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Posted 30 Maggio 2009 by Roberto Russo in Recensioni
 
 

Leonardo Colombi


Leonardo ColombiLeonardo Colombi si è presentato nella nostra casella email con una newsletter frizzante e interessante. Così, dopo averlo seguito un po’ in questi suoi invii periodici che ci aggiornavano della sua “vita, opere e miracoli” abbiamo deciso di conoscerlo meglio. Ecco che oggi presentiamo la nostra intervista a Leonardo Colombi che ha un blog e un sito web.

Chi è Leonardo Colombi e perché ha un blog?
Secondo alcune leggende (non ancora confermate in verità) sembra che Leonardo Colombi sia un ragazzo di Trebaseleghe (PD) nato il 17 giugno 1982. Un gemelli insomma, relativamente convinto di rispecchiare le caratteristiche di questo segno zodiacale nel suo modo di dire, fare e pensare. Nonostante una laurea in Informatica conseguita presso l’Università degli Studi di Padova, qualche lavoretto svolto come commesso al soldo di aziende quali Carrefour e Unieuro prima e come programmatore per Infracom IT e N-aitec poi, sembra che il ragazzo abbia da sempre coltivato una certa malsana passione per la lettura e la scrittura. Dicono infatti che non disdegni la lettura di libri di tutti i generi, con una malcelata preferenza per quelli di genere fantasy, e fumetti. Manga soprattutto. Ma più di tutto sembra che adori scrivere testi di vario genere, in prosa per lo più, ma anche tentativi di poesia e romanzi, opere che negli ultimi anni ha iniziato a proporre nel web. In alcuni casi sono addirittura approdate sulla carta stampata all’interno di riviste, antologie oppure sotto forma di libricini – Condannato (non vita), Runde Taarn edizioni. Con il trascorrere del tempo, oltre all’attivazione di alcune collaborazioni nel web (ad esempio con la rivista Terre di confine), la sua voglia di comunicare l’ha portato alla creazione di un blog, quello della domanda cioè. Non si è mai chiesto esattamente a quale scopo dovesse servire, se cioè fosse meglio consacrarlo ad una tematica precisa o che: semplicemente i post del blog sono divenuti per lui uno strumento con cui proporre all’attenzione degli altri i suoi pensieri, le sue osservazioni e critiche sulle dinamiche del mondo, ma anche per veicolare consigli di lettura, ascolto e visione. Già, perché dicono sia anche appassionato di cinema e animazione e che apprezzi molto anche la musica.

Leonardo Colombi autore: raccontaci qualcosa dei tuoi testi
Una domanda semplice ma che al contempo sottintende varie sfaccettature, direi. Essenzialmente i miei testi sono una parte di me. Nascono quasi tutti dall’esigenza di fissare su carta o computer emozioni, sentimenti, pensieri e “immagini” che sento crescere dentro di me. Alcuni sono il frutto di esperienze dirette, altri di rielaborazioni di quanto visto, letto o sentito. Ho scritto ad esempio dei racconti ispirandomi al lavoro di altri autori, creando personaggi e situazioni che in parte avevo apprezzato. Mai copie, ovviamente, semplicemente una rielaborazione di alcuni elementi. Non ho poi preferenze di generi o, quanto meno, mi sforzo di essere un autore a tutto campo. Con i miei limiti, ovviamente. Scrivo quindi testi che spaziano dalla narrativa tradizionale al fantasy, dal genere demenziale all’horror, dalle riflessioni a brani simil-poetici. Dico così perché, in quest’ultimo caso devo riconoscere che non sempre riesco a liberarmi dalla prosa e dalla “logica”, probabilmente a causa degli studi e di esperienze lavorative in campo informatico. Tendo a spiegare troppo, diciamola così. Ultimamente infine mi sto cimentando anche con testi più lunghi e romanzi mentre grazie alla collaborazione con la rivista Terre di confine sto imparando a realizzare recensioni di libri e film.

Che ne pensi dell’editoria in Italia?
Probabilmente non penso. Purtroppo, allo stato attuale, non ho molte esperienze dirette su cui basarmi per argomentare eventuali critiche o strategie editoriali. Posso esporre alcune mie idee e constatazioni, questo sì, ma premetto che si tratta di visioni parziali di un mondo vasto, diversificato e in evoluzione. Mi riferisco in particolare ai nuovi media, che dovrebbero rappresentare un mercato per i molti editori italiani ma che, di fatto, non vedo particolarmente sfruttato da chi “produce” libri. Molti di questi signori hanno un sito o un blog, non lo nego, ma pochissimi offrono una piattaforma in cui coltivare giovani autori che magari possono proporre i propri testi online. Anche perché, per una serie di dinamiche tutte da capire, gli autori, quelli veri intendo, sono ancora solo quelli che approdano al cartaceo. Avere un blog, siti web, pubblicare ebook che magari verranno letti da migliaia di persone non contribuiscono alla creazione di un “nome” come accade invece nel momento in cui uno scrittore riesce a farsi pubblicare. Il libro in questo senso ha ancora un certo valore, senza contare il diverso rapporto che permette di instaurare con il lettore e tutte le dinamiche che vertono sul raggiungimento di un certo livello qualitativo ecc… Posso quindi capire “perché” la maggior parte degli editori sia ancora legata ad un certo modo di fare e di proporsi sul mercato (prima) e sul piano culturale (poi). Da capire però se effettivamente questa sia una formula vincente. In fondo, di editori ce ne sono moltissimi, alcuni più stampatori a dire il vero (e che magari chiedono un contributo agli autori e poi “chi s’è visto s’è visto”), di libri se ne producono a tonnellate ma solo nel caso dei grandi editori questi circolano per davvero, vengono venduti e producono “cultura”. O qualcosa che per lo meno ci si avvicina parecchio. In questo contesto, l’editoria italiana si rivela essere un gioco tra pochi grandi nomi e svariate decine di piccoli editori che cercano di farsi conoscere, di proporre autori (anche meritevoli) ma che nella maggior parte dei casi finiscono per ottenere solamente una visibilità limitata, senza dimenticare i casi in cui, nel meccanismo perverso dell’economia, divengono solo opportunisti nei confronti di chi aspira a pubblicare. In questo senso, gli autori giovani e meno giovani sono tantissimi, quasi di più di coloro che comperano libri e riviste. In definitiva penso quindi che l’editoria in Italia abbia buone potenzialità di crescita ma che al contempo debba trovare nuove formule, instaurare nuove dinamiche e, soprattutto, guardare anche all’estero. Già, perché è facile trovare nomi di autori stranieri nelle nostre librerie ma non sono così certo che avvenga anche il contrario. E in tal senso, forse, si riflette un problema culturale del nostro Paese che, negli ultimi anni, sembra più in attesa di qualcosa che intenzionato a riconquistare un certo primato artistico di cui magari ha goduto in passato.

Non solo scrittore, ma anche recensore: quali sono le caratteristiche che deve avere un libro per piacerti?
Riagganciandomi alla risposta di prima, e giusto per divagare un poco, sottolineo il valore della parola “libro” presente in questa domanda. Spero non stia a significare, come spesso accade, che fumetti e/o testi on-line non abbiano rilevanza nel panorama culturale moderno. Ad ogni modo, per cominciare mi aspetto una copertina che richiami alla mente il contenuto del testo: questo non significa che debba necessariamente essere sgargiante o “forte”, ma per lo meno che sia coerente. Altrimenti è più facile mettere modelle e modelli ovunque e tutto finisce lì. Parlando invece del libro in sé, non ho vere e proprie caratteristiche che ricerco o che pretendo vengano rispettate. Ci sono anche lettori di questo tipo, quelli che “già sanno”, quelli che prima ancora di leggere hanno già deciso come dev’essere la narrazione, ma io non appartengo a questa categoria. Cerco piuttosto un po’ di originalità, uno stile coinvolgente, un intreccio che non sia troppo prevedibile ma soprattutto coerenza. Non in termini di pignoleria, ovviamente, ma una certa logica nello svolgersi delle vicende oppure situazioni che, seppur improbabili, siano credibili. Mi riferisco quindi a situazioni in cui un’eroina dotata del corpo e della grazia di una top-model riesce a tagliare in due metà esatte un paio di uomini corazzati, oppure a uomini che non dormono mai e che in due giorni sbrogliano casi che neanche l’FBI e la CIA messe assieme… ecco, tutto questo lo detesto. Quanto al resto, sono abbastanza incline ad appassionarmi alla lettura, ad immedesimarmi. O almeno ci provo. Se posso poi, cerco anche di dare consigli, soprattutto se sono in contatto con l’autore di un libro. Non tanto per arroganza o vanità simili, sia chiaro, ma perché sento di dover fare così. In fondo, chiunque quando scrive si aspetta un feed back da parte dei lettori, no?

Un libro che avresti voluto scrivere…

Sinceramente non saprei. Il signore degli anelli, forse. O Io sono leggenda. Si tratta in entrambi i casi di romanzi a cui sono molto legato e che considero dei capi saldi della letteratura. Ovviamente ce ne sono molti altri, tuttavia ora come ora non ho alcun titolo altrettanto forte per la testa. Certo, anche l’aver scritto La divina commedia sarebbe stata una soddisfazione mica da poco. Ad ogni modo vedremo: chi lo sa che non mi riuscirà di produrre prima o poi qualcosa di altrettanto significativo e rilevante. Magari – abbassando il tiro – più vicino a Io sono leggenda di Matheson che a La divina commedia.
PS: modesto vero? ^_^




Roberto Russo

 
Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.