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Posted domenica, 17 maggio 2009 by Silvana Sonno in Punti di vista
 
 

Frammenti d’un percorso amoroso 6: Che Commedia!


Frammenti d’un percorso amoroso 1 | 2 | 3 | 4 | 5

Sandro Botticelli, Ritratto di Dante Alighieri, 1495, tempera cm 54,7x47,5Come gli spettacoli di Roberto Benigni hanno ampiamente dimostrato la lectura Dantis attrae e gratifica l’interesse e l’attenzione di un numero alto di persone, che mi piace chiamare cittadini e cittadine e non, tout court, spettatori, perché la qualità del testo proposto è quanto di più lontano i palinsesti di tutte le televisioni normalmente propongono.

Sì, vabbè, ma c’è Benigni: un comico, un attore, e il suo è un nome di sicuro richiamo.

È vero, ma io credo che l’Alighieri e la sua Commedia siano in grado – di per sé – di inchiodare sul testo chiunque gli si avvicina, anche per motivi diversi – inizialmente – dall’amore per la poesia e per i grandi classici della nostra letteratura.

Mi viene utile, a questo punto, ricordare quanto successo abbia avuto – in tempi lontani – anche la lectura Dantis di Carmelo Bene, tutt’altro personaggio da Benigni – meno simpatico ed espansivo col suo pubblico, più inquietante nell’aspetto e nella recitazione – e senza l’ausilio della televisione.

La Divina Commedia, a distanza di tanti secoli, è capace di parlare al cuore e alle menti, oltre che al senso del bello che appartiene a tutti noi esseri umani, sia per la qualità sublime della poesia, che – io penso – per la visionarietà profetica di tante immagini, situazioni, metafore, che propone nelle tre Cantiche di cui è composta, al punto da sembrare – in certi passaggi – un commento puntuale e suggestivo di fatti che ci stringono da vicino, nella nostra travagliata contemporaneità.

Cito, per fare un esempio, una terzina – per altro famosissima – del canto VI del Purgatorio, in cui mi sono imbattuta ieri sera, aprendo il volume che mi sono trovata tra le mani, mentre cercavo di completare una ricerca sull’evoluzione della lingua italiana:

Ahi serva Italia, di dolore ostello
barca senza nocchiere in gran tempesta
non donna di provincie, ma bordello!

Una metafora così potente e limpida della squallida e pericolosa congerie sociale e culturale che stiamo attraversando in questi ultimi tempi – tra i tentativi maldestri degli uni di buttarla in politica, e degli altri in minaccia o gossip, secondo le intenzioni, il tornaconto e l’orizzonte di riferimento dei diversi interlocutori – non l’avrei trovata, neanche l’avessi cercata mille anni, rovistando tra le mie modestissime risorse.

Ci sta dentro tutto: l’informazione truccata, la mancata o la mala accoglienza degli immigrati, l’attacco reiterato alla Costituzione e al ruolo del Parlamento, il federalismo che indebolisce il senso dello Stato, papi Silvio e la bella compagnia…

Dante Alighieri è vivo e chiama i vivi ad affrontare – qui e ora – la tempesta e dirigere la nave Italia. Parola di Vate.

Il silenzio e l’inazione: naufragio.




Silvana Sonno