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Posted lunedì, 15 Giugno 2009 by Roberto Russo in Mondolibri
 
 

Emiliano Billai: intervista all’illustratore


Emiliano Billai e Gaia Romina II

Raccontaci qualcosa di te, come se stessi realizzando un disegno.
Come se stessi realizzando un disegno? … io non mi disegno mai, dopo tutto io sono tra le cose che meno mi ritrovo davanti agli occhi ogni giorno. Gli altri mi vedono, passo la domando ad un altro interlocutore.

A parte gli scherzi, non sono un amante degli autoritratti, non sono convinto della loro validità. Non sono una persona sofisticata, pochi colori addosso. Riesco ad affezionarmi, amare, odiare senza perbenista vergogna, divertirmi, arrabbiarmi tutto in un giorno. Il risultato sarebbe un collage picassiano troppo confuso. No?

Hai svolto diversi lavori: guida ambientale escursionistica, in palestra con i bambini… come sei giunto a fare il grafico/illustratore?
Sono ancora una guida, studio ancora le mie arti e spero di poter ancora lavorare con i bambini. La crisi economico-culturale? Si forse è stato proprio lo scarso interesse per la comunicazione, per la ricerca e l’interesse letterario del nostro Paese, la scarsa affezione ad un’arte (nel senso più generico del termine) della mia e, in velocissimo degrado, delle generazioni successive. Me ne vergogno, moltissimo. L’identità di un uomo è indissolubilmente legata alla propria arte, quella che meglio gli consente esprimersi e comunicare, godere del mondo attorno. Mi pesa far parte di una società drammaticamente ignorante, poco attenta, insensibile e menefreghista. Allora illustro, scrivo e suono, non mi importa se non sarò mai ricco, se dovrò girare ancora per molto con un pandino a pedali. Ho scelto come voglio essere e il mio mezzo per conoscere e imparare dalle persone che vivono lo stesso mondo mio. L’illustrazione, come tutto quello che ho imparato a fare, sono la mia fuga dalla triste bonaccia del nostro triste Paese.

Come nasce la copertina di un libro?
Non lo so. Forse inconsapevolmente ne fuggo le meccaniche per non spogliare l’atto di quel romanticismo affascinante. Capita che a distanza di qualche mese riprenda in mano vecchi lavori e non sono capace di riacchiappare i percorsi che mi hanno portato alla scelta del soggetto. Parto da un’idea iniziale la pasticcio, ci disegno ancora sopra, finché uno scarabocchio non attrae la mia attenzione e accende la lampadina che fa luce su una conclusione totalmente diversa da quella di partenza. Un po’ come quando scrivo. Credo che il segreto sia non avanzare pretese esagerate e vivere la storia, senza mai pianificarla. Un passo dopo l’altro gli eventi si srotolano per innata cinetica, è inevitabile.

Poi certo ci sono i soggetti imposti, in quei casi ci si aggrappa alle indicazioni del committente e si suda per soddisfarne le esigenze. Consegni e speri di aver azzeccato lo stile, i colori, la tecnica. È un bel gioco anche quello, forse uno dei più belli: la ricerca dell’idioma giusto per comunicare con un’altra persona. Un po’ quello che dicevo prima.

So che hai anche pubblicato un libro dal titolo “Ventisette martore e quattro caffé”… ce ne parli?
Parlare di libro mi sembra esagerato. Parlare di pubblicazione anche. Non sono uno scrittore, piuttosto uno scribaiolo giocherellone. È un piccolo racconto scritto a quattro mani con la mia ragazza, Michela Meloni. C’è chi si accende la Playstation, chi si guarda un film, semplicemente come in molti buchi di mondo, le alternative per il tempo libero son poche. Noi ce la siamo inventata così. È un breve pamphlet, più vicino ad una pièce teatrale che ad un racconto. Ventisette martore e quattro caffè è il racconto principale, il primo nato. Ci siamo inventati personaggi in uno scenario particolare e ci siamo confrontati via mail. È il confronto dialettico tra Lucifero e un dannato che si imbuca nel suo ufficio per convincerlo a fargli fare carriera all’inferno. Prologo ed Epilogo nascono per esigenza teatrali, per guadagnare tempi dignitosi. Il progetto è ancora in alto mare, ma chissà. Se mai voleste leggerlo chiedetelo a noi, la pubblicazione sul web è stata una scappatoia economica per proteggere  il racconto. La versione corretta la presentiamo di tanto in tanto.

All’inizio del “libro”, abbiamo dovuto aggiungere un piccolo capitolo: Avvertenze per l’utilizzo di Ventisette martore e quattro caffé. L’ambientazione, il contesto e il carattere dei personaggi ci ha creato qualche problema con gli attori candidati durante il primo tentativo di metterlo in scena. È stato imbarazzante misurarci con quel perbenismo bigotto e fifone, anche per l’inconsistenza delle motivazioni. Vi assicuro che non c’è nulla di eretico né offensivo nel racconto!

Da qualche tempo collabori anche con la Graphe.it Edizioni: dovessi disegnarla, come la immagini?
Un colore caldo, giallo, marrone, panna, poco acceso e rilassante. Un ambiente sereno. Ho avuto moooolte esperienze negative, con persone boriose, presuntose e, ancor peggio, scorrette e disoneste. Sono quasi sicuro che illustrerei un ambiente panna/marrone molto ampio e spazioso, immancabile macchine per il caffé, confezioni di dolcetti e merendine e una marea di carta scritta. Poi potrebbe sbucare il fatale scarabocchio sul foglio e non posso dar garanzie sul soggetto!

Per concludere: un disegno che avresti voluto fare tu…
Per fortuna non c’è. Non mi son mai desiderato autore di un’altra opera. Forse desidero la tecnica di altri illustratori, questo si. Ce ne sono tanti e bravissimi, grazie a Dio, e io potrò trovare spunto per imparare tanto ancora. Li ringrazio tutti per questo. Di alcuni vorrei la padronanza delle tecniche di pittura, la scelta sempre giusta delle tonalità, di altri il tratto. Dovrei coniare il nome di questo autore con una sillaba per ogni nome di artista che mi ha colpito, ne verrebbe fuori un impronunciabile vocabolo. Forse un giorno, quando avrò imparato abbastanza, potrò rammaricarmi di non aver avuto prima io l’idea, di fronte all’illustrazione di un altro autore.

Qui alcune illustrazioni di Emiliano.




Roberto Russo

 
Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.