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Posted 15 Ottobre 2009 by Silvana Sonno in Punti di vista
 
 

Mettiamo in atto piccoli cambiamenti


coltUn imprenditore sulla cinquantina, che le aveva tentate tutte senza fortuna, aveva alle spalle più fallimenti che capelli in testa. Si recò rassegnato nella sua disperazione da Mar Hio Miel–Hi, per sapere se spararsi con la mano destra oppure con la sinistra. Dato che era in miseria disse subito che non avrebbe potuto pagare la sua pregiata consulenza, ma chiese di avere in prestito almeno una pistola.
“Lei non è povero, mi sta ingannando! Mi vuole nascondere invece che è ricchissimo. Lo so!”
Lo richiamò su tutte le furie Miel-Hi, mentre l’uomo che era andato colà in cerca di pietà lo guardava tra l’offeso e il disorientato.
“Sì”, proseguì Miel-Hi, “lei ha commesso molti errori. Questo significa che ha accumulato molte scorie, tanta spazzatura. Sa quanta energia si riesce oggi ad estrarre da una montagna di rifiuti? Ha mai pensato di riciclare se stesso? Usi i suoi cinquanta anni come fossero concime per fertilizzare la sua vita! Studi i suoi insuccessi e impari da essi: li sfrutti, venda a caro prezzo quello che ha imparato a sue spese! Se usa il suo passato come concime, potrà cavare degli ottimi frutti nel prossimo futuro…!”
Quella sera il fallito ricevette comunque da Miel-Hi una pistola che, come tutti sanno, tiene sempre in un cassetto della sua scrivania, per i clienti più disperati, essendo un consulente specializzato in casi difficili.
Anziché spararsi però, l’uomo vendette l’arma e il giorno dopo, con il ricavato, pubblicò un annuncio su un importante quotidiano economico: Superfallito. Conosce tutti gli errori da non fare per avere fortuna. Risparmiate tempo, passi falsi e denaro. Rivolgetevi ad un vero esperto…!
Oggi quell’uomo dà lavoro a due segretarie, riceve i clienti in uno studio elegante, possiede una casa in campagna e viaggia in Rolls.

da Lo Zen e l’arte aziendale di Vahn Rhopa

La storiellina – il koan – a parte il suo risvolto mercantile (che pure appare molto attuale, alle nostre latitudini) ci dice molto intorno alla necessità di sviluppare la consapevolezza di sé e delle proprie risorse, come base per la necessaria autostima. Ma la consapevolezza non è un frutto che si può cogliere dal ramo di un qualunque alberello del nostro giardino esistenziale, neanche se ci abbiamo lavorato molto, e lo abbiamo ben “concimato”e indirizzato. La consapevolezza non è il prodotto finale di un lavoro anche accurato e profondo; essa è un percorso che ci conduce ad entrare in relazione ininterrotta con l’ambiente e le altre persone che ci accompagnano – per necessità e scelta – lungo il cammino.

Ma “percorrere in consapevolezza” la nostra vita non è cosa facile. Molti sono gli ostacoli e le difficoltà, sia d’ordine culturale (sociale) sia psicologico.

Nella nostra cultura l’individuo viene spesso vissuto (e si vive) come nettamente separato e ininfluente rispetto all’ambiente in cui opera. Questo sentirsi non caratterizzante in un universo che sembra prescindere da noi, alla lunga può indurre un senso di frustrazione logorante o, all’opposto, un senso di onnipotenza , come reazione egocentrica, che soddisfa infantilmente il nostro bisogno di incidere sulla realtà.

In realtà individuo e ambiente formano una totalità inscindibile, dove continua è l’interazione tra le due polarità: sé e diverso da sé, in funzione dei reciproci bisogni. Possiamo infatti affermare che, fin dalla nascita, l’individuo si sviluppa in relazione al contatto che stabilisce con ciò/chi lo circonda, animato o inanimato, in un’alternanza tra l’Io e il Tu, fra senso (bisogno) di separazione e senso (bisogno) di appartenenza.

Se questo processo avviene in modo armonico l’individuo che ne scaturirà si sentirà consapevole delle proprie scelte e responsabile delle loro conseguenze. Si potrà dunque parlare di adattamento creativo, cioè di un’integrazione tra i propri ed altrui bisogni, che potrà avvenire a patto che si mantengano flessibili i confini dell’Io e non ci si sottragga al contatto con l’ambiente.

Il contatto ha di per sé un grande potere di cambiamento, sostiene la nostra crescita, permettendo l’allargamento dei confini dell’Io, l’esplorazione di nuovi porti , ma contemporaneamente mantiene la possibilità di ritornare al nostro rifugio sicuro, consente cioè di “fare la spola” tra conosciuto e sconosciuto, tra luce ed ombra, in uno scambio proficuo e gratificante.

Ognuno di noi sente il bisogno di dire “Io esisto!” E per questa esigenza di autoindividuazione presto impariamo a darci delle regole, a stabilire i nostri limiti, a riconoscere i nostri bisogni e le nostre modalità di contatto, che sperimentiamo nelle relazioni con gli altri. Se in questo percorso nascono difficoltà che ci bloccano e che non sappiamo superare, la frattura tra Noi e l’Ambiente può diventare un grave causa di disagio e va ad interrompere il processo di oggettivazione che avevamo messo in atto.

Si può procedere nella giusta direzione solo se il “viaggiatore” diventa consapevole che il proprio cammino avviene nella realtà della relazione con l’altro. E in questo sentiero di consapevolezza in primo luogo occorre accettare gli ostacoli e le minacce che una realtà più complessa impone e soprattutto essere disponibili a confrontare l’immagine che abbiamo di noi stessi con quanto l’altro da noi ci rimanda – nel bene e nel male – impedendo al nostro Io di sclerotizzarsi in una fasulla “oggettività” che , questa sì, è il vero ostacolo alla trasformazione e all’evoluzione.

Per citare uno studioso della Gestalt possiamo dire che “la vita può essere faticosa, ma non è la vita che ci ostacola; siamo noi ad ostacolarla in noi, perché interferiamo con noi stessi.”

Interferiamo quando cerchiamo di ostacolare il cambiamento, mettendo in atto più o meno consapevoli resistenze. È esperienza comune, ma tali resistenze sono illusioni.

Anche l’automatismo (istintivo) della reazione omeostatica (Voglio ritornare com’ero prima!) di per sé costituisce un cambiamento, se non altro perché sottrae energie ad altri aspetti della vita e dunque modifica in qualche misura il contesto relazionale.

E dunque?

Impariamo a non sottrarci alla sfida:

  • mettiamo in atto piccoli cambiamenti;
  • ricostruiamo la storia della nostra esistenza da un altro punto di vista, spostandoci, anche impercettibilmente, dal punto che abbiamo dichiarato il centro del nostro mondo interiore;
  • impariamo a fare a meno delle barricate che abbiamo costruito e che paghiamo in termini di logoranti frustrazioni;
  • incontriamoci nel punto di vista di un altro e scambiamoci gli sguardi.



Silvana Sonno