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Posted 28 Febbraio 2009 by Graphe.it in Racconti e testi
 
 

Milonga


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Un racconto di Conci.

Un quadro di BoteroL’ultima nata della famiglia Martinés l’avevano chiamata Estela, perché aveva intonato i suoi primi vagiti in una notte stellata in un barrio della periferia di Buenos Aires.

Estela non fece fatica a crescere, seguì la vita quotidiana dei suoi altri dieci fratellini imparando a mangiare, giocare, parlare, cantare e ballare, come poteva.

José era il suo più caro compagno di giochi, ogni mattina scostando la tenda le sorrideva e cantava con lei i ritornelli. “Non posso farmi vedere da tuo padre che parlo con te, non vuole, dice che io sono di un’altra razza, tu invece sei una stella e meriti il sole”. Con Estela viveva uno stato di fraternità e di amicizia che favoriva un’astrazione benefica dei loro animi da quella cruda realtà.

Estela abbassava gli occhi. Sapeva che suo padre, commerciante di cavalli l’aveva promessa in sposa a Ramon, signorotto delle pampas, avvezzo alle mandrie e agli animali selvatici più che ad altri nobili attività dalle quali Estela poteva sentirsi attratta e gratificata.

Fu sposa di Ramon con grande festa nel barrio e poi portata in una villa coloniale poco distante da Buenos Aires dove la Stella non incontrò mai il sole ma conobbe la più dura umiliazione della segregazione e della violenza.

La fuga fu l’unico scampo, corse per un giorno intero sotto il sole alla ricerca di un rifugio, di una liberazione, attraversando villaggi simili a quello in cui era nata, dove uomini, donne e bambini vivevano senza speranza di un domani migliore.

Nel suo barrio no, non voleva tornare e questa volta, pensò, che la vita doveva scegliersela lei con le sue gambe e col suo cuore; alle porte di Buenos Aires, stremata, poté rallentare la sua fuga e finalmente sedersi su un grosso masso di pietra posto all’angolo di una strada.

Sulla grossa pietra sparse la sua larga gonna rossa che indossava su una camicetta bianca.

Proveniva da una strada vicina il suono di un bandoneon che accompagnava le danze dei tangueros; Estela come incantata, fu colta da raptus nostalgico, riaffiorarono le sue danze sull’aia, i motivetti cantati al barrio, entrò nella sala dove un uomo le si avvicinò, le cinse il corpo e le sollevò il braccio avvicinandola a sé in uno slancio passionale ed elegante.

Girarono su se stessi e rotearono i loro corpi, a volte sfiorandoli e poi intrecciandoli. Fissando i loro sguardi e accostando i visi.

Estela si concesse alla musica e alla danza per tutta la notte, inebriata dalla felicità e dalla tristezza ma ormai sicura di aver ritrovato quell’amore smarrito, abbandonato e tradito.

José la tenne avvinta a sé senza lasciarla mai più.




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