0
Posted 30 Settembre 2009 by sr Aurora in Punti di vista
 
 

E se re-imparassimo l’arte di accogliere?


E se re-imparassimo ad accogliere?Giornata nuvolosa di settembre. Gli alberi cominciano a colorarsi. L’aria frizzantina della montagne si spinge a valle e fa riassaporare il gusto di una bevanda calda, sorseggiata avvolti nel caldo di una maglia di lana che  protegge con la sua sofficità. Sensazioni autunnali. Riflessioni autunnali.

Cosa manca all’uomo per dirsi profondamente  felice? Cosa lo spinge in terre lontane per custodire la pace di un popolo sconosciuto sapendo di mettere in gioco la propria pelle? Cosa attira verso paradisi artificiali che vendono a basso prezzo sballi di una serata?

L’Infinito è dentro di noi. Questa Voce potente risuona nelle pieghe del nostro vivere con un’eco che si ripercuote nel gocciolio silente e a volte monotono delle nostre giornate.Dio. L’eterno presente e il perenne escluso nel corso della storia.

Dio. La chiave di lettura dei nostri malesseri. Il soggetto delle nostre discussioni. Il muro contro il quale scagliare le nostre ribellioni.

Dio: la via della giustizia e della pace, la via della pacificazione interiore, della realizzazione della propria vita passa attraverso una accoglienza nuova che possiamo riservargli.

Dio arriva sovente in casa nostra nei panni dell’inatteso e dell’irriconoscibile (don Mario Picchi), Dio si presenta nei panni dell’altro. Questo altro che non domanda compassione ed elemosina frettolosa , ma un intervento di giustizia, una presa di responsabilità, un contatto di vita.

Arte di accogliere: arte sublime e semplice insieme, arte antica e sempre nuova. La saggezza del nostro post moderno potrebbe essere quella di riandare alle fonti, riandare alle sorgenti dell’accoglienza per sperimentarla nuovamente in noi stessi e riproporla come elemento risanante della società.

Quali i modelli di accoglienza?

La danza di amore che scivola dall’eternità tra il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.

La docilità obbediente di Gesù al Padre.

La serenità di fede della giovane Maria di Nazareth.

Niente calcoli, niente paure. Fiducia e voglia di vivere.

Tradurre in atto il nostro potenziale di amare, di creare, di rischiare può rivelarsi l’avventura più esaltante di tutta la vita.

Non adagiamoci a vivere al minimo delle nostre capacità: l’accoglienza segna il nostro essere uomini, donne.

Nasciamo perché qualcuno ci ha accolto; ridoniamo questa vita accogliendo a nostra volta chi ci vive accanto, pur problematico, diverso possa essere.

L’altro è parte di noi!

Monastero Mater Carmeli – Biella




sr Aurora