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Posted 15 Gennaio 2009 by Valeria in Recensioni
 
 

The cats will know


The cats will knowIl blog The cats will know è un blog collettivo. Il nome deriva da una poesia di Pavese e, oltre a essere un bel ricettacolo di versi, è legata a un momento importante della vita di Francesco, curatore principale.

The Cats Will Know nasce un giorno di settembre del 2007 a Santarcangelo di Romagna, dopo un bel po’ di tempo passato fra blog tradizionali e siti di scrittura, esperienze che in noi suscitavano un interesse sempre più modesto e che ritenevamo ormai confondibili, anzi fuse e orientate entrambe verso il social networking e lo sfogo personale”, ci racconta Francesco. “Pensavamo insomma a qualcosa che preservasse la nostra presenza on line (ci era per qualche motivo ancora necessaria) e che continuasse ad alimentare la passione per la scrittura e la lettura, intese come attività arricchenti e non come mero passatempo o fonte di più o meno intense relazioni virtuali”.

Hanno immediatamente pensato, per loro natura, a qualcosa di nicchia: “Avevamo già provato il blog collettivo, anche con discreto successo. Ma a quel punto volevamo fondamentalmente essere diversi, farci collettori di autori di talento, e, inutile negarlo, allo stesso tempo dare spazio al nostro gusto personale, frustrato dalla lettura di una miriade indistinta di scrittori improvvisati e parecchio sedicenti. Dunque io e colei che di lì a poco sarebbe divenuta mia moglie, oltre che poetessa ufficiale (Maeba Sciutti), iniziammo una ricerca capillare di voci a nostro modo di vedere interessanti e che ci sarebbe piaciuto vedere riunite sotto lo stesso tetto”.

Successivamente, hanno iniziato ad affiancare Francesco e Maeba un paio di ottime collaboratrici: “La definizione dei ruoli è peraltro una semplificazione espositiva: tutti i membri di The Cats Will Know hanno contribuito a dare al sito la sua impronta, con alcune punte rappresentate da eccellenti lettori, il nostro fiore all’occhiello insieme alla qualità dei testi pubblicati”.

Il successo del sito, ci dice Francesco, è molto variabile: “Gli impegni personali, l’approccio anarcoide e a-progettuale, il boom delle reti sociali sono elementi che lo influenzano grandemente, ma la passione è immutabile e posso dire con certezza che la nostra esperienza è solo all’inizio: a breve sono previste alcune innovazioni a livello di grafica e interazione, nel futuro, compatibilmente con le nostre possibilità, anche la trasformazione in sito e l’attività editoriale su carta che, al momento, mi trova ancora scettico, viste le potenzialità della rete in termini di divulgazione dei contenuti”.

Francesco afferma che non c’è stato un blog o un sito dal quale abbia preso spunto: “I ritrovi di poesia on line, come detto in precedenza, non mi piacevano e non mi piacciono, sicché parlerei di ispirazione al contrario. Ho un bel ricordo solo del sito Buffoni Maledetti, per lo spirito dissacrante e per l’assenza di condiscendenza caritatevole e comaresca nei confronti delle brutte poesie. Ho certamente fatto tesoro di un paio di esperienze precedenti di blog collettivi da me co-gestiti, dei quali serbo un bel ricordo, ma che s’imperniavano su tutt’altro”.

E per quanto concerne l’editoria italiana? “Non farei discorsi particolareggiati: si tratta di commercio, al pari di quello dei dischi, dei cellulari o della pizza surgelata. La qualità va cercata e ciò comporta dedizione e fatica, e testa. I libri scadenti c’erano anche prima, oggi sono solo diffusi in quantità maggiore, grazie all’editoria a pagamento. Tonnellate di carta sprecata per vanagloria, boria, ingenuità, disperazione di aspiranti scrittori: una moda ancora in crescita (mi domando se il fenomeno sia globale), figlia io credo dell’era post-blog, l’era delle grandi illusioni di chi ha raggiunto per (auto-)induzione la convinzione erronea di conservare le pagine del proprio capolavoro a fianco dei calzini, quando in realtà si tratta di un diario in banale copia carbone o peggio di un modesto tema in classe delle superiori. Come dire che, pagando, tutti quelli in grado di tirare calci a un pallone potrebbero giocare in serie A. Solo che questo non è possibile perché non risulta profittevole quanto puntare sulla qualità. La professione di scrivere, intesa con il virgolettato, è figlia della solitudine, dell’inquietudine e del talento (e anche della patologia cerebrale). Tutte queste cose portano già di per sé malessere: se poi ti trovi a scrivere, e non sei un professionista della scrittura, ti trasformi semplicemente da alieno ad alieno che sa usare la parole”.




Valeria