voglia di continuare la mia “fatica”. Il mio romanzo è ambientato tra i vicoli di una piccola città pugliese ed è la storia di un amore viziato nel presupposto perché indirizzato all’immagine di una persona e non alla sua vera essenza. Il protagonista è un giovane che si innamora di una ragazza che percepisce come una specie di angelo asessuato, fuori dal tempo e dalla realtà dei teen-ager dell’era moderna, e per la prima volta nella sua vita accantona l’idea del sesso, che ora vede come contaminazione. Lei, invece, non avendo mai sperimentato la sessualità ne è fortemente attratta, complice la ribellione a un’educazione eccessivamente morigerata. Trama a parte, il romanzo vuole essere soprattutto un grido d’allarme su quanto la società odierna e la massificazione possano distruggere le persone. Si parla anche dell’accettazione di se stessi e dell’omosessualità, un tema, quest’ultimo, che tenevo a trattare perché purtroppo ci sono ancora episodi di omofobia che dimostrano la permanenza di tabù e “censure” da parte delle famiglie, delle scuole e dei media.

Quali sono le tue letture preferite?
Mi piace spaziare perché credo che da ogni autore si possa sempre imparare qualcosa anche di minimo come alcuni vocaboli o trovare una metafora riuscita. Di solito cerco di evitare i fenomeni letterari del momento non per snobismo ma per non avere la sensazione che sia la classifica di vendita ad imporre le mie letture. Mi piace andare in libreria e scegliere un libro in base alle emozioni che mi trasmettono l’incipit, la copertina, la trama o anche la vita dell’autore. Comunque preferisco i classici, i romanzi, le raccolte di racconti (specie di Thomas Mann e di Stefano Benni) e le biografie ed evito i libri dei comici televisivi, i romanzi “fantasy” e i saggi di politica.

Un libro da leggere e uno da evitare
Uno dei romanzi che rileggerei è senz’altro L’amore fatale di McEwan per il gusto e l’accuratezza dello stile, la scelta delle “immagini” metaforiche e il curioso argomento principale: la sindrome di De Clérambault, che fa credere al malato di essere amato ossessivamente da una persona, che magari lo detesta, e che può avere risvolti molto pericolosi. Uno dei romanzi che sicuramente non rileggerò a breve è La cugina Bette di Balzac; sono consapevole che si tratta di un grande classico della letteratura, ma dopo la prima metà la noia è in agguato. Comunque non escludo che l’apprezzerò tra vent’anni… Buona lettura a tutti!




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“La vita e i sogni sono fogli di uno stesso libro; leggerli in ordine è vivere, sfogliarli a caso è sognare” (A. Schopenhauer)