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Posted 28 Febbraio 2010 by Concetta Aiello in Poesia e dintorni
 
 

Amo la poesia – seconda parte


NuvoleEccomi! Ripeto l’esperienza piacevolissima di condividere con voi l’amore per la scrittura. Questa volta non parlerò di poesia ma della “scrittura”.

Scrivere: …tracciare su una superficie i segni convenzionali di una lingua…, così il dizionario Devoto-Oli definisce l’azione scrivere. Se vogliamo è una definizione asettica e priva delle emozioni che caratterizzano questo verbo.

Scritto, quando io ho scritto dei versi, sempre secondo il Devoto-Oli (eminentissimo dizionario, per me prezioso e fedele amico) altro non è che: … espressione fissata sulla carta.

Ora, amici poeti e scrittori, non pensate che davvero è asciutta e sintetica l’opinione che si ha della “scrittura”? Mi permetto di dissentire per quel che mi riguarda, e chi ama come me la parola si troverà sicuramente d’accordo.

Scrivo quasi sempre in solitudine, la notte mi è davvero amica in questo: è una musa ispiratrice. Il mio scrittoio, la lampada Liberty accesa crea un’atmosfera unica. Nello scrivere trovo me stessa, o meglio trovo tra le righe l’essenza delle mie emozioni.

Scrivere è per me l’espressione massima della mia libertà. Scrivere poesia è il vertice che cerco ogni volta che poggio la penna sui fogli bianchi.

Di notte si distendo i pensieri, i sensi sono attenti alle vibrazioni, al battito che risuona nel torace.

Dicembre 2008

Il sonno
tarda a venire.
Pensieri ribelli s’accucciano
tra le pieghe del cuore.
Due note,
una vecchia canzone
e dal lontano di nuovo
quella emozione
respiri fatti di vento,
– persa in occhi
d’argento
le mani si cercano
accarezzano,
sfiorano
labbra dormienti –
occhi pieni
della stessa dolcezza,
del solito amore.
La pioggia
continua a lenire
i dolori del mondo,
canta scivolando
tra pietre e cemento.
Nel buio
tra perplessità
cerco riprove
trovo certezze
e l’amore di sempre.

Il dedalo di vasi sanguigni scorrono pulsanti di vita, esplodono sulla carta in cantici a volte davvero esaltanti. Il mio Moleskine rosso è sempre nella mia tasca, pronto a raccogliere ogni mia commozione, compassione, tenerezza, amore, dolore.

Le nuvole
Nina è coricata sul prato. I capelli ricci color del rame sono allargati tra l’erba e mandano bagliori di fuoco al cielo.
Nina pensa che il cielo sia capovolto e, gli uomini camminino al contrario.
Nei giorni dove il cielo e la terra non hanno confini Nina corre nel suo mare d’erba, si corica in un punto preciso: lei lì vede il centro del cielo.
Nel centro del cielo Nina cerca la sua mamma: un giorno si coricata tra l’erba a braccia aperte ed è volata via, lassù.
La mamma le aveva insegnato un gioco, diceva a grandi gesti:
“Con le nuvole puoi fare tutto. Le trasformi in ciò che vuoi, con loro puoi volare Nina”
Una lacrima si affaccia dai suoi occhi verde bottiglia.
Nina si siede, e alza la testa, ecco le nuvole!
Quante, sono bianche, enormi, paiono fatte di latte e corrono, quanto corrono.
Nina pensa:
“Un airone, quello è un airone, ha le ali rosa.”
Poi ridendo Nina scopre un piccolo gregge, teneri agnellini dai cirri dorati e fitti che corrono, corrono pure loro.
L’aquilone, il suo vola più in alto e corre veloce, si alza e comincia a correre con lo spago immaginario verso le colline, Nina agita le mani grassocce, tenta di prenderlo… ma si perde dietro alla macchia di betulle dal tronco opaco.
Nina ama le nuvole, anche di notte sogna di essere nella distesa bianca, la mamma diceva:
“Solo i bambini Nina, solo voi potete vedere tra le nuvole.”
Nina è sordomuta, ma sente ogni vibrazione della terra, la mamma le aveva insegnato a sfiorare le cose, chiudere gli occhi e capire la giusta nota, il significato.

Brevissimo il racconto che vorrei offrire alla vostra lettura, liberamente ispiratomi dalla poesia di Fabrizio De Andrè: Le nuvole.

Foto | kevindooley




Concetta Aiello